Testo dell'intervento del Presidente Ciampi in occasione della deposizione di due corone d'alloro a Porta San Paolo ed al Parco della Resistenza
COMUNICATO
L'Ufficio Stampa della Presidenza della Repubblica rende noto il
testo dell'intervento del Presidente della Repubblica, Carlo
Azeglio Ciampi, in occasione della deposizione di due corone
d'alloro a Porta San Paolo ed al Parco della Resistenza:
"Difesero la capitale. Tennero alto l'onore della Patria.
Combatