Visita del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi in Spagna. Incontro con i giornalisti
PRESIDENTE CIAMPI:
Ormai sono quasi al termine di questo viaggio, anche se fra poco ci sarà uno dei momenti più importanti, la visita al Parlamento, dove avrò occasione di pronunciare un breve intervento, che poi vi sarà dato, nel quale non è che ci siano cose nuove rispetto a quelle che già conoscete.
Voi sapete come si è svolto l'incontro. Praticamente è iniziato con il colloquio del Presidente del Consiglio Aznar. C'è stato poi anche l'aspetto più significativo, ieri sera, con la cena da Sua Maestà il Re; una cena che è stata molto confidenziale, molto amichevole. E' stata idealmente un seguito di una cena ancora più informale che avevo avuto appena nominato Presidente della Repubblica a Roma alla fine di maggio, solamente con Sua Maestà.
Ieri sera invece era presente la Regina, che ha voluto che ci fosse anche il Principe delle Asturie. Quindi, una cena a cinque che è stata interessante sotto ogni profilo.
Per quanto riguarda l'incontro ieri eravate, immagino, presenti, quando il Presidente Aznar e io abbiamo svolto quelle dichiarazioni. Mi pare che vi è una piena concordanza nel volere, come ha detto il Presidente Aznar, che l'euro, una iniziativa che ha avuto grandi effetti sulla stabilità, debba ora andare avanti per apportare grandi avanzamenti nel progresso. Non ho che da ripetervi quello che già ho detto ieri: cioè sono convinto che una delle cose più importanti è che si arrivi al governo dell'economia, un governo europeo dell'economia.
Aver creato una moneta unica per undici Paesi non è stata una tappa finale, ma è stato solo un primo passo, perché poi dovrà essere seguito da ulteriori progressi nei vari aspetti della vita politica, sociale ed economica dei nostri Paesi. Una moneta unica, senza avere il sostegno di un governo comune dell'economia, sarebbe una realtà, non dico senza anima, ma certamente con una forte limitazione.
Cosa intendo per governo europeo dell'economia? Lo ripeto: si tratta di affrontare da parte dei governi, e in particolare dai Ministri finanziari degli undici Paesi, i temi che sono comuni all'economia europea e di tracciare nelle loro conclusioni le linee guida, che poi costituiranno i binari lungo i quali i singoli Paesi, in relazione alle peculiarità di ciascun Paese, provvederanno a realizzare. Questo è il tipo di impostazione da dare.
Quali saranno i principali temi comuni? E' già in atto questa attività. Basti pensare al grave problema della competitività europea, che non è un problema dell'oggi: sono ormai dieci-quindici anni che l'Europa sta perdendo in termini relativi nei confronti dei Paesi più avanzati, in particolare degli Stati Uniti. E su cosa si debba fare per recuperare in questo campo, come idee, vi è un consenso pieno. Si tratta di portare avanti i temi della ricerca applicata e saperla poi adattare in modo da poter immettere negli stabilimenti, negli impianti, nelle industrie, nei servizi, perché i servizi sono l'industria - non abbiamo più la vecchia idea dei servizi come qualcosa di ancillare - l'innovazione dei prodotti e dei modi di produrre.
Quindi, investimenti innovativi; l'innovazione deve entrare poi nell'altra componente dell'attività economica, che è il lavoro e quindi la formazione. Deve essere rivolta non solo a coloro che debbono entrare quest'anno nel mercato del lavoro, ma investe tutti coloro che lavorano: la cosiddetta formazione permanente.
Questo è l'altro punto fondamentale sul quale c'è una piena consapevolezza.
Poi vi sono gli altri temi che pure interessano tutti i Paesi europei per poter avanzare, come per esempio - lo stanno discutendo da alcuni mesi i Ministri dell'Economia - i problemi dell'armonizzazione del fisco. Proporre politiche fiscali che debbono essere sì autonome da parte di ogni Paese, ma con degli indirizzi congiunti, sia per quanto riguarda i tipi di tassazione, sia per quanto riguarda le tendenze nei livelli di tassazione, che pur rimarranno diversi da paese a paese secondo le proprie necessità. Questo è il tema della cosiddetta armonizzazione fiscale che è all'ordine del giorno e che, mi auguro, possa fare progressi presto, arrivare a conclusioni, perché avere un'armonizzazione fiscale è essenziale soprattutto per quei Paesi che hanno creato una moneta comune.
