Intervento del Presidente Ciampi nel corso dell'incontro con i promotori e i vincitori del Premio Ischia Internazionale di Giornalismo
COMUNICATO
L'Ufficio Stampa della Presidenza della Repubblica rende
noto il testo dell'intervento del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio
Ciampi nel corso dell'incontro con i promotori e i vincitori del Premio Ischia
Internazionale di Giornalismo:
Cari amici,
sono lieto di ricevervi anche quest'anno; dispiaciuto di non
aver potuto assistere alla giornata della premiazione; grato, Presidente Agnes,
per l'invito che Lei tenacemente mi rivolge, che anche oggi mi ha rivolto di
poter essere con voi il prossimo anno, per quelle che saranno le nozze d'argento
del Premio.
E' un traguardo significativo, mi auguro di poter accettare
l'invito, le incognite, come potete capire, sono tante. Sapete anche quanto mi
faccia piacere tornare ad Ischia, tornare nel Golfo di Napoli, in luoghi che mi
sono particolarmente cari.
Sono lieto, avendo ascoltato i nomi dei premiati, di
vedere qui volti conosciuti, e volti giovani; persone, tra i premiati e non,
coloro che fanno parte della giuria, a cui mi legano antichi rapporti e
consuetudini di lavoro e anche altri che ho soltanto avuto modo di vedere, prima
d'oggi, in televisione, o di cui ho apprezzato l'attività svolta in altri campi
dell'informazione. Tra loro, voglio menzionare le giornaliste televisive a cui
ho avuto il piacere di conferire recentemente una onorificenza della Repubblica
(ad alcune di loro la consegnerò oggi) per come hanno adempiuto il difficile
compito di raccontarci, giorno per giorno, gli eventi della guerra in Irak.
Alcune di loro sono ancora là, ancora impegnate a
raccontarci fatti di guerriglia, di terrorismo, quel terrorismo insensato che ha
fatto purtroppo vittime anche illustri, che avevano in mente soltanto pensieri
di pace.
L'augurio di tutti è che l'Irak ritrovi al più presto un
clima di pace, di riconciliazione, di progresso. Il fatto che vi siano sul posto
militari e civili italiani, che stanno svolgendo il loro lavoro con un impegno
che fa loro onore, con l'animo di chi vuole aiutare un popolo a risorgere nella
libertà e nella democrazia, accresce la nostra preoccupazione, e la nostra
attenzione costante agli eventi di laggiù.
E' un pensiero che mi accompagnerà anche nelle giornate che
trascorrerò, a partire dalla prossima settimana, negli Stati Uniti. La mia
convinzione è che sarà tanto più facile portare avanti l'opera di
ricostruzione materiale e morale dell'Iraq, quanto più largo sarà l'ambito
delle responsabilità della società internazionale, a cominciare dalle Nazioni
Unite.
Torniamo al Premio Ischia e al tema che ogni volta esso
ripropone: l'importanza della stampa, della televisione, di tutti i mezzi di
comunicazione di massa per la società, per la democrazia. Voi sapete bene
quanto io sia attento a rinnovare in ogni possibile occasione il mio auspicio
affinché il pluralismo dell'informazione non si indebolisca, anzi si rafforzi.
Il mio pensiero in proposito l'ho espresso nel luglio dell'anno scorso nel mio
messaggio al Parlamento.
Ai premiati rivolgo il mio compiacimento, e il mio augurio
di continuare il loro lavoro con successo. Alcuni di loro lo svolgono da molti
anni, anzi decenni: vedo i volti di Antonio Ghirelli, di Elio Sparano, e
riportano alla memoria eventi anche lontani. Vedo ex direttori di grandi
giornali, il vincitore del Premio Ischia Internazionale 2003 Ferruccio De
Bortoli e Mario Cervi, che hanno avuto grandi responsabilità, e le hanno svolte
con coscienza, rimanendo fedeli alle loro idee, rispettando le idee altrui.
