Visita del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi in Liguria. Incontro con le autorità della Città e della Provincia
Un saluto a tutti coloro che sono qui presenti, a cominciare dal Vice Presidente del Senato, On. Carlo Rognoni, il Vice Presidente della Camera, On. Alfredo Biondi, il Ministro dei Lavori Pubblici, On. Nerio Nesi, il Presidente dell'Assemblea Regionale. E soprattutto un saluto a tutti quanti voi, cari Sindaci della Provincia di Savona, che penso vi siate riconosciuti nelle parole che il Sindaco Ruggeri e il Presidente della Provincia, avv. Garassini, hanno ora pronunciato e delle quali li ringrazio.
Sono alla seconda tappa del mio viaggio in Liguria, che ieri ha avuto a Genova un inizio davvero felice. Ed oggi continua qui non solo in questa magnifica giornata di sole e di mare, ma in questa poderosa fortezza del Priamar, che avete così splendidamente restaurato alta sul mare e sulla città, simbolo di quello stretto legame fra terra e acqua che è da sempre, e lo sarà ancora più in avvenire, essenziale nella storia della nostra Italia.
Certo è una fortezza che vi ricorda le vostre tradizioni passate, tradizioni di cui siete giustamente gloriosi, vi ricorda certamente quelli che sono stati i contrasti che hanno caratterizzato le varie zone della Liguria, come d'altra parte hanno caratterizzato tutte le regioni d'Italia. Anch'io provengo da una Regione in cui i contrasti e anche i campanilismi, che a tutt'oggi riflettono addirittura conflitti di un tempo, sono ancora vivi; ma sono il sale della nostra vita, sono direi quello che dà ulteriore stimolo a far meglio, ad essere in competizione fra di noi.
Oggi siamo consapevoli di quanto è forte ciò che ci unisce e su quello dobbiamo fare affidamento e questo legame dobbiamo soprattutto rafforzare. Ma che ci rimanga sempre nel ricordo del passato anche questo stimolo a far meglio di colui che ci sta vicino, di colui con il quale dobbiamo collaborare, perché solamente se facciamo sistema a livello di Provincia, di Regione e di Comune, sappiamo di potere avere successo in questa competizione che si fa sempre più ampia, più intensa, più globale. Ecco quel "sale" credo che ci aiuti a fare ancora meglio, ci stimola ad avere ancora più successo.
Desidero soprattutto ringraziarvi - e in particolare il Sindaco Ruggeri e il Presidente Garassini per le parole di calda amicizia con le quali mi avete accolto. Voi avete già parlato in modo concreto della realtà savonese; avete segnalato i problemi, avete indicato realizzazioni e soprattutto le opere, e non sono poche, che ancora mancano. In parte le conoscevamo, sono state ripetute ieri a Genova, alcune le apprendiamo ora e ne terremo conto anche perché, per quanto sta nelle mie possibilità, possa essere di stimolo nei confronti di coloro che debbono agire. Ma ricordatevi: queste realizzazioni implicheranno sempre una capacità delle autorità locali, degli imprenditori, dei lavoratori di dare il "la", di stimolare e di proporre.
Ieri, parlando con alcuni degli imprenditori sentivo da alcuni richiedere da parte delle autorità dei progetti. Ma mi chiedevo: ma perché le autorità possano attuare i progetti, sta a voi presentare proposte. Perché nessuno ha la capacità di essere il deus ex machina che si inventa la soluzione ai problemi.
Le autorità, a cominciare da quelle locali, devono, a mio avviso, intervenire per dare non solo ordine, ma per fare scelte; e per fare questo debbono avere la base di una progettazione che solamente la società civile, l'imprenditoria libera può loro dare.
Oggi, venendo da Genova in questa giornata particolarmente bella, con questa primavera ligure, con l'alternarsi lungo la strada, da un tunnel all'altro, di questi scorci di mare e di cielo, con il succedersi di paesaggi tra il monte e il mare, non ho potuto non riflettere sulla unicità degli scenari che l'uomo ha disegnato e costruito nel corso dei secoli, lungo questo arco di costa, certamente fra i più straordinari del nostro bellissimo Paese.
Certo gli spazi, e lo vediamo, erano stretti, la terra era arida e pietrosa; il mare che oggi si presentava e si presenta così allettante, era una sfida, e voi liguri avete trasformato quello che in tempi preistorici doveva essere un luogo tra i più selvaggi di questa penisola, in uno dei capolavori della nostra civiltà, giustamente ammirato e famoso nel mondo intero. Credo che la parola Riviera, che tutte le lingue hanno adottato nasce da qui, ma forse nessuna Riviera è pari per bellezza a questa che voi avete la fortuna di abitare, di proteggere e di custodire.
Ma penso che altre cose ancora rendono questa Riviera diversa da tutte le altre. Anzitutto, avete costruito dei grandi porti, dai quali sono partite, nei secoli, le vostre navi, alla scoperta del mondo, e siete stati capaci di scoprirlo, e alla ricerca di fruttuosi commerci. Al tempo stesso avete riempito questa stretta striscia di terra, oltre che di coltivazioni preziose, di alcune fra le più importanti strutture industriali d'Italia ed ancor più l'avete arricchita di incomparabili opere d'arte. E qui desidero subito riprendere uno degli spunti del vostro Sindaco, quando ha sottolineato l'importanza che voi tendete dare agli aspetti dei beni culturali.
