Intervento del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi in occasione della inaugurazione della mostra sulla storia della lingua italiana "Dove il si suona - gli italiani e la loro lingua"
Non era previsto che parlassi, ma sento di non poter far mancare a questo incontro il mio saluto e il mio apprezzamento per la realizzazione di questa mostra che ho ora ammirato.
Entro sempre con una certa emozione in questo magnifico "Salone dei Cinquecento", con l'emozione per lo più di un toscano, anche se un toscano di Livorno. A tal proposito mi vengono in mente le parole che rivolsi nel primo incontro da Presidente della Repubblica con il consiglio comunale di Firenze: "Questo è il consiglio comunale di Firenze, io sono livornese. Ho detto tutto. Però sia ben chiaro che quando mi trovo fuori della Toscana e si parla di Firenze io mi inorgoglisco". E mi inorgoglisco, a dire il vero, anche stando a Firenze.
E in particolar modo apprezzo lo spirito di questa mostra e le parole pronunciate dal prof. Serianni mi hanno confermato quella che è stata sempre la mia convinzione, sulla base anche dei miei studi giovanili: che sia nel giusto chi ritiene che la prima parola che un essere umano pronunciò, fu espressione di un sentimento e quindi in nuce, una poesia.
Ora credo che la particolare forza e caratteristica della lingua italiana - non so se l'unica - è il fatto che sicuramente è la lingua che si è affermata attraverso la poesia. E non - lo sottolineava il prof. Serianni - come dominazione politica ed economica, ma come fatto culturale.
E' lo si deve ai nostri poeti, ai nostri scrittori di avere affermato la lingua italiana, dalle scuole dei provenzali, alla scuola siciliana, al dolce stil novo, ai grandi scrittori del nostro Trecento e in particolare a Dante Alighieri e alla sua "Divina Commedia", che si è affermata in tutta Italia e nel mondo. Ed è bello ricordare il contributo delle opere di questi nostri grandi scrittori e poeti.
Dante Alighieri non scrive solamente la Divina Commedia ma cerca di rendersi conto perché usa il volgare e scrive il "De Vulgari Eloquentia". E siamo consapevoli di quanto grande sia il legame che la nostra letteratura ha nell'opera di approfondimento e di conoscenza di tutto il complesso e straordinario patrimonio artistico italiano.
E vorrei concludere questo mio breve intervento proprio soffermandomi su questo aspetto e su questo legame. Dobbiamo muoverci lungo due direttrici, una interna, adoperandosi al massimo per stimolare i nostri giovani allo studio della lingua italiana, favorendo l'italiano come materia fondamentale delle nostre scuole di ogni ordine e grado. E questo compito è sicuramente affidato certamente in primo luogo ai nostri insegnanti, e perché tutto ciò si realizzi spetta anche a tutti quanti noi apportare il nostro contributo.
L'altra strada da perseguire è quella dell'affermazione e della diffusione della lingua italiana nel mondo come lingua di cultura. Che oltre a far conoscere e divulgare al mondo il nostro straordinario patrimonio artistico, che costituisce una formidabile componente economica. Senza poi tralasciare che il nostro Paese è indubbiamente il custode del più grande patrimonio culturale e artistico, fornendo un notevole contributo culturale, grazie alla maggiore concentrazione di arte, di cultura sul nostro territorio. Sappiamo quanto sia grande il desiderio da parte delle popolazioni degli altri paesi di conoscere questa cultura e di ammirare il nostro patrimonio artistico. Ecco come la lingua italiana, come lingua di cultura, aiuta a diffondere la conoscenza sia del patrimonio letterario che di tutto il patrimonio artistico italiano.
E visitando gli altri paesi, credetemi giunge, vi è una comune e concorde richiesta di aiuto affinché vengano adottate iniziative atte a favorire una più diffusa conoscenza della lingua italiana, che risente del numero insufficiente della presenza di docenti nelle nostre scuole all'estero e negli istituti di cultura, come la Società Dante Alighieri che svolgono a questo scopo la loro straordinaria opera meritoria. Quindi bisogna insistere su questa direttrice, perché è un nostro dovere.