Vi sono poi i problemi che riguardano la cosiddetta economia sociale di mercato. L'Europa si è vantata, nei decenni passati, di essere stata capace di costruire un modello europeo di economia sociale di mercato - che poi si chiamasse "modello renano" o in altro modo non ha importanza - però di fatto questo tipo di posizione avanzata che l'Europa aveva, oggi deve essere sottoposta, e lo è già, a revisione.
Quindi investe i temi legati alla giustizia sociale, i temi dell'assistenza, quelli della previdenza. Sono tutti temi che debbono essere, a mio avviso, studiati, esaminati. Occorre arrivare a delle conclusioni di indirizzo da parte di tutti i Paesi che hanno il governo dell'economia.
Questi incontri - da quello con il Presidente spagnolo e agli altri che ho avuto con il Presidente del Consiglio, dalla cena con Sua Maestà, all'incontro con l'on. Almunia, il capo dell'opposizione, fino a quello di stamattina che mi ha permesso di incontrare l'on. Gonzales e l'on. Iribarne - mi hanno portato ad avere una visione
ampia della realtà spagnola e di constatare come, pur nella diversità della politica di questi interlocutori, vi siano delle posizioni molto chiare e congiunte anche per quanto riguarda proprio il nostro comune lavoro per l'Europa e, direi, per il mondo.
Questo significa avere una grande comunione di vedute circa l'importanza del Mediterraneo, nei rapporti con l'altra riva del Mediterraneo e con l'intera Africa e il Medio Oriente. Rapporti che riguardano l'interesse per l'Europa tutta di far sì che questo, che sarà il grande confronto nel prossimo secolo, si svolga in un clima di dialogo positivo, che investe quindi la capacità dell'Europa di dare sostegno a questi Paesi nel loro avanzamento economico e sociale, anche con impegni di presenze di imprese, di capitali. Al tempo stesso, interessa impostare il problema dell'immigrazione in questi Paesi, come un problema veramente europeo.
Altro tema di cui si è parlato, anche in relazione agli eventi di questi giorni in Spagna, è quello della violenza. Non si può accettare in un'Europa che è e si propone di essere promotrice di pace, che si affrontino problemi interni all'Europa con il ricorso alla violenza e al terrorismo. Su questo punto la posizione dell'Europa deve essere netta, e certamente lo è quella dell'Italia.
Come vedete abbiamo affrontato una serie di tematiche di grande respiro che vedono inoltre Spagna e Italia particolarmente vicine per quanto riguarda - e questo è un tema di grande importanza - l'avanzamento istituzionale dell'Unione Europea e l'allargamento dell'Europa.
Qui bisogna avere idee chiare, bisogna avere anche nei propri progetti una capacità quasi di calendarizzare: cioè, avendo degli obiettivi di merito, proporsi anche delle finalità non solo con scadenze perentorie, ma anche con rispetto dei tempi, sia nel susseguirsi delle varie tematiche, sia proprio per crearsi dei vincoli di risultati.
Vi è poi una grande vicinanza tra Spagna e Italia nel sottolineare l'importanza del consolidamento e dell'affermazione, nell'Europa e nel mondo, della identità culturale europea, di cui la componente mediterranea è elemento essenziale. Dal Mediterraneo il tema si allarga naturalmente anche ai rapporti con quell'importantissima area del mondo, che è l'America latina, con l'America centrale in cui la storia, la tradizione, la lingua dei nostri Paesi sono una realtà.
Qui mi fermo perché ho parlato anche troppo. Ho fatto una panoramica di un incontro per me di grande interesse, che ha visto una più che sostanziale comunità di posizioni e anche la volontà di proseguire insieme nel contesto europeo da parte della Spagna e dell'Italia.
Con l'occasione rinnovo il mio ringraziamento a coloro che mi hanno accolto in Spagna con grande calore e simpatia: da Sua Maestà alle persone che ho nominato; al Sindaco di Madrid, che ieri sera ha voluto onorarmi di un diploma di "Ospite Illustre" di Madrid e ora al Presidente dell'Assemblea dove sto per andare.
DOMANDA:
Presidente, una brevissima domanda. Lei ha detto sostanzialmente che l'Euro senza un governo unico è come un corpo senza anima. Ora il governo unico non c'è. Allora dobbiamo avere il timore? PRESIDENTE CIAMPI:
L'ho detto, non da oggi. Mi ricordo già in Senato nel 96-97, che la creazione dell'Euro, la creazione di una Banca Centrale Europea è un primo grande passo al quale deve far seguito, da parte dei Governi, una capacità sempre più decisa di esprimere un governo coordinato dell'economia. E' quello che si sta anche facendo, ma questo deve prendere sempre più forza e deve esprimersi nel modo che ho detto.