Tutto questo è stato realizzato col lavoro, con la tenacia, con la intelligenza dei vostri padri, dando vita a una combinazione di natura, industria e cultura che ritengo non ha eguale non solo in Italia ma nel mondo.
Da quello che ho ascoltato ho avuto anche la conferma che questo modello ligure era entrato in una fase di profonda e travagliata trasformazione. Una fase che ormai è stata ampiamente avviata, che ormai - lo dicevo ieri a Genova - sta vedendo l'uscita dal tunnel.
Credo che non si tratta di utilizzare parole o schemi del tipo del "post-industriale" o della "deindustrializzazione". Sta di fatto che grandi industrie più che sono entrate in crisi, hanno esaurito il loro ciclo, sia sotto il profilo del tipo di prodotto e dei modi di produzione, sia sotto il profilo del modo di essere dell'impresa che quella industria aveva creato. E hanno cessato di esistere.
In nessuna zona d'Italia come nella Liguria il ciclo delle partecipazioni statali, che è stato a mio avviso un ciclo glorioso, un ciclo che ha fatto molto per il nostro Paese, che ha saputo portare in Italia produzioni difficili, complesse, che altrimenti sarebbe stato estremamente improbabile riuscire a realizzare. Dalla siderurgia alla chimica, dagli stessi cantieri navali, a tanti altri tipi di attività che implicavano la capacità di mettere insieme enormi capitali, risorse umane e anche capacità imprenditoriale quale allora in Italia non vi era.
Ecco tutto questo in Italia ha avuto un suo ciclo che in Liguria ha avuto un momento e un periodo durato vari decenni, iniziato in sostanza dopo la prima guerra mondiale fino a pochi anni fa.
Ora questo ciclo è stato superato dalla nuova rivoluzione industriale ed al tempo stesso dalla nuova rivoluzione finanziaria. E' cambiato il mondo sia della produzione sia il mondo della finanza. E quindi è venuto meno quello che giustificava l'esistenza di questo modello che in Italia era stato adottato con grandi successi e che in Liguria era particolarmente attecchito.
Da tutto questo sarebbe fuor di luogo pensare che allora siamo fuori mercato. No, perché contemporaneamente in Italia siamo stati capaci di impostare, di creare nuovi modelli di sviluppo sia sotto il profilo dei cicli dei prodotti e dei modi di produrre, sia sotto il profilo della organizzazione industriale.
Questo processo, che era già in corso, ha trovato negli ultimi anni, dalla rivoluzione informatica un elemento ulteriore e nuovo di sviluppo, un motivo ancor nuovo di trasformazione. Così che oggi l'Italia, che ha visto un nuovo ciclo iniziarsi soprattutto con la nascita spontanea in gran parte, della piccola e media industria in tante regioni che non erano affatto industrializzate e che si sono trasformate in pochi decenni dall'agricoltura all'industria, oggi vede che questo modello può utilizzare in modo ancora migliore, più facile forse che altri modelli sui quali si basa l'economia di altri Paesi anche europei, tutti i vantaggi della rivoluzione informatica.
Ma la rivoluzione informatica, non dimentichiamolo, diventa direi un passo necessario, indispensabile, ma non sufficiente. Se non siamo capaci contemporaneamente a portare avanti l'ammodernamento e il rinnovamento di una parte meno innovativa che è quello della logistica, è inutile avere imprese le quali sono capaci, utilizzando l'informatica di risparmiare sul magazzino, di ridurre i tempi di conoscenza delle proprie condizioni, di ridurre i tempi dei rapporti con la clientela e con i fornitori, se poi tutto questo non trova fisicamente, attraverso la logistica, la possibilità di avere dopo il rapporto diretto, che è consegna della merce dal lato dell'industria, è consegna della materia prima del servizio, e poi una volta arrivati al prodotto finito è la consegna del prodotto al cliente. Quindi qui si tratta di riuscire a combinare l'avanzamento di queste due realtà, l'informatica e la logistica.
La Liguria ha anche altre possibilità, e le sta utilizzando e le deve utilizzare, anche quella turistica non c'è dubbio; ma questa è una terra di forte impegno produttivo, di antica tradizione e imprenditoriale, che non vuole certamente rinnegare questa sua identità così ricca e composita. Attività portuali, attività cantieristiche, industriali ed agricole continueranno a caratterizzare questa regione e si accompagneranno e devono farlo sempre di più anche a quelle turistiche. L'una vocazione non nega l'altra. Questa è la vostra grande forza: di riuscire a coniugare queste diverse vocazioni.
Quindi è in atto, in tutta la Liguria, un processo di rinnovamento, che è più o meno avanzato a seconda dei luoghi, ma del quale possiamo già riconoscere le linee guida.