Altri di voi ho conosciuto meno, non di persona. Ma ci sono altri volti, come
quello di Alessandro Cecchi Paone, che sono entrati spesso in casa mia, anche se
non fisicamente: la televisione consente di conoscere anche chi non si è mai
incontrato di persona.
E poi vedo anche dei giovani, molti giovani, e a loro
rivolgo il mio più caldo augurio di buon lavoro.
So con quanta trepidazione, nel vostro mestiere come in ogni
campo di attività, ci si avvia su una strada che è stata percorsa con tanto
prestigio, con tanto impegno, da altri molto più anziani di voi, che potete
considerare dei maestri.
Scegliersi all'inizio un maestro è in ogni caso non solo
utile ma necessario. Magari si incomincia imitando, mettendosi nella scia di
personaggi esemplari, e poi poco alla volta si sviluppa la propria personalità.
Auguro in particolare ai giovani giornalisti, qui
premiati, di essere consapevoli della grande responsabilità che ricade sulla
vostra professione. Molto dipende, in una democrazia, in ogni democrazia, dalla
qualità dell'informazione; e la qualità dell'informazione dipende in ultima
analisi dall'impegno del giornalista.
La vostra è una professione che può portare la fama, il
successo, la popolarità. Il modo in cui svolgete il vostro lavoro è
importante, ricordatelo, non soltanto per voi, ma per i vostri lettori o
ascoltatori, per tutta la società.
Siate sempre fedeli a voi stessi, alle vostre idee,
rispondete sempre e soltanto alla vostra coscienza, alla coscienza delle vostre
responsabilità.
Credetemi: non c'è niente che possa dare maggiore ristoro,
dopo una giornata particolarmente faticosa, il poter dire a se stessi: sono
stanco, ma mi sento in pace con la mia coscienza.
Non mi resta che rinnovare a tutti il mio augurio,
dispiaciuto di non avere menzionato i nomi di tutti i premiati.
Al Presidente Agnes, ancora una volta, i miei complimenti per
come porta avanti con successo questa iniziativa prestigiosa.
Roma, 7 novembre 2003
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L'Ufficio Stampa della Presidenza della Repubblica rende
noto il testo dell'intervento del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio
Ciampi nel corso dell'incontro con i promotori e i vincitori del Premio Ischia
Internazionale di Giornalismo:
Cari amici,
sono lieto di ricevervi anche quest'anno; dispiaciuto di non
aver potuto assistere alla giornata della premiazione; grato, Presidente Agnes,
per l'invito che Lei tenacemente mi rivolge, che anche oggi mi ha rivolto di
poter essere con voi il prossimo anno, per quelle che saranno le nozze d'argento
del Premio.
E' un traguardo significativo, mi auguro di poter accettare
l'invito, le incognite, come potete capire, sono tante. Sapete anche quanto mi
faccia piacere tornare ad Ischia, tornare nel Golfo di Napoli, in luoghi che mi
sono particolarmente cari.
Sono lieto, avendo ascoltato i nomi dei premiati, di
vedere qui volti conosciuti, e volti giovani; persone, tra i premiati e non,
coloro che fanno parte della giuria, a cui mi legano antichi rapporti e
consuetudini di lavoro e anche altri che ho soltanto avuto modo di vedere, prima
d'oggi, in televisione, o di cui ho apprezzato l'attività svolta in altri campi
dell'informazione. Tra loro, voglio menzionare le giornaliste televisive a cui
ho avuto il piacere di conferire recentemente una onorificenza della Repubblica
(ad alcune di loro la consegnerò oggi) per come hanno adempiuto il difficile
compito di raccontarci, giorno per giorno, gli eventi della guerra in Irak.
Alcune di loro sono ancora là, ancora impegnate a
raccontarci fatti di guerriglia, di terrorismo, quel terrorismo insensato che ha
fatto purtroppo vittime anche illustri, che avevano in mente soltanto pensieri
di pace.
L'augurio di tutti è che l'Irak ritrovi al più presto un
clima di pace, di riconciliazione, di progresso. Il fatto che vi siano sul posto
militari e civili italiani, che stanno svolgendo il loro lavoro con un impegno
che fa loro onore, con l'animo di chi vuole aiutare un popolo a risorgere nella
libertà e nella democrazia, accresce la nostra preoccupazione, e la nostra
attenzione costante agli eventi di laggiù.
E' un pensiero che mi accompagnerà anche nelle giornate che
trascorrerò, a partire dalla prossima settimana, negli Stati Uniti. La mia
convinzione è che sarà tanto più facile portare avanti l'opera di
ricostruzione materiale e morale dell'Iraq, quanto più largo sarà l'ambito
delle responsabilità della società internazionale, a cominciare dalle Nazioni
Unite.
Torniamo al Premio Ischia e al tema che ogni volta esso
ripropone: l'importanza della stampa, della televisione, di tutti i mezzi di
comunicazione di massa per la società, per la democrazia. Voi sapete bene
quanto io sia attento a rinnovare in ogni possibile occasione il mio auspicio
affinché il pluralismo dell'informazione non si indebolisca, anzi si rafforzi.
Il mio pensiero in proposito l'ho espresso nel luglio dell'anno scorso nel mio
messaggio al Parlamento.
Ai premiati rivolgo il mio compiacimento, e il mio augurio
di continuare il loro lavoro con successo. Alcuni di loro lo svolgono da molti
anni, anzi decenni: vedo i volti di Antonio Ghirelli, di Elio Sparano, e
riportano alla memoria eventi anche lontani. Vedo ex direttori di grandi
giornali, il vincitore del Premio Ischia Internazionale 2003 Ferruccio De
Bortoli e Mario Cervi, che hanno avuto grandi responsabilità, e le hanno svolte
con coscienza, rimanendo fedeli alle loro idee, rispettando le idee altrui.
Altri di voi ho conosciuto meno, non di persona. Ma ci sono altri volti, come
quello di Alessandro Cecchi Paone, che sono entrati spesso in casa mia, anche se
non fisicamente: la televisione consente di conoscere anche chi non si è mai
incontrato di persona.
E poi vedo anche dei giovani, molti giovani, e a loro
rivolgo il mio più caldo augurio di buon lavoro.
So con quanta trepidazione, nel vostro mestiere come in ogni
campo di attività, ci si avvia su una strada che è stata percorsa con tanto
prestigio, con tanto impegno, da altri molto più anziani di voi, che potete
considerare dei maestri.
Scegliersi all'inizio un maestro è in ogni caso non solo
utile ma necessario. Magari si incomincia imitando, mettendosi nella scia di
personaggi esemplari, e poi poco alla volta si sviluppa la propria personalità.
Auguro in particolare ai giovani giornalisti, qui
premiati, di essere consapevoli della grande responsabilità che ricade sulla
vostra professione. Molto dipende, in una democrazia, in ogni democrazia, dalla
qualità dell'informazione; e la qualità dell'informazione dipende in ultima
analisi dall'impegno del giornalista.
La vostra è una professione che può portare la fama, il
successo, la popolarità. Il modo in cui svolgete il vostro lavoro è
importante, ricordatelo, non soltanto per voi, ma per i vostri lettori o
ascoltatori, per tutta la società.
Siate sempre fedeli a voi stessi, alle vostre idee,
rispondete sempre e soltanto alla vostra coscienza, alla coscienza delle vostre
responsabilità.
Credetemi: non c'è niente che possa dare maggiore ristoro,
dopo una giornata particolarmente faticosa, il poter dire a se stessi: sono
stanco, ma mi sento in pace con la mia coscienza.
Non mi resta che rinnovare a tutti il mio augurio,
dispiaciuto di non avere menzionato i nomi di tutti i premiati.
Al Presidente Agnes, ancora una volta, i miei complimenti per
come porta avanti con successo questa iniziativa prestigiosa.
Roma, 7 novembre 2003
