Intervento del Presidente Ciampi al "Vertice Mondiale dell'Alimentazione:cinque anni dopo", promosso dalla FAO
COMUNICATO
L'Ufficio Stampa della Presidenza della Repubblica rende noto il testo
dell'intervento del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi al
"Vertice Mondiale dell'Alimentazione : cinque anni dopo", promosso
dalla FAO:
Signor Direttore generale, Signori Delegati, Signore e Signori,
avverto l'importanza di aprire i lavori di questo Vertice mondiale
dell'alimentazione, alla presenza di così numerosi Capi di Stato e di Governo e
del Segretario generale delle Nazioni Unite. Nel farlo vi rivolgo un cordiale
saluto, con un messaggio di solidarietà, di speranza, di incitamento ad
adottare un programma credibile negli obiettivi e negli strumenti d'attuazione.
La produzione agricola mondiale nutre oggi una popolazione planetaria più
che raddoppiata rispetto a mezzo secolo fa. Il numero di quanti soffrono la fame
diminuisce: costantemente, ma troppo lentamente.
La comunità internazionale non avrà assolto alle proprie primarie
responsabilità fino a che il problema della fame nel mondo non sia
completamente eliminato.
Oggi, fame e povertà attanagliano oltre un miliardo di esseri umani.
L'aumento della popolazione si concentrerà nei Paesi più poveri. Dall'impegno
di tutti noi dipende la vita, la salute e l'operosità di un quinto
dell'umanità.
Questo Vertice, non in calendario, nasce dalla preoccupazione di mancare gli
obiettivi fissati nella Dichiarazione di Roma del 1996.
Il Vertice potrà dirsi riuscito soltanto se porrà in primo piano il
rispetto degli impegni contenuti nel Piano d'Azione del 1996, se traccerà un
percorso chiaro indicando le risorse, gli strumenti e gli interventi necessari
per conseguire l'obiettivo di consentire a tutti l'accesso a una nutrizione
sufficiente e sicura. Abbiamo bisogno di concretezza per raggiungere sia gli
obiettivi specifici, sia l'obiettivo globale della Dichiarazione di Roma e del
Piano d'Azione del 1996. Il dimezzamento, entro il 2015, della popolazione
mondiale che soffre la fame è un traguardo di coscienza e civiltà.
Signor Direttore generale,
dobbiamo partire dalla consapevolezza piena delle insufficienze del passato,
anche recente. La nostra coscienza non ci darà pace fino a che i nostri sforzi
non saranno valsi a porre in essere le condizioni necessarie per garantire la
sicurezza alimentare a tutti gli abitanti del pianeta.
Non possiamo isolare il tema dell'alimentazione. Il valore di questo Vertice
dipenderà dal sapersi saldare con il complesso delle iniziative internazionali
contro la povertà e per lo sviluppo. La vera misura del successo sarà data
dall'attendibilità delle conclusioni, dalla qualità dei contenuti, dalla
credibilità degli impegni assunti e soprattutto da una puntuale attuazione dei
programmi. A tal fine occorre verificarne l'avanzamento verso gli obiettivi, con
un costante monitoraggio, garanzia sia di rispetto degli impegni sia di
flessibilità nell'attuazione operativa degli interventi.
La sicurezza alimentare richiede maggiore produzione, affidabilità dei
raccolti, servizi funzionali di approvvigionamento, raccolta e distribuzione.
Una "agricoltura prospera" presuppone l'utilizzo non distruttivo delle
terre coltivabili, delle foreste e delle aree montane, la preservazione dei
suoli, l'attenta gestione delle acque, il mantenimento del patrimonio zootecnico
e delle risorse ittiche.
Un'agricoltura sostenibile, garanzia di risorse per le future generazioni, è
inseparabile dalla difesa dell'ambiente. Una superficie più estesa dei
territori degli Stati Uniti e del Canada messi assieme è oggi in degrado a
causa dell'intervento dell'uomo.