Voi siete impegnati oggi a costruire un nuovo "modello ligure", simile eppur diverso da quello tradizionale, e forse su questa strada avete fatto non solo i primi passi, ma già una buona parte del nuovo cammino.
Per realizzare questi progetti, non bastano solamente i capitali, che in queste ricche province non mancano, frutto del risparmio di generazioni, delle quali dovete essere gloriosi.
Ma certamente i capitali devono essere vivificati dalla fantasia imprenditoriale, dalla volontà di rischiare, dalla capacità progettuale, dallo spirito di collaborazione fra il pubblico e il privato, come fra iniziative locali e programmi di sviluppo nazionali ed europei.
E quando parlo, qui di fronte a questo mare, della capacità di rischiare mi rendo conto che tocco un argomento che non ha bisogno di essere eccitato; voi per natura, nati sul mare non potevate non rischiare, tutti i giorni operando sul mare, affrontando il mare. Il mare è un rischio, ma anche una enorme soddisfazione, oltre che un enorme mezzo per fare progresso, per avvicinare popoli, per realizzare nuove relazioni.
Questa creazione di questo nuovo modello ha bisogno di una sua forte regia, se si vuole superare questa fase di decollo che stiamo vivendo.
Una regia a più voci, che coinvolga pubblico e privato, amministrazioni governative e locali, associazioni rappresentative dei fattori della produzione, capitale d'impresa e lavoro. Quello che ho raccomandato ieri e che ribadirò oggi negli incontri che avrò con gli imprenditori e con i lavoratori.
Dovete essere soggetti del vostro futuro, non solo con la volontà di collaborare, ma anche con la capacità di esprimere progetti confrontandovi fra di voi. Questo è un momento fondamentale; avete tutte le sedi appropriate, promuovete degli incontri a livello di rapporti fra capitale e lavoro, degli incontri a livello di pubbliche amministrazioni. Avete il necessario legame con il cosiddetto governo centrale. Ecco tutto questo dovete saperlo utilizzare in maniera concreta. E quando dico concreto, in modo da far sì che gli incontri che devono avvenire, il dialogo che deve instaurarsi non deve essere un dialogo sterile ma volto a concludere, a decidere.
Sostengo sempre: chiunque si appresta a partecipare a una riunione deve domandarsi a fine riunione non cosa intende aver portato a casa, nel senso di aver fatto prevalere il mio pensiero, ma quando sono a fine riunione debbo uscire, avendo la consapevolezza che in parte almeno il problema per il quale ci siamo riuniti è stato risolto o comunque è stato avviato verso la soluzione.
Nel corso di questo mio primo anno di presidenza ho visitato molte regioni d'Italia. Le diversità fra le une e le altre sono grandi, ma questa diversità è una delle nostre ricchezze. Ma a fronte della diversità della realtà, posso dire che ho trovato ovunque una stessa consapevole volontà di rinnovamento, seguendo le linee che ho appena indicato; anche se sul cammino del rinnovamento si procede in ordine scarso.
Vorrei dire che il nostro progresso, sempre parlando in termini di mare, si ha la sensazione non di una flotta che avanza in convoglio, e questo è un bene perché avanzare in convoglio significa poi procedere alla velocità del più lento, dell'ultimo del convoglio, ma direi che la nostra - e mi richiamo a quei campanilismi, a quelle punte dialettiche locali - la nostra è più simile a una appassionante gara fra imbarcazioni che hanno velocità diverse, ma che tutte procedono nella stessa direzione che è quella dell'innovazione e del cambiamento.
Vedete, su questo c'è una profonda diversità fra quello che si sente viaggiando per l'Italia e quello che a volte sembra di avvertire guardando alla realtà, direi superficiale, esterna dell'Italia. Cioè che quelle che a volte a livello generale sembrano contrapposizioni insuperabili, appaiono difficoltà di dialogo, invece a livello locale si trovano portati su un terreno molto più concreto e molto più volto a raggiungere conclusioni positive.
Ho ascoltato, come ho detto, le analisi e i propositi che il Sindaco e il Presidente della Provincia mi hanno proposto, penso a nome di tutti quanti voi, e questo mi ha confermato nella convinzione che anche questa bella e ricca provincia di Savona ha ormai compiuto la svolta essenziale per intraprendere la via della modernizzazione produttiva e civile.
Il grande sistema portuale di Savona-Vado, parlo di sistema, lo sottolineavo anche ieri a Genova, nella sede del Palazzo di San Giorgio: dovete cercare di fare sistema, sia pure nella concorrenza fra porti, perché vi sono delle naturali specializzazioni, che nella realtà dei commerci mondiali possono, anche fra porti, essere concordemente divise, pur lasciando spazio a una concorrenza.
Questo grande sistema di Savona-Vado, credo unico per dimensioni e funzioni fra Genova e Marsiglia, è in fase di profondo rinnovamento. Avete queste nuove promettenti iniziative universitarie. Sarò lieto oggi di andarle a visitare; già ieri ne ho parlato con il Rettore dell'Università di Genova, spronandolo a continuare su questa strada. Il piano di riconversione e sviluppo del territorio, il cosiddetto PRUSST, premiato da un lusinghiero riconoscimento da parte delle autorità di governo, sono realtà che già di per sé tracciano le linee di una evoluzione promettente.