Ecco le considerazioni che volevo farvi in questo mio saluto, le quali vogliono essere l'attestazione del perché, come tutti quanti voi, sia orgoglioso di essere italiano e del perché ami la lingua italiana. Grazie.
leggi tutto
Entro sempre con una certa emozione in questo magnifico "Salone dei Cinquecento", con l'emozione per lo più di un toscano, anche se un toscano di Livorno. A tal proposito mi vengono in mente le parole che rivolsi nel primo incontro da Presidente della Repubblica con il consiglio comunale di Firenze: "Questo è il consiglio comunale di Firenze, io sono livornese. Ho detto tutto. Però sia ben chiaro che quando mi trovo fuori della Toscana e si parla di Firenze io mi inorgoglisco". E mi inorgoglisco, a dire il vero, anche stando a Firenze.
E in particolar modo apprezzo lo spirito di questa mostra e le parole pronunciate dal prof. Serianni mi hanno confermato quella che è stata sempre la mia convinzione, sulla base anche dei miei studi giovanili: che sia nel giusto chi ritiene che la prima parola che un essere umano pronunciò, fu espressione di un sentimento e quindi in nuce, una poesia.
Ora credo che la particolare forza e caratteristica della lingua italiana - non so se l'unica - è il fatto che sicuramente è la lingua che si è affermata attraverso la poesia. E non - lo sottolineava il prof. Serianni - come dominazione politica ed economica, ma come fatto culturale.
E' lo si deve ai nostri poeti, ai nostri scrittori di avere affermato la lingua italiana, dalle scuole dei provenzali, alla scuola siciliana, al dolce stil novo, ai grandi scrittori del nostro Trecento e in particolare a Dante Alighieri e alla sua "Divina Commedia", che si è affermata in tutta Italia e nel mondo. Ed è bello ricordare il contributo delle opere di questi nostri grandi scrittori e poeti.
Dante Alighieri non scrive solamente la Divina Commedia ma cerca di rendersi conto perché usa il volgare e scrive il "De Vulgari Eloquentia". E siamo consapevoli di quanto grande sia il legame che la nostra letteratura ha nell'opera di approfondimento e di conoscenza di tutto il complesso e straordinario patrimonio artistico italiano.
E vorrei concludere questo mio breve intervento proprio soffermandomi su questo aspetto e su questo legame. Dobbiamo muoverci lungo due direttrici, una interna, adoperandosi al massimo per stimolare i nostri giovani allo studio della lingua italiana, favorendo l'italiano come materia fondamentale delle nostre scuole di ogni ordine e grado. E questo compito è sicuramente affidato certamente in primo luogo ai nostri insegnanti, e perché tutto ciò si realizzi spetta anche a tutti quanti noi apportare il nostro contributo.
L'altra strada da perseguire è quella dell'affermazione e della diffusione della lingua italiana nel mondo come lingua di cultura. Che oltre a far conoscere e divulgare al mondo il nostro straordinario patrimonio artistico, che costituisce una formidabile componente economica. Senza poi tralasciare che il nostro Paese è indubbiamente il custode del più grande patrimonio culturale e artistico, fornendo un notevole contributo culturale, grazie alla maggiore concentrazione di arte, di cultura sul nostro territorio. Sappiamo quanto sia grande il desiderio da parte delle popolazioni degli altri paesi di conoscere questa cultura e di ammirare il nostro patrimonio artistico. Ecco come la lingua italiana, come lingua di cultura, aiuta a diffondere la conoscenza sia del patrimonio letterario che di tutto il patrimonio artistico italiano.
E visitando gli altri paesi, credetemi giunge, vi è una comune e concorde richiesta di aiuto affinché vengano adottate iniziative atte a favorire una più diffusa conoscenza della lingua italiana, che risente del numero insufficiente della presenza di docenti nelle nostre scuole all'estero e negli istituti di cultura, come la Società Dante Alighieri che svolgono a questo scopo la loro straordinaria opera meritoria. Quindi bisogna insistere su questa direttrice, perché è un nostro dovere.
Ecco le considerazioni che volevo farvi in questo mio saluto, le quali vogliono essere l'attestazione del perché, come tutti quanti voi, sia orgoglioso di essere italiano e del perché ami la lingua italiana. Grazie.
Diario storico
Visita in anteprima del Presidente della Repubblica alla mostra sulla storia della lingua italiana "Dove il sì suona - Gli italiani e la loro lingua" e successivo intervento alla cerimonia inaugurale dell'iniziativa, Firenze, Galleria degli Uffizi e Palazzo VecchioImpegni del Presidente della Repubblica