DOMANDA:
Ma ora l'Euro viaggia di fatto ad una parità di uno a uno, c'è da essere preoccupati?
PRESIDENTE CIAMPI:
Questa è un'altra cosa. Questo riflette in particolare le situazioni congiunturali di crescita maggiore o minore delle due parti, dell'Oltreatlantico e della parte nostra. Non dimentichiamolo, l'ha ricordato ieri anche il Presidente Duisenberg, che l'Europa ha una posizione di vantaggio nei confronti degli Stati Uniti, che è certamente una economia in grande espansione e in grande ripresa, ma che sta accumulando uno squilibrio non piccolo per quanto riguarda i rapporti con l'estero e la propria bilancia corrente.
Distribuiamo i fattori di struttura. Quando parlo dell'importanza per l'Euro di avere dietro di sé anche un governo più unito nell'economia, parlo di un concetto strutturale di lungo periodo, sul quale c'è consenso e si tratta di realizzarlo. Di spingere perché questa realizzazione si acceleri.
DOMANDA:
Lei pensa che l'Euro verrebbe indebolito da una eventuale crisi a gennaio come si va ventilando?
PRESIDENTE CIAMPI:
No, no, stiamo parlando ora di problemi strutturali.
Sapete benissimo che dell'Italia non parlo volentieri all'estero.
DOMANDA:
A proposito dei problemi strutturali, quando Lei si riferisce alla necessità di adeguare il sistema assistenziale, il sistema previdenziale si riferisce a un problema del futuro prossimo dell'Europa o all'Italia?
PRESIDENTE CIAMPI:
Il problema della competitività è un problema europeo, e lo vedono tutti quanti, non è solamente un problema dell'Italia. E indubbiamente il problema di far seguito e, diciamo così, di ammodernare, di dare un nuovo contenuto a quel successo, che per l'Europa, per tanti anni, è stata l'economia sociale di mercato, è una realtà che riguarda l'intera Europa. Di queste cose ne ho parlato soprattutto cinque o sei anni fa, quando si discuteva di competitività.
L'Europa è orgogliosa di avere dato alle proprie capacità di sviluppo anche una forte componente sociale, ma è chiaro che poi i modi e i tempi devono essere aggiornati alle nuove realtà di un mondo che certamente non è più quello di quindici anni fa, con la globalizzazione, con tutto il progresso tecnico che nel frattempo è avvenuto.
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Ormai sono quasi al termine di questo viaggio, anche se fra poco ci sarà uno dei momenti più importanti, la visita al Parlamento, dove avrò occasione di pronunciare un breve intervento, che poi vi sarà dato, nel quale non è che ci siano cose nuove rispetto a quelle che già conoscete.
Voi sapete come si è svolto l'incontro. Praticamente è iniziato con il colloquio del Presidente del Consiglio Aznar. C'è stato poi anche l'aspetto più significativo, ieri sera, con la cena da Sua Maestà il Re; una cena che è stata molto confidenziale, molto amichevole. E' stata idealmente un seguito di una cena ancora più informale che avevo avuto appena nominato Presidente della Repubblica a Roma alla fine di maggio, solamente con Sua Maestà.
Ieri sera invece era presente la Regina, che ha voluto che ci fosse anche il Principe delle Asturie. Quindi, una cena a cinque che è stata interessante sotto ogni profilo.
Per quanto riguarda l'incontro ieri eravate, immagino, presenti, quando il Presidente Aznar e io abbiamo svolto quelle dichiarazioni. Mi pare che vi è una piena concordanza nel volere, come ha detto il Presidente Aznar, che l'euro, una iniziativa che ha avuto grandi effetti sulla stabilità, debba ora andare avanti per apportare grandi avanzamenti nel progresso. Non ho che da ripetervi quello che già ho detto ieri: cioè sono convinto che una delle cose più importanti è che si arrivi al governo dell'economia, un governo europeo dell'economia.
Aver creato una moneta unica per undici Paesi non è stata una tappa finale, ma è stato solo un primo passo, perché poi dovrà essere seguito da ulteriori progressi nei vari aspetti della vita politica, sociale ed economica dei nostri Paesi. Una moneta unica, senza avere il sostegno di un governo comune dell'economia, sarebbe una realtà, non dico senza anima, ma certamente con una forte limitazione.
Cosa intendo per governo europeo dell'economia? Lo ripeto: si tratta di affrontare da parte dei governi, e in particolare dai Ministri finanziari degli undici Paesi, i temi che sono comuni all'economia europea e di tracciare nelle loro conclusioni le linee guida, che poi costituiranno i binari lungo i quali i singoli Paesi, in relazione alle peculiarità di ciascun Paese, provvederanno a realizzare. Questo è il tipo di impostazione da dare.