Certo, siete agli inizi di un nuovo cammino, ma è chiara in voi la direzione verso la quale state avanzando. D'altra parte le formidabili realtà che avete costruito in passato debbono darvi fiducia piena di saperle rinnovare ed arricchire, facendo ricorso a quelle stesse doti di tenacia nel lavoro, e di concretezza nei propositi, che sono proprie della gente ligure.
Quindi è naturale complimentarsi con voi, e al tempo stesso invitarvi a non rallentare gli sforzi. Soprattutto continuate ad avere fiducia in voi stessi; dovete credere in voi stessi. Siate aperti all'innovazione; sottoponete - questo è un punto importante, è la via con la quale siamo arrivati al risanamento dei conti pubblici - la realizzazione dei vostri nuovi progetti a un continuo monitoraggio. Proprio proponetevi, quando avete deciso qualcosa da fare, scadenze - che saranno di un mese, due o tre, a seconda dei casi - per controllare, verificare se quanto avete fatto era quello che vi eravate proposti di fare, o più o meno. Perché questo non solo permette concretamente di proseguire, ma soprattutto dà la fiducia. Quante volte noi abbiamo la sensazione di non aver fatto niente; spesso dico: fate il confronto con un mese fa, due mesi o un anno fa. Stavamo meglio o peggio? Ecco, se arriva il riconoscimento che siamo andati avanti, anche se quell'andare avanti non è stato quanto pensavamo di fare, tuttavia prendiamo forza e coraggio per continuare nel nostro cammino.
Il governo di un nuovo sviluppo, in questa Italia e in questa Europa che tendono a stimolare le iniziative dei poteri locali, è affidato, in primo luogo, proprio alle autorità comunali, provinciali e regionali.
Tocca ad esse assicurare che il processo di decentramento diventi strumento di semplificazione delle procedure e di efficienza, evitando il rischio di un deludente moltiplicarsi delle burocrazie. Proprio adesso sono stati ricordati esempi di lentezze burocratiche. Penso che a squilibri, in quello che ha detto l'avv. Garassini, al governo centrale, io mi raccomando: fate in modo che proprio applicando il principio del decentramento, conseguenza della sussidiarietà, si eviti assolutamente di cadere in altre burocrazie a livello locale. Perché parliamoci con franchezza: la mia generazione che ha visto nascere le Regioni, debbo dire che ha provato una forte delusione di quella che è stata la realizzazione da parte delle Regioni in tanti anni da quando furono costituite. Si è visto che si era creata una amministrazione, una organizzazione sia nella scelta degli uomini, sia nel modo di farli lavorare che certamente non costituiva miglioramento rispetto a quella statale.
Le organizzazioni locali spronino anche quelle nazionali dimostrando come si riesce ad amministrare in maniera più spedita, più semplice, più concreta, venendo maggiormente incontro alle esigenze dei cittadini, sia nei loro bisogni singoli, sia in quelli di imprese.
E soprattutto ancora, la raccomandazione che ho rivolto all'inizio, cercate di lavorare insieme; indipendentemente dal colore delle amministrazioni. Certamente questo ha la sua importanza, ci mancherebbe altro! La politica è essenziale nella vita di un Paese, però una volta che si è a capo di un'amministrazione, occorre non avere pregiudizi nel lavorare con l'amministrazione vicina, solamente perché il colore di quella è diversa. Questo è un errore fondamentale che va a danno del Paese, va a danno di tutti, e quindi va a danno delle stesse forze politiche che quelle amministrazioni esprimono.
La leale collaborazione tra Stato e Regione e autonomie locali è anche la via istituzionale per sostenere la ripresa economica e la modernizzazione della Liguria, partendo dalla valorizzazione delle risorse locali e ambientali e rivitalizzando il tessuto delle piccole e medie imprese.
Sono sicuro che nel corso della giornata che trascorrerò con voi, avrò modo ancor meglio di prendere conoscenza della realtà savonese di oggi, dei vostri progetti e delle vostre realizzazioni.
E sarò sempre interessato, credetemi, a seguire i vostri progressi. Sicuramente non mancheranno, ma sarò lieto se me li farete conoscere; non solo perché penso e mi auguro di poter tornare fra di voi, ma anche venendomi a trovare, e illustrandomi a certe scadenze importanti quello che avete fatto.
Ora la mia visita procede. E' stata ricordata come in questa fortezza Giuseppe Mazzini maturò il suo credo nell'Italia; è stato ricordato come Sandro Pertini fu qui imprigionato 75 anni fa. E questa mia visita si concluderà proprio con un omaggio alla memoria di Sandro Pertini, che fu protagonista e simbolo della lotta per la libertà della Patria, un uomo che seppe farsi amare da tutti gli italiani, proprio perché esprimeva tutte le virtù di schiettezza, di intelligenza, di coraggio della gente savonese.
