Il Portale storico della Presidenza della Repubblica

Pubblicato il 2 giugno 2018, il Portale storico della Presidenza della Repubblica rende progressivamente disponibile il patrimonio conservato dall'Archivio storico.
Archivi, documenti, fotografie, dati, percorsi tematici e risorse digitali trasmettono la memoria dei Capi dello Stato dell'Italia repubblicana; testimoniano in modo straordinariamente capillare le attività, gli interventi e i discorsi dei Presidenti della Repubblica nello svolgimento delle funzioni che la Costituzione assegna loro; testimoniano le attività dell'Amministrazione e dei suoi protagonisti, che operano a supporto della figura presidenziale; rappresentano il Paese che ne costituisce lo sfondo; raccontano le vicende del Palazzo del Quirinale, ieri palazzo dei papi e dei re, oggi sede della massima carica dello Stato repubblicano.

I numeri del Portale: 49.538 eventi, tra udienze, impegni pubblici e privati dei Presidenti; 1.729 visite in Italia e 357 viaggi all'estero; 16.269 pagine di diario digitalizzate; 184.277 fotografie; 1.416 audiovisivi; 12.012 complessi archivistici; 6.523 discorsi e interventi; 5.249 atti firmati; 542 comunicati della Presidenza del Consiglio dei Ministri dal 1945 al 1950; 11.835 comunicati delle presidenze Ciampi e Napolitano; 109 volumi in Biblioteca digitale per un totale di 22.673 pagine in formato digitale; 75 soggetti produttori e 762 strutture organizzative; 131 biografie di consiglieri e consulenti; 786.871 triple caricate sull'Endpoint (aggiornamento del 23 luglio 2019)

 

Giorgio Napolitano

NAPOLI, 29 giugno 1925

Antifascista, Presidente della Camera dei Deputati (1992-1994), Senatore a vita (2005), eletto Presidente della Repubblica il 10 maggio 2006, è stato chiamato per un secondo mandato il 20 aprile 2013.

Uomo politico di grande prestigio personale, è il primo esponente proveniente dal Partito comunista a divenire Presidente della Repubblica.

Il primo discorso di insediamento, svolto il 15 maggio in un clima di tensione politica, segnato da un esito elettorale che registrava la mancanza di una maggioranza certa al Senato per il centro sinistra, consente di percepire lo stile che Napolitano intendeva imprimere al suo mandato - una funzione arbitrale, coerente con il sistema bipolare in cui si trovava ad operare, di intermediazione politica intesa a mantenere un equilibrato bilanciamento tra Parlamento e Governo, tra maggioranza ed opposizione -, uno stile che esprimeva attenzione ai profili delle relazioni costituzionali e agli equilibri fra gli organi, nell'auspicio dichiarato che fosse oramai arrivato "il tempo della maturità per la democrazia dell'alternanza".
Nel corso del mandato, nella funzione di rappresentanza dell'unità nazionale e di interprete delle istanze emergenti nel Paese, fu molto forte il richiamo ai valori dell'unità e della continuità dello Stato.

Altrettanto forte il richiamo al valore della politica, affinché potesse "recuperare il suo posto fondamentale e insostituibile nella vita del paese e nella coscienza dei cittadini", purché divenisse espressione di "moralità e cultura"; alla necessità di costruire basi comuni di memoria e identità condivisa, "fattore vitale di continuità, nel fisiologico succedersi di diverse alleanze politiche nel governo del paese"; all'impegno comune, con spirito di integrazione e patriottismo, per "ripercorrere e ricomporre..., in spirito di verità, la storia della nostra Repubblica, nata sessant'anni fa, come culmine della tormentata esperienza dello Stato unitario e, prima ancora, del processo risorgimentale".

Nel segno di una evidente continuità con la Presidenza Ciampi, Napolitano riteneva che la costruzione di una memoria condivisa avrebbe costituito la "premessa di una comune identità nazionale che abbia il suo fondamento nei valori della Costituzione [...] E' giusto parlare di unità costituzionale come sostrato dell'unità nazionale, un risoluto ancoraggio ai lineamenti essenziali della Costituzione del 1948 non può essere scambiato per puro conservatorismo.".

Il 6 maggio 2010 Napolitano da avvio alle celebrazioni per il 150º anniversario dell'Unità d'Italia.

Nel novembre, in occasione delle dimissioni del Governo Berlusconi e del conferimento a Mario Monti dell'incarico per la formazione di un nuovo esecutivo, il ruolo del Capo dello Stato fu giudicato di primario impulso alla riuscita dell'incarico tanto che, in un editoriale del 2 dicembre 2011, il New York Times attribuiva al presidente Napolitano il soprannome di "Re Giorgio", un chiaro riferimento a re Giorgio VI del Regno Unito, per la sua «maestosa» difesa delle istituzioni democratiche italiane anche al di là delle strette prerogative presidenziali e per il ruolo da lui svolto nel passaggio dal governo di Silvio Berlusconi a quello di Mario Monti.
Alla fine di dicembre il settimanale l'Espresso nominava il 2011 "l'anno di Napolitano" e, di conseguenza, egli stesso "uomo dell'anno".

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discorso di insediamento

15 maggio 2006 — testo

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