Quali saranno i principali temi comuni? E' già in atto questa attività. Basti pensare al grave problema della competitività europea, che non è un problema dell'oggi: sono ormai dieci-quindici anni che l'Europa sta perdendo in termini relativi nei confronti dei Paesi più avanzati, in particolare degli Stati Uniti. E su cosa si debba fare per recuperare in questo campo, come idee, vi è un consenso pieno. Si tratta di portare avanti i temi della ricerca applicata e saperla poi adattare in modo da poter immettere negli stabilimenti, negli impianti, nelle industrie, nei servizi, perché i servizi sono l'industria - non abbiamo più la vecchia idea dei servizi come qualcosa di ancillare - l'innovazione dei prodotti e dei modi di produrre.
Quindi, investimenti innovativi; l'innovazione deve entrare poi nell'altra componente dell'attività economica, che è il lavoro e quindi la formazione. Deve essere rivolta non solo a coloro che debbono entrare quest'anno nel mercato del lavoro, ma investe tutti coloro che lavorano: la cosiddetta formazione permanente.
Questo è l'altro punto fondamentale sul quale c'è una piena consapevolezza.
Poi vi sono gli altri temi che pure interessano tutti i Paesi europei per poter avanzare, come per esempio - lo stanno discutendo da alcuni mesi i Ministri dell'Economia - i problemi dell'armonizzazione del fisco. Proporre politiche fiscali che debbono essere sì autonome da parte di ogni Paese, ma con degli indirizzi congiunti, sia per quanto riguarda i tipi di tassazione, sia per quanto riguarda le tendenze nei livelli di tassazione, che pur rimarranno diversi da paese a paese secondo le proprie necessità. Questo è il tema della cosiddetta armonizzazione fiscale che è all'ordine del giorno e che, mi auguro, possa fare progressi presto, arrivare a conclusioni, perché avere un'armonizzazione fiscale è essenziale soprattutto per quei Paesi che hanno creato una moneta comune.
Vi sono poi i problemi che riguardano la cosiddetta economia sociale di mercato. L'Europa si è vantata, nei decenni passati, di essere stata capace di costruire un modello europeo di economia sociale di mercato - che poi si chiamasse "modello renano" o in altro modo non ha importanza - però di fatto questo tipo di posizione avanzata che l'Europa aveva, oggi deve essere sottoposta, e lo è già, a revisione.
Quindi investe i temi legati alla giustizia sociale, i temi dell'assistenza, quelli della previdenza. Sono tutti temi che debbono essere, a mio avviso, studiati, esaminati. Occorre arrivare a delle conclusioni di indirizzo da parte di tutti i Paesi che hanno il governo dell'economia.
Questi incontri - da quello con il Presidente spagnolo e agli altri che ho avuto con il Presidente del Consiglio, dalla cena con Sua Maestà, all'incontro con l'on. Almunia, il capo dell'opposizione, fino a quello di stamattina che mi ha permesso di incontrare l'on. Gonzales e l'on. Iribarne - mi hanno portato ad avere una visione
ampia della realtà spagnola e di constatare come, pur nella diversità della politica di questi interlocutori, vi siano delle posizioni molto chiare e congiunte anche per quanto riguarda proprio il nostro comune lavoro per l'Europa e, direi, per il mondo.
Questo significa avere una grande comunione di vedute circa l'importanza del Mediterraneo, nei rapporti con l'altra riva del Mediterraneo e con l'intera Africa e il Medio Oriente. Rapporti che riguardano l'interesse per l'Europa tutta di far sì che questo, che sarà il grande confronto nel prossimo secolo, si svolga in un clima di dialogo positivo, che investe quindi la capacità dell'Europa di dare sostegno a questi Paesi nel loro avanzamento economico e sociale, anche con impegni di presenze di imprese, di capitali. Al tempo stesso, interessa impostare il problema dell'immigrazione in questi Paesi, come un problema veramente europeo.
Altro tema di cui si è parlato, anche in relazione agli eventi di questi giorni in Spagna, è quello della violenza. Non si può accettare in un'Europa che è e si propone di essere promotrice di pace, che si affrontino problemi interni all'Europa con il ricorso alla violenza e al terrorismo. Su questo punto la posizione dell'Europa deve essere netta, e certamente lo è quella dell'Italia.
Come vedete abbiamo affrontato una serie di tematiche di grande respiro che vedono inoltre Spagna e Italia particolarmente vicine per quanto riguarda - e questo è un tema di grande importanza - l'avanzamento istituzionale dell'Unione Europea e l'allargamento dell'Europa.