Sento che il suo ricordo è ancora oggi motivo per tutti voi di ispirazione e di incoraggiamento ad operare per il bene del Paese. Lo è per tutti gli Italiani; lo è naturalmente ancor più per chi come me è stato chiamato a coprire la carica alla quale egli seppe dare pienezza di dignità.
Con questi sentimenti vi ringrazio ancora per la vostra accoglienza e vi lascio con un forte, sentito augurio di pieno successo. Grazie a tutti quanti voi.
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Sono alla seconda tappa del mio viaggio in Liguria, che ieri ha avuto a Genova un inizio davvero felice. Ed oggi continua qui non solo in questa magnifica giornata di sole e di mare, ma in questa poderosa fortezza del Priamar, che avete così splendidamente restaurato alta sul mare e sulla città, simbolo di quello stretto legame fra terra e acqua che è da sempre, e lo sarà ancora più in avvenire, essenziale nella storia della nostra Italia.
Certo è una fortezza che vi ricorda le vostre tradizioni passate, tradizioni di cui siete giustamente gloriosi, vi ricorda certamente quelli che sono stati i contrasti che hanno caratterizzato le varie zone della Liguria, come d'altra parte hanno caratterizzato tutte le regioni d'Italia. Anch'io provengo da una Regione in cui i contrasti e anche i campanilismi, che a tutt'oggi riflettono addirittura conflitti di un tempo, sono ancora vivi; ma sono il sale della nostra vita, sono direi quello che dà ulteriore stimolo a far meglio, ad essere in competizione fra di noi.
Oggi siamo consapevoli di quanto è forte ciò che ci unisce e su quello dobbiamo fare affidamento e questo legame dobbiamo soprattutto rafforzare. Ma che ci rimanga sempre nel ricordo del passato anche questo stimolo a far meglio di colui che ci sta vicino, di colui con il quale dobbiamo collaborare, perché solamente se facciamo sistema a livello di Provincia, di Regione e di Comune, sappiamo di potere avere successo in questa competizione che si fa sempre più ampia, più intensa, più globale. Ecco quel "sale" credo che ci aiuti a fare ancora meglio, ci stimola ad avere ancora più successo.
Desidero soprattutto ringraziarvi - e in particolare il Sindaco Ruggeri e il Presidente Garassini per le parole di calda amicizia con le quali mi avete accolto. Voi avete già parlato in modo concreto della realtà savonese; avete segnalato i problemi, avete indicato realizzazioni e soprattutto le opere, e non sono poche, che ancora mancano. In parte le conoscevamo, sono state ripetute ieri a Genova, alcune le apprendiamo ora e ne terremo conto anche perché, per quanto sta nelle mie possibilità, possa essere di stimolo nei confronti di coloro che debbono agire. Ma ricordatevi: queste realizzazioni implicheranno sempre una capacità delle autorità locali, degli imprenditori, dei lavoratori di dare il "la", di stimolare e di proporre.
Ieri, parlando con alcuni degli imprenditori sentivo da alcuni richiedere da parte delle autorità dei progetti. Ma mi chiedevo: ma perché le autorità possano attuare i progetti, sta a voi presentare proposte. Perché nessuno ha la capacità di essere il deus ex machina che si inventa la soluzione ai problemi.
Le autorità, a cominciare da quelle locali, devono, a mio avviso, intervenire per dare non solo ordine, ma per fare scelte; e per fare questo debbono avere la base di una progettazione che solamente la società civile, l'imprenditoria libera può loro dare.
Oggi, venendo da Genova in questa giornata particolarmente bella, con questa primavera ligure, con l'alternarsi lungo la strada, da un tunnel all'altro, di questi scorci di mare e di cielo, con il succedersi di paesaggi tra il monte e il mare, non ho potuto non riflettere sulla unicità degli scenari che l'uomo ha disegnato e costruito nel corso dei secoli, lungo questo arco di costa, certamente fra i più straordinari del nostro bellissimo Paese.
Certo gli spazi, e lo vediamo, erano stretti, la terra era arida e pietrosa; il mare che oggi si presentava e si presenta così allettante, era una sfida, e voi liguri avete trasformato quello che in tempi preistorici doveva essere un luogo tra i più selvaggi di questa penisola, in uno dei capolavori della nostra civiltà, giustamente ammirato e famoso nel mondo intero. Credo che la parola Riviera, che tutte le lingue hanno adottato nasce da qui, ma forse nessuna Riviera è pari per bellezza a questa che voi avete la fortuna di abitare, di proteggere e di custodire.
Ma penso che altre cose ancora rendono questa Riviera diversa da tutte le altre. Anzitutto, avete costruito dei grandi porti, dai quali sono partite, nei secoli, le vostre navi, alla scoperta del mondo, e siete stati capaci di scoprirlo, e alla ricerca di fruttuosi commerci. Al tempo stesso avete riempito questa stretta striscia di terra, oltre che di coltivazioni preziose, di alcune fra le più importanti strutture industriali d'Italia ed ancor più l'avete arricchita di incomparabili opere d'arte. E qui desidero subito riprendere uno degli spunti del vostro Sindaco, quando ha sottolineato l'importanza che voi tendete dare agli aspetti dei beni culturali.
