Incontro del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi con i giocatori della squadra nazionale di calcio alla vigilia della partenza per Tokyo in occasione dei Mondiali di calcio 2002
Non ho preparato un discorso, perché non era il caso di pronunciare discorsi per questa occasione. Più che altro vorrei esprimervi alcuni miei pensieri che riflettono le mie sensazioni.
Prima di tutto: cosa significano per me i Campionati del mondo per me?
I miei primi Campionati del Mondo sono quelli disputati nel 1934. Avevo poco più di tredici anni; vissi come tutti i ragazzi della mia età con grande entusiasmo quei Campionati del Mondo. E questa è forse anche la ragione per la quale ho voluto che qui oggi fossero presenti gli studenti, ricordando quello che ho provato quando avevo la loro età. E li seguivo con tanta passione che ricordo ancora la formazione che vinse quel primo Campionato del Mondo.
Se volete ve la posso recitare, con la speranza che forse qualcuno dei ragazzi che oggi sono qui presenti, quando avrà la mia età, possa ripetere a memoria la formazione dei Campionati del Mondo di questo 2002. Era: Combi, Monzeglio, Allemandi, Ferraris IV, Monti, Bertolini, Guaita, Meazza, Schiavio, Ferrari e Orsi. Questa era la squadra base. Tre di loro erano italo-americani: Monti, Guaita e Orsi. E questo vi conferma con quale entusiasmo vi seguano i ragazzi che oggi sono qui rappresentati.
Giacché si è fatto cenno all'inno nazionale - e vi hanno seccato con questo tema dell'inno nazionale - vi dico con tutta sincerità quello che penso: l'inno nazionale si canta quando viene spontaneo cantarlo.
Anche in questo caso cito una mia recente esperienza. Mi trovai nel 1993 ad essere, quasi di colpo, nominato Presidente del Consiglio. Dopo pochi giorni dal voto di fiducia del Parlamento, compii la mia prima visita all'estero a Bonn, in Germania, ospite del Cancelliere Kohl. Ebbene, poco dopo l'arrivo a Bonn, nel corso della cerimonia di benvenuto e dopo avere passato in rassegna un reparto militare insieme al cancelliere Kohl, suonarono gli inni nazionali. Mentre veniva eseguito l'inno nazionale italiano e la bandiera saliva sul pennone, ho sentito un brivido dentro di me.
Quello stesso brivido l'ho riprovato qualche anno dopo, nel Capodanno 2000, quando alla mezzanotte del 31 dicembre 1999 sono sceso sulla piazza del Quirinale. Il Maestro Sinopoli, purtroppo scomparso nell'aprile 2001, che dirigeva l'orchestra per il Concerto in piazza del Quirinale, ha cominciato a suonare l'inno nazionale. A quel punto io sentii spontaneo cantarlo. E l'ho cantato, e mi ripresero in televisione mentre lo cantavo. Questa è quindi la mia esperienza e penso che sarà la stessa esperienza che capiterà a voi di provare o non provare.
Ricordatevi che l'inno nazionale italiano, bello o brutto, è l'inno del risveglio degli italiani. E' l'inno che ha portato gli italiani all'unità dell'Italia, alla libertà dei cittadini, come sta scritto e scolpito sui propilei, in cima al Vittoriano. E' un inno - che a mio avviso - almeno a me, dà la carica.
Cosa posso dirvi in generale, senza sostituirmi all'allenatore? Pensate solo alla partita per la quale scendete in campo; non risparmiatevi pensando poi alle altre partite; a questo aspetto ci penserà l'allenatore, spetta a lui fare questi ragionamenti. Quando voi sarete in campo, mettetecela tutta, tenendo anche presente che le energie fisiche - e ancor più quelle psichiche - si rinnovano quando si vince, e ritornano rapidissimamente come per miracolo.
Altro punto che vorrei sempre sottolineare: ricordatevi che il calcio non è uno sport individuale ma è uno sport di squadra. E la squadra è tale se quello che essa esprime non sia la somma dei singoli valori, ma la moltiplicazione dei singoli valori. Questo è il gioco di squadra: moltiplicare ciò che ciascuno di voi sa dare proprio con il gioco di squadra.
E soprattutto non dimenticate mai che la squadra che andate a rappresentare ora in Giappone e in Corea si chiama "Italia" e che sulle vostre maglie c'è lo scudetto tricolore, che ho rivisto ora impresso sulla maglia che gentilmente mi avete donato.
In campo vi guarderò, come faranno quasi tutti gli italiani. Entrate con decisione, mai con cattiveria. E ricordatevi che ogni atto, ogni espressione dei vostri volti, cavalleresca e generosa, renderà a voi e alla vostra squadra - nei campi dove giocherete e agli occhi di tutto il mondo - un ritorno enorme in termini di simpatia. Quindi nel comportamento in campo decisione, forza ma al tempo stesso un vero e pieno rispetto per l'avversario. Ecco l'altra raccomandazione che mi permetto di farvi, senza entrare nelle vesti del vostro allenatore e dei vostri accompagnatori.
Concludendo: puntate alto - ve lo ha detto anche il Ministro - andate il più avanti possibile, possibilmente fino a vincere la finale. Però ricordatevi sempre che sicuramente gli italiani sperano che voi siate vincitori, ma che soprattutto vi vogliono loro rappresentanti e degni di questo magnifico Paese che è l'Italia.