Qui bisogna avere idee chiare, bisogna avere anche nei propri progetti una capacità quasi di calendarizzare: cioè, avendo degli obiettivi di merito, proporsi anche delle finalità non solo con scadenze perentorie, ma anche con rispetto dei tempi, sia nel susseguirsi delle varie tematiche, sia proprio per crearsi dei vincoli di risultati.
Vi è poi una grande vicinanza tra Spagna e Italia nel sottolineare l'importanza del consolidamento e dell'affermazione, nell'Europa e nel mondo, della identità culturale europea, di cui la componente mediterranea è elemento essenziale. Dal Mediterraneo il tema si allarga naturalmente anche ai rapporti con quell'importantissima area del mondo, che è l'America latina, con l'America centrale in cui la storia, la tradizione, la lingua dei nostri Paesi sono una realtà.
Qui mi fermo perché ho parlato anche troppo. Ho fatto una panoramica di un incontro per me di grande interesse, che ha visto una più che sostanziale comunità di posizioni e anche la volontà di proseguire insieme nel contesto europeo da parte della Spagna e dell'Italia.
Con l'occasione rinnovo il mio ringraziamento a coloro che mi hanno accolto in Spagna con grande calore e simpatia: da Sua Maestà alle persone che ho nominato; al Sindaco di Madrid, che ieri sera ha voluto onorarmi di un diploma di "Ospite Illustre" di Madrid e ora al Presidente dell'Assemblea dove sto per andare.
DOMANDA:
Presidente, una brevissima domanda. Lei ha detto sostanzialmente che l'Euro senza un governo unico è come un corpo senza anima. Ora il governo unico non c'è. Allora dobbiamo avere il timore? PRESIDENTE CIAMPI:
L'ho detto, non da oggi. Mi ricordo già in Senato nel 96-97, che la creazione dell'Euro, la creazione di una Banca Centrale Europea è un primo grande passo al quale deve far seguito, da parte dei Governi, una capacità sempre più decisa di esprimere un governo coordinato dell'economia. E' quello che si sta anche facendo, ma questo deve prendere sempre più forza e deve esprimersi nel modo che ho detto.
DOMANDA:
Ma ora l'Euro viaggia di fatto ad una parità di uno a uno, c'è da essere preoccupati?
PRESIDENTE CIAMPI:
Questa è un'altra cosa. Questo riflette in particolare le situazioni congiunturali di crescita maggiore o minore delle due parti, dell'Oltreatlantico e della parte nostra. Non dimentichiamolo, l'ha ricordato ieri anche il Presidente Duisenberg, che l'Europa ha una posizione di vantaggio nei confronti degli Stati Uniti, che è certamente una economia in grande espansione e in grande ripresa, ma che sta accumulando uno squilibrio non piccolo per quanto riguarda i rapporti con l'estero e la propria bilancia corrente.
Distribuiamo i fattori di struttura. Quando parlo dell'importanza per l'Euro di avere dietro di sé anche un governo più unito nell'economia, parlo di un concetto strutturale di lungo periodo, sul quale c'è consenso e si tratta di realizzarlo. Di spingere perché questa realizzazione si acceleri.
DOMANDA:
Lei pensa che l'Euro verrebbe indebolito da una eventuale crisi a gennaio come si va ventilando?
PRESIDENTE CIAMPI:
No, no, stiamo parlando ora di problemi strutturali.
Sapete benissimo che dell'Italia non parlo volentieri all'estero.
DOMANDA:
A proposito dei problemi strutturali, quando Lei si riferisce alla necessità di adeguare il sistema assistenziale, il sistema previdenziale si riferisce a un problema del futuro prossimo dell'Europa o all'Italia?
PRESIDENTE CIAMPI:
Il problema della competitività è un problema europeo, e lo vedono tutti quanti, non è solamente un problema dell'Italia. E indubbiamente il problema di far seguito e, diciamo così, di ammodernare, di dare un nuovo contenuto a quel successo, che per l'Europa, per tanti anni, è stata l'economia sociale di mercato, è una realtà che riguarda l'intera Europa. Di queste cose ne ho parlato soprattutto cinque o sei anni fa, quando si discuteva di competitività.
L'Europa è orgogliosa di avere dato alle proprie capacità di sviluppo anche una forte componente sociale, ma è chiaro che poi i modi e i tempi devono essere aggiornati alle nuove realtà di un mondo che certamente non è più quello di quindici anni fa, con la globalizzazione, con tutto il progresso tecnico che nel frattempo è avvenuto.