Tutto questo è stato realizzato col lavoro, con la tenacia, con la intelligenza dei vostri padri, dando vita a una combinazione di natura, industria e cultura che ritengo non ha eguale non solo in Italia ma nel mondo.
Da quello che ho ascoltato ho avuto anche la conferma che questo modello ligure era entrato in una fase di profonda e travagliata trasformazione. Una fase che ormai è stata ampiamente avviata, che ormai - lo dicevo ieri a Genova - sta vedendo l'uscita dal tunnel.
Credo che non si tratta di utilizzare parole o schemi del tipo del "post-industriale" o della "deindustrializzazione". Sta di fatto che grandi industrie più che sono entrate in crisi, hanno esaurito il loro ciclo, sia sotto il profilo del tipo di prodotto e dei modi di produzione, sia sotto il profilo del modo di essere dell'impresa che quella industria aveva creato. E hanno cessato di esistere.
In nessuna zona d'Italia come nella Liguria il ciclo delle partecipazioni statali, che è stato a mio avviso un ciclo glorioso, un ciclo che ha fatto molto per il nostro Paese, che ha saputo portare in Italia produzioni difficili, complesse, che altrimenti sarebbe stato estremamente improbabile riuscire a realizzare. Dalla siderurgia alla chimica, dagli stessi cantieri navali, a tanti altri tipi di attività che implicavano la capacità di mettere insieme enormi capitali, risorse umane e anche capacità imprenditoriale quale allora in Italia non vi era.
Ecco tutto questo in Italia ha avuto un suo ciclo che in Liguria ha avuto un momento e un periodo durato vari decenni, iniziato in sostanza dopo la prima guerra mondiale fino a pochi anni fa.
Ora questo ciclo è stato superato dalla nuova rivoluzione industriale ed al tempo stesso dalla nuova rivoluzione finanziaria. E' cambiato il mondo sia della produzione sia il mondo della finanza. E quindi è venuto meno quello che giustificava l'esistenza di questo modello che in Italia era stato adottato con grandi successi e che in Liguria era particolarmente attecchito.
Da tutto questo sarebbe fuor di luogo pensare che allora siamo fuori mercato. No, perché contemporaneamente in Italia siamo stati capaci di impostare, di creare nuovi modelli di sviluppo sia sotto il profilo dei cicli dei prodotti e dei modi di produrre, sia sotto il profilo della organizzazione industriale.
Questo processo, che era già in corso, ha trovato negli ultimi anni, dalla rivoluzione informatica un elemento ulteriore e nuovo di sviluppo, un motivo ancor nuovo di trasformazione. Così che oggi l'Italia, che ha visto un nuovo ciclo iniziarsi soprattutto con la nascita spontanea in gran parte, della piccola e media industria in tante regioni che non erano affatto industrializzate e che si sono trasformate in pochi decenni dall'agricoltura all'industria, oggi vede che questo modello può utilizzare in modo ancora migliore, più facile forse che altri modelli sui quali si basa l'economia di altri Paesi anche europei, tutti i vantaggi della rivoluzione informatica.
Ma la rivoluzione informatica, non dimentichiamolo, diventa direi un passo necessario, indispensabile, ma non sufficiente. Se non siamo capaci contemporaneamente a portare avanti l'ammodernamento e il rinnovamento di una parte meno innovativa che è quello della logistica, è inutile avere imprese le quali sono capaci, utilizzando l'informatica di risparmiare sul magazzino, di ridurre i tempi di conoscenza delle proprie condizioni, di ridurre i tempi dei rapporti con la clientela e con i fornitori, se poi tutto questo non trova fisicamente, attraverso la logistica, la possibilità di avere dopo il rapporto diretto, che è consegna della merce dal lato dell'industria, è consegna della materia prima del servizio, e poi una volta arrivati al prodotto finito è la consegna del prodotto al cliente. Quindi qui si tratta di riuscire a combinare l'avanzamento di queste due realtà, l'informatica e la logistica.
La Liguria ha anche altre possibilità, e le sta utilizzando e le deve utilizzare, anche quella turistica non c'è dubbio; ma questa è una terra di forte impegno produttivo, di antica tradizione e imprenditoriale, che non vuole certamente rinnegare questa sua identità così ricca e composita. Attività portuali, attività cantieristiche, industriali ed agricole continueranno a caratterizzare questa regione e si accompagneranno e devono farlo sempre di più anche a quelle turistiche. L'una vocazione non nega l'altra. Questa è la vostra grande forza: di riuscire a coniugare queste diverse vocazioni.
Quindi è in atto, in tutta la Liguria, un processo di rinnovamento, che è più o meno avanzato a seconda dei luoghi, ma del quale possiamo già riconoscere le linee guida.
Voi siete impegnati oggi a costruire un nuovo "modello ligure", simile eppur diverso da quello tradizionale, e forse su questa strada avete fatto non solo i primi passi, ma già una buona parte del nuovo cammino.
Per realizzare questi progetti, non bastano solamente i capitali, che in queste ricche province non mancano, frutto del risparmio di generazioni, delle quali dovete essere gloriosi.