Desertificazione, perdita di diversità biologica, cambiamenti climatici
minacciano seriamente ulteriori dissesti e rotture di vitali equilibri climatici
ed ecologici. Ogni paese deve responsabilmente impegnarsi sui temi globali di
tutela dell'ambiente. L'Unione Europea è orgogliosa di aver ratificato il
Protocollo di Kyoto.
L'agricoltura dei paesi dove vive la maggior parte degli 800 milioni di
esseri umani che soffrono la fame è un'agricoltura di coltivatori e di
insediamenti poveri. Dal loro lavoro, i coltivatori attendono un tenore di vita
e un potere d'acquisto adeguato. Il problema dell'alimentazione è soprattutto
quello di portare nelle campagne più povere del mondo condizioni di vita e di
lavoro decorose, miglioramento dei redditi familiari, servizi sociali, scuole e
sanità. Un'agricoltura redditizia richiede anzitutto certezza dei titoli di
proprietà; richiede anche infrastrutture, servizi di base, credito agricolo;
infine e non meno importante, accesso competitivo della produzione ai mercati.
L'attuale struttura degli scambi mondiali penalizza i prodotti agricoli con
tariffe in media doppie o triple rispetto ad altri scambi. E' un ostacolo che va
rimosso: con gradualità, ma con determinazione. Signore e Signori,
una adeguata e sana alimentazione, insieme ai beni fondamentali della salute
e della istruzione, è componente indispensabile della dignità della persona
umana, dei suoi diritti, della piena partecipazione di ogni essere umano alla
società civile.
La scarsità d'acqua e l'avanzata dei deserti si possono combattere. La
qualità e quantità dei raccolti possono trarre grandi vantaggi dai progressi
scientifici, con l'uso di biotecnologie opportunamente verificate ed un continuo
investimento nella formazione e nella ricerca. Il miglioramento delle condizioni
sociosanitarie è possibile così come la cessazione di ogni forma di
emarginazione della donna.
Penso ai 150 milioni di bambini che non hanno scuole; alle decine di milioni
di vittime di malattie infettive, in particolare dell'AIDS. I villaggi, le aree
rurali sono i più indifesi, i più colpiti. I governanti dei Paesi in Via di
Sviluppo hanno la responsabilità primaria per il futuro delle loro nazioni e
dei loro cittadini. Un maggiore impegno per la pace, per la democrazia, per la
giustizia, per le riforme economiche e sociali, per il buon governo è
essenziale per aggredire la povertà nelle campagne. I conflitti, interni e
esterni, aggiungono alla tragedia della violenza lo spreco insensato di risorse
necessarie per la crescita.
La cancellazione del debito estero dei paesi più poveri è uno strumento
decisivo della lotta alla povertà nel mondo. I paesi industrializzati e le
Istituzioni Finanziarie Internazionali devono premiare chi opera per la
democrazia e il buongoverno. Rinnovo l'appello rivolto dall'Italia a Monterrey
all'intera comunità dei creditori per la cancellazione bilaterale del 100% del
debito estero, finanziario e commerciale, dei paesi più poveri. L'Italia
propone anche di effettuare interventi ancora più radicali, comprese
cancellazioni straordinarie nel caso di catastrofi naturali o di gravi crisi
umanitarie. Proprio a tal fine il Parlamento italiano ha approvato una specifica
norma. Sempre in questa ottica, l'Italia ha appoggiato già nel 1999 un nuovo
strumento finanziario concessionale del Fondo Monetario Internazionale, la
Poverty Reduction and Growth Facility (PRGF).
La crescente liberalizzazione dei mercati mondiali non può avere due pesi e
due misure. L'apertura dei mercati alle esportazioni dei Paesi in Via di
Sviluppo è un complemento essenziale del processo generale di abbattimento
delle tariffe. Teoria e pratica dimostrano i benefici complessivi del libero
commercio internazionale, per produttori e consumatori, per esportatori e per
importatori.
Gli insufficienti finanziamenti sono uno dei motivi di ritardo nel ruolino di
marcia verso gli obiettivi fissati dalla Dichiarazione di Roma e dal Piano
d'azione del 1996. Acquistare nuovo slancio è lo scopo del presente Vertice:
con questo spirito l'Italia vi partecipa. Nel frattempo il Governo italiano ha
già contribuito con 50 milioni di euro al nuovo importante Fondo Fiduciario
Speciale per la sicurezza alimentare e la sicurezza sanitaria degli alimenti.