Auguri. Auguri di cuore.
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Prima di tutto: cosa significano per me i Campionati del mondo per me?
I miei primi Campionati del Mondo sono quelli disputati nel 1934. Avevo poco più di tredici anni; vissi come tutti i ragazzi della mia età con grande entusiasmo quei Campionati del Mondo. E questa è forse anche la ragione per la quale ho voluto che qui oggi fossero presenti gli studenti, ricordando quello che ho provato quando avevo la loro età. E li seguivo con tanta passione che ricordo ancora la formazione che vinse quel primo Campionato del Mondo.
Se volete ve la posso recitare, con la speranza che forse qualcuno dei ragazzi che oggi sono qui presenti, quando avrà la mia età, possa ripetere a memoria la formazione dei Campionati del Mondo di questo 2002. Era: Combi, Monzeglio, Allemandi, Ferraris IV, Monti, Bertolini, Guaita, Meazza, Schiavio, Ferrari e Orsi. Questa era la squadra base. Tre di loro erano italo-americani: Monti, Guaita e Orsi. E questo vi conferma con quale entusiasmo vi seguano i ragazzi che oggi sono qui rappresentati.
Giacché si è fatto cenno all'inno nazionale - e vi hanno seccato con questo tema dell'inno nazionale - vi dico con tutta sincerità quello che penso: l'inno nazionale si canta quando viene spontaneo cantarlo.
Anche in questo caso cito una mia recente esperienza. Mi trovai nel 1993 ad essere, quasi di colpo, nominato Presidente del Consiglio. Dopo pochi giorni dal voto di fiducia del Parlamento, compii la mia prima visita all'estero a Bonn, in Germania, ospite del Cancelliere Kohl. Ebbene, poco dopo l'arrivo a Bonn, nel corso della cerimonia di benvenuto e dopo avere passato in rassegna un reparto militare insieme al cancelliere Kohl, suonarono gli inni nazionali. Mentre veniva eseguito l'inno nazionale italiano e la bandiera saliva sul pennone, ho sentito un brivido dentro di me.
Quello stesso brivido l'ho riprovato qualche anno dopo, nel Capodanno 2000, quando alla mezzanotte del 31 dicembre 1999 sono sceso sulla piazza del Quirinale. Il Maestro Sinopoli, purtroppo scomparso nell'aprile 2001, che dirigeva l'orchestra per il Concerto in piazza del Quirinale, ha cominciato a suonare l'inno nazionale. A quel punto io sentii spontaneo cantarlo. E l'ho cantato, e mi ripresero in televisione mentre lo cantavo. Questa è quindi la mia esperienza e penso che sarà la stessa esperienza che capiterà a voi di provare o non provare.
Ricordatevi che l'inno nazionale italiano, bello o brutto, è l'inno del risveglio degli italiani. E' l'inno che ha portato gli italiani all'unità dell'Italia, alla libertà dei cittadini, come sta scritto e scolpito sui propilei, in cima al Vittoriano. E' un inno - che a mio avviso - almeno a me, dà la carica.
Cosa posso dirvi in generale, senza sostituirmi all'allenatore? Pensate solo alla partita per la quale scendete in campo; non risparmiatevi pensando poi alle altre partite; a questo aspetto ci penserà l'allenatore, spetta a lui fare questi ragionamenti. Quando voi sarete in campo, mettetecela tutta, tenendo anche presente che le energie fisiche - e ancor più quelle psichiche - si rinnovano quando si vince, e ritornano rapidissimamente come per miracolo.
Altro punto che vorrei sempre sottolineare: ricordatevi che il calcio non è uno sport individuale ma è uno sport di squadra. E la squadra è tale se quello che essa esprime non sia la somma dei singoli valori, ma la moltiplicazione dei singoli valori. Questo è il gioco di squadra: moltiplicare ciò che ciascuno di voi sa dare proprio con il gioco di squadra.
E soprattutto non dimenticate mai che la squadra che andate a rappresentare ora in Giappone e in Corea si chiama "Italia" e che sulle vostre maglie c'è lo scudetto tricolore, che ho rivisto ora impresso sulla maglia che gentilmente mi avete donato.
In campo vi guarderò, come faranno quasi tutti gli italiani. Entrate con decisione, mai con cattiveria. E ricordatevi che ogni atto, ogni espressione dei vostri volti, cavalleresca e generosa, renderà a voi e alla vostra squadra - nei campi dove giocherete e agli occhi di tutto il mondo - un ritorno enorme in termini di simpatia. Quindi nel comportamento in campo decisione, forza ma al tempo stesso un vero e pieno rispetto per l'avversario. Ecco l'altra raccomandazione che mi permetto di farvi, senza entrare nelle vesti del vostro allenatore e dei vostri accompagnatori.
Concludendo: puntate alto - ve lo ha detto anche il Ministro - andate il più avanti possibile, possibilmente fino a vincere la finale. Però ricordatevi sempre che sicuramente gli italiani sperano che voi siate vincitori, ma che soprattutto vi vogliono loro rappresentanti e degni di questo magnifico Paese che è l'Italia.
Auguri. Auguri di cuore.
Diario storico
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