Ma certamente i capitali devono essere vivificati dalla fantasia imprenditoriale, dalla volontà di rischiare, dalla capacità progettuale, dallo spirito di collaborazione fra il pubblico e il privato, come fra iniziative locali e programmi di sviluppo nazionali ed europei.
E quando parlo, qui di fronte a questo mare, della capacità di rischiare mi rendo conto che tocco un argomento che non ha bisogno di essere eccitato; voi per natura, nati sul mare non potevate non rischiare, tutti i giorni operando sul mare, affrontando il mare. Il mare è un rischio, ma anche una enorme soddisfazione, oltre che un enorme mezzo per fare progresso, per avvicinare popoli, per realizzare nuove relazioni.
Questa creazione di questo nuovo modello ha bisogno di una sua forte regia, se si vuole superare questa fase di decollo che stiamo vivendo.
Una regia a più voci, che coinvolga pubblico e privato, amministrazioni governative e locali, associazioni rappresentative dei fattori della produzione, capitale d'impresa e lavoro. Quello che ho raccomandato ieri e che ribadirò oggi negli incontri che avrò con gli imprenditori e con i lavoratori.
Dovete essere soggetti del vostro futuro, non solo con la volontà di collaborare, ma anche con la capacità di esprimere progetti confrontandovi fra di voi. Questo è un momento fondamentale; avete tutte le sedi appropriate, promuovete degli incontri a livello di rapporti fra capitale e lavoro, degli incontri a livello di pubbliche amministrazioni. Avete il necessario legame con il cosiddetto governo centrale. Ecco tutto questo dovete saperlo utilizzare in maniera concreta. E quando dico concreto, in modo da far sì che gli incontri che devono avvenire, il dialogo che deve instaurarsi non deve essere un dialogo sterile ma volto a concludere, a decidere.
Sostengo sempre: chiunque si appresta a partecipare a una riunione deve domandarsi a fine riunione non cosa intende aver portato a casa, nel senso di aver fatto prevalere il mio pensiero, ma quando sono a fine riunione debbo uscire, avendo la consapevolezza che in parte almeno il problema per il quale ci siamo riuniti è stato risolto o comunque è stato avviato verso la soluzione.
Nel corso di questo mio primo anno di presidenza ho visitato molte regioni d'Italia. Le diversità fra le une e le altre sono grandi, ma questa diversità è una delle nostre ricchezze. Ma a fronte della diversità della realtà, posso dire che ho trovato ovunque una stessa consapevole volontà di rinnovamento, seguendo le linee che ho appena indicato; anche se sul cammino del rinnovamento si procede in ordine scarso.
Vorrei dire che il nostro progresso, sempre parlando in termini di mare, si ha la sensazione non di una flotta che avanza in convoglio, e questo è un bene perché avanzare in convoglio significa poi procedere alla velocità del più lento, dell'ultimo del convoglio, ma direi che la nostra - e mi richiamo a quei campanilismi, a quelle punte dialettiche locali - la nostra è più simile a una appassionante gara fra imbarcazioni che hanno velocità diverse, ma che tutte procedono nella stessa direzione che è quella dell'innovazione e del cambiamento.
Vedete, su questo c'è una profonda diversità fra quello che si sente viaggiando per l'Italia e quello che a volte sembra di avvertire guardando alla realtà, direi superficiale, esterna dell'Italia. Cioè che quelle che a volte a livello generale sembrano contrapposizioni insuperabili, appaiono difficoltà di dialogo, invece a livello locale si trovano portati su un terreno molto più concreto e molto più volto a raggiungere conclusioni positive.
Ho ascoltato, come ho detto, le analisi e i propositi che il Sindaco e il Presidente della Provincia mi hanno proposto, penso a nome di tutti quanti voi, e questo mi ha confermato nella convinzione che anche questa bella e ricca provincia di Savona ha ormai compiuto la svolta essenziale per intraprendere la via della modernizzazione produttiva e civile.
Il grande sistema portuale di Savona-Vado, parlo di sistema, lo sottolineavo anche ieri a Genova, nella sede del Palazzo di San Giorgio: dovete cercare di fare sistema, sia pure nella concorrenza fra porti, perché vi sono delle naturali specializzazioni, che nella realtà dei commerci mondiali possono, anche fra porti, essere concordemente divise, pur lasciando spazio a una concorrenza.
Questo grande sistema di Savona-Vado, credo unico per dimensioni e funzioni fra Genova e Marsiglia, è in fase di profondo rinnovamento. Avete queste nuove promettenti iniziative universitarie. Sarò lieto oggi di andarle a visitare; già ieri ne ho parlato con il Rettore dell'Università di Genova, spronandolo a continuare su questa strada. Il piano di riconversione e sviluppo del territorio, il cosiddetto PRUSST, premiato da un lusinghiero riconoscimento da parte delle autorità di governo, sono realtà che già di per sé tracciano le linee di una evoluzione promettente.
Certo, siete agli inizi di un nuovo cammino, ma è chiara in voi la direzione verso la quale state avanzando. D'altra parte le formidabili realtà che avete costruito in passato debbono darvi fiducia piena di saperle rinnovare ed arricchire, facendo ricorso a quelle stesse doti di tenacia nel lavoro, e di concretezza nei propositi, che sono proprie della gente ligure.