Signor Direttore generale, Signore e Signori,
la comunità internazionale e soprattutto il mondo rurale del Sud fanno
affidamento sulla FAO, sul Programma Alimentare Mondiale e sull'IFAD, cui nel
1994 si è aggiunto l'organismo internazionale preposto alla conservazione e
valorizzazione dell'agrobiodiversità. Ne ho inaugurato, lo scorso anno, la sede
definitiva nei dintorni di Roma: il merito della salvaguardia dell'agrobiodiversità
va largamente riconosciuto agli agricoltori dei paesi in via di sviluppo.
Il rinnovato impegno della comunità internazionale nel campo
dell'agricoltura, dello sviluppo rurale e dell'alimentazione trova nelle
attività delle organizzazioni internazionali qui presenti un solido punto di
riferimento. L'Italia conferma il proprio costante sostegno a questa essenziale
dimensione delle Nazioni Unite, ormai radicata nella capitale d'Italia, e
continuerà a operare affinché Roma sia sempre più anello di congiunzione nel
dialogo fra Nord e Sud.
Il futuro del pianeta, gli equilibri mondiali del nuovo secolo, la stessa
pace fra i popoli dipendono in larga misura dalla capacità della comunità
internazionale di saper vincere la lotta contro la povertà.
La fame e la malnutrizione si eliminano soltanto attraverso una crescita
equilibrata dell'agricoltura e delle condizioni di vita nelle campagne. Ma il
quadro dello sviluppo è unico. Cancellazione del debito, accesso ai mercati del
Nord e maggiori flussi finanziari verso Sud sono gli interventi di priorità
immediata. La loro efficacia richiede unità d'intenti e d'azione.
L'obiettivo è ambizioso; l'impresa è ardua. Ma è una battaglia dovuta che,
insieme, possiamo vincere.
Roma, 10 giugno 2002
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L'Ufficio Stampa della Presidenza della Repubblica rende noto il testo
dell'intervento del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi al
"Vertice Mondiale dell'Alimentazione : cinque anni dopo", promosso
dalla FAO:
Signor Direttore generale, Signori Delegati, Signore e Signori,
avverto l'importanza di aprire i lavori di questo Vertice mondiale
dell'alimentazione, alla presenza di così numerosi Capi di Stato e di Governo e
del Segretario generale delle Nazioni Unite. Nel farlo vi rivolgo un cordiale
saluto, con un messaggio di solidarietà, di speranza, di incitamento ad
adottare un programma credibile negli obiettivi e negli strumenti d'attuazione.
La produzione agricola mondiale nutre oggi una popolazione planetaria più
che raddoppiata rispetto a mezzo secolo fa. Il numero di quanti soffrono la fame
diminuisce: costantemente, ma troppo lentamente.
La comunità internazionale non avrà assolto alle proprie primarie
responsabilità fino a che il problema della fame nel mondo non sia
completamente eliminato.
Oggi, fame e povertà attanagliano oltre un miliardo di esseri umani.
L'aumento della popolazione si concentrerà nei Paesi più poveri. Dall'impegno
di tutti noi dipende la vita, la salute e l'operosità di un quinto
dell'umanità.
Questo Vertice, non in calendario, nasce dalla preoccupazione di mancare gli
obiettivi fissati nella Dichiarazione di Roma del 1996.
Il Vertice potrà dirsi riuscito soltanto se porrà in primo piano il
rispetto degli impegni contenuti nel Piano d'Azione del 1996, se traccerà un
percorso chiaro indicando le risorse, gli strumenti e gli interventi necessari
per conseguire l'obiettivo di consentire a tutti l'accesso a una nutrizione
sufficiente e sicura. Abbiamo bisogno di concretezza per raggiungere sia gli
obiettivi specifici, sia l'obiettivo globale della Dichiarazione di Roma e del
Piano d'Azione del 1996. Il dimezzamento, entro il 2015, della popolazione
mondiale che soffre la fame è un traguardo di coscienza e civiltà.