Quindi è naturale complimentarsi con voi, e al tempo stesso invitarvi a non rallentare gli sforzi. Soprattutto continuate ad avere fiducia in voi stessi; dovete credere in voi stessi. Siate aperti all'innovazione; sottoponete - questo è un punto importante, è la via con la quale siamo arrivati al risanamento dei conti pubblici - la realizzazione dei vostri nuovi progetti a un continuo monitoraggio. Proprio proponetevi, quando avete deciso qualcosa da fare, scadenze - che saranno di un mese, due o tre, a seconda dei casi - per controllare, verificare se quanto avete fatto era quello che vi eravate proposti di fare, o più o meno. Perché questo non solo permette concretamente di proseguire, ma soprattutto dà la fiducia. Quante volte noi abbiamo la sensazione di non aver fatto niente; spesso dico: fate il confronto con un mese fa, due mesi o un anno fa. Stavamo meglio o peggio? Ecco, se arriva il riconoscimento che siamo andati avanti, anche se quell'andare avanti non è stato quanto pensavamo di fare, tuttavia prendiamo forza e coraggio per continuare nel nostro cammino.
Il governo di un nuovo sviluppo, in questa Italia e in questa Europa che tendono a stimolare le iniziative dei poteri locali, è affidato, in primo luogo, proprio alle autorità comunali, provinciali e regionali.
Tocca ad esse assicurare che il processo di decentramento diventi strumento di semplificazione delle procedure e di efficienza, evitando il rischio di un deludente moltiplicarsi delle burocrazie. Proprio adesso sono stati ricordati esempi di lentezze burocratiche. Penso che a squilibri, in quello che ha detto l'avv. Garassini, al governo centrale, io mi raccomando: fate in modo che proprio applicando il principio del decentramento, conseguenza della sussidiarietà, si eviti assolutamente di cadere in altre burocrazie a livello locale. Perché parliamoci con franchezza: la mia generazione che ha visto nascere le Regioni, debbo dire che ha provato una forte delusione di quella che è stata la realizzazione da parte delle Regioni in tanti anni da quando furono costituite. Si è visto che si era creata una amministrazione, una organizzazione sia nella scelta degli uomini, sia nel modo di farli lavorare che certamente non costituiva miglioramento rispetto a quella statale.
Le organizzazioni locali spronino anche quelle nazionali dimostrando come si riesce ad amministrare in maniera più spedita, più semplice, più concreta, venendo maggiormente incontro alle esigenze dei cittadini, sia nei loro bisogni singoli, sia in quelli di imprese.
E soprattutto ancora, la raccomandazione che ho rivolto all'inizio, cercate di lavorare insieme; indipendentemente dal colore delle amministrazioni. Certamente questo ha la sua importanza, ci mancherebbe altro! La politica è essenziale nella vita di un Paese, però una volta che si è a capo di un'amministrazione, occorre non avere pregiudizi nel lavorare con l'amministrazione vicina, solamente perché il colore di quella è diversa. Questo è un errore fondamentale che va a danno del Paese, va a danno di tutti, e quindi va a danno delle stesse forze politiche che quelle amministrazioni esprimono.
La leale collaborazione tra Stato e Regione e autonomie locali è anche la via istituzionale per sostenere la ripresa economica e la modernizzazione della Liguria, partendo dalla valorizzazione delle risorse locali e ambientali e rivitalizzando il tessuto delle piccole e medie imprese.
Sono sicuro che nel corso della giornata che trascorrerò con voi, avrò modo ancor meglio di prendere conoscenza della realtà savonese di oggi, dei vostri progetti e delle vostre realizzazioni.
E sarò sempre interessato, credetemi, a seguire i vostri progressi. Sicuramente non mancheranno, ma sarò lieto se me li farete conoscere; non solo perché penso e mi auguro di poter tornare fra di voi, ma anche venendomi a trovare, e illustrandomi a certe scadenze importanti quello che avete fatto.
Ora la mia visita procede. E' stata ricordata come in questa fortezza Giuseppe Mazzini maturò il suo credo nell'Italia; è stato ricordato come Sandro Pertini fu qui imprigionato 75 anni fa. E questa mia visita si concluderà proprio con un omaggio alla memoria di Sandro Pertini, che fu protagonista e simbolo della lotta per la libertà della Patria, un uomo che seppe farsi amare da tutti gli italiani, proprio perché esprimeva tutte le virtù di schiettezza, di intelligenza, di coraggio della gente savonese.
Sento che il suo ricordo è ancora oggi motivo per tutti voi di ispirazione e di incoraggiamento ad operare per il bene del Paese. Lo è per tutti gli Italiani; lo è naturalmente ancor più per chi come me è stato chiamato a coprire la carica alla quale egli seppe dare pienezza di dignità.
Con questi sentimenti vi ringrazio ancora per la vostra accoglienza e vi lascio con un forte, sentito augurio di pieno successo. Grazie a tutti quanti voi.