Signor Direttore generale,
dobbiamo partire dalla consapevolezza piena delle insufficienze del passato,
anche recente. La nostra coscienza non ci darà pace fino a che i nostri sforzi
non saranno valsi a porre in essere le condizioni necessarie per garantire la
sicurezza alimentare a tutti gli abitanti del pianeta.
Non possiamo isolare il tema dell'alimentazione. Il valore di questo Vertice
dipenderà dal sapersi saldare con il complesso delle iniziative internazionali
contro la povertà e per lo sviluppo. La vera misura del successo sarà data
dall'attendibilità delle conclusioni, dalla qualità dei contenuti, dalla
credibilità degli impegni assunti e soprattutto da una puntuale attuazione dei
programmi. A tal fine occorre verificarne l'avanzamento verso gli obiettivi, con
un costante monitoraggio, garanzia sia di rispetto degli impegni sia di
flessibilità nell'attuazione operativa degli interventi.
La sicurezza alimentare richiede maggiore produzione, affidabilità dei
raccolti, servizi funzionali di approvvigionamento, raccolta e distribuzione.
Una "agricoltura prospera" presuppone l'utilizzo non distruttivo delle
terre coltivabili, delle foreste e delle aree montane, la preservazione dei
suoli, l'attenta gestione delle acque, il mantenimento del patrimonio zootecnico
e delle risorse ittiche.
Un'agricoltura sostenibile, garanzia di risorse per le future generazioni, è
inseparabile dalla difesa dell'ambiente. Una superficie più estesa dei
territori degli Stati Uniti e del Canada messi assieme è oggi in degrado a
causa dell'intervento dell'uomo.
Desertificazione, perdita di diversità biologica, cambiamenti climatici
minacciano seriamente ulteriori dissesti e rotture di vitali equilibri climatici
ed ecologici. Ogni paese deve responsabilmente impegnarsi sui temi globali di
tutela dell'ambiente. L'Unione Europea è orgogliosa di aver ratificato il
Protocollo di Kyoto.
L'agricoltura dei paesi dove vive la maggior parte degli 800 milioni di
esseri umani che soffrono la fame è un'agricoltura di coltivatori e di
insediamenti poveri. Dal loro lavoro, i coltivatori attendono un tenore di vita
e un potere d'acquisto adeguato. Il problema dell'alimentazione è soprattutto
quello di portare nelle campagne più povere del mondo condizioni di vita e di
lavoro decorose, miglioramento dei redditi familiari, servizi sociali, scuole e
sanità. Un'agricoltura redditizia richiede anzitutto certezza dei titoli di
proprietà; richiede anche infrastrutture, servizi di base, credito agricolo;
infine e non meno importante, accesso competitivo della produzione ai mercati.
L'attuale struttura degli scambi mondiali penalizza i prodotti agricoli con
tariffe in media doppie o triple rispetto ad altri scambi. E' un ostacolo che va
rimosso: con gradualità, ma con determinazione. Signore e Signori,
una adeguata e sana alimentazione, insieme ai beni fondamentali della salute
e della istruzione, è componente indispensabile della dignità della persona
umana, dei suoi diritti, della piena partecipazione di ogni essere umano alla
società civile.
La scarsità d'acqua e l'avanzata dei deserti si possono combattere. La
qualità e quantità dei raccolti possono trarre grandi vantaggi dai progressi
scientifici, con l'uso di biotecnologie opportunamente verificate ed un continuo
investimento nella formazione e nella ricerca. Il miglioramento delle condizioni
sociosanitarie è possibile così come la cessazione di ogni forma di
emarginazione della donna.
Penso ai 150 milioni di bambini che non hanno scuole; alle decine di milioni
di vittime di malattie infettive, in particolare dell'AIDS. I villaggi, le aree
rurali sono i più indifesi, i più colpiti. I governanti dei Paesi in Via di
Sviluppo hanno la responsabilità primaria per il futuro delle loro nazioni e
dei loro cittadini. Un maggiore impegno per la pace, per la democrazia, per la
giustizia, per le riforme economiche e sociali, per il buon governo è
essenziale per aggredire la povertà nelle campagne. I conflitti, interni e
esterni, aggiungono alla tragedia della violenza lo spreco insensato di risorse
necessarie per la crescita.
La cancellazione del debito estero dei paesi più poveri è uno strumento
decisivo della lotta alla povertà nel mondo. I paesi industrializzati e le
Istituzioni Finanziarie Internazionali devono premiare chi opera per la
democrazia e il buongoverno. Rinnovo l'appello rivolto dall'Italia a Monterrey
all'intera comunità dei creditori per la cancellazione bilaterale del 100% del
debito estero, finanziario e commerciale, dei paesi più poveri. L'Italia
propone anche di effettuare interventi ancora più radicali, comprese
cancellazioni straordinarie nel caso di catastrofi naturali o di gravi crisi
umanitarie. Proprio a tal fine il Parlamento italiano ha approvato una specifica
norma. Sempre in questa ottica, l'Italia ha appoggiato già nel 1999 un nuovo
strumento finanziario concessionale del Fondo Monetario Internazionale, la
Poverty Reduction and Growth Facility (PRGF).
La crescente liberalizzazione dei mercati mondiali non può avere due pesi e
due misure. L'apertura dei mercati alle esportazioni dei Paesi in Via di
Sviluppo è un complemento essenziale del processo generale di abbattimento
delle tariffe. Teoria e pratica dimostrano i benefici complessivi del libero
commercio internazionale, per produttori e consumatori, per esportatori e per
importatori.
Gli insufficienti finanziamenti sono uno dei motivi di ritardo nel ruolino di
marcia verso gli obiettivi fissati dalla Dichiarazione di Roma e dal Piano
d'azione del 1996. Acquistare nuovo slancio è lo scopo del presente Vertice:
con questo spirito l'Italia vi partecipa. Nel frattempo il Governo italiano ha
già contribuito con 50 milioni di euro al nuovo importante Fondo Fiduciario
Speciale per la sicurezza alimentare e la sicurezza sanitaria degli alimenti.
Signor Direttore generale, Signore e Signori,
la comunità internazionale e soprattutto il mondo rurale del Sud fanno
affidamento sulla FAO, sul Programma Alimentare Mondiale e sull'IFAD, cui nel
1994 si è aggiunto l'organismo internazionale preposto alla conservazione e
valorizzazione dell'agrobiodiversità. Ne ho inaugurato, lo scorso anno, la sede
definitiva nei dintorni di Roma: il merito della salvaguardia dell'agrobiodiversità
va largamente riconosciuto agli agricoltori dei paesi in via di sviluppo.
Il rinnovato impegno della comunità internazionale nel campo
dell'agricoltura, dello sviluppo rurale e dell'alimentazione trova nelle
attività delle organizzazioni internazionali qui presenti un solido punto di
riferimento. L'Italia conferma il proprio costante sostegno a questa essenziale
dimensione delle Nazioni Unite, ormai radicata nella capitale d'Italia, e
continuerà a operare affinché Roma sia sempre più anello di congiunzione nel
dialogo fra Nord e Sud.
Il futuro del pianeta, gli equilibri mondiali del nuovo secolo, la stessa
pace fra i popoli dipendono in larga misura dalla capacità della comunità
internazionale di saper vincere la lotta contro la povertà.
La fame e la malnutrizione si eliminano soltanto attraverso una crescita
equilibrata dell'agricoltura e delle condizioni di vita nelle campagne. Ma il
quadro dello sviluppo è unico. Cancellazione del debito, accesso ai mercati del
Nord e maggiori flussi finanziari verso Sud sono gli interventi di priorità
immediata. La loro efficacia richiede unità d'intenti e d'azione.
L'obiettivo è ambizioso; l'impresa è ardua. Ma è una battaglia dovuta che,
insieme, possiamo vincere.
Roma, 10 giugno 2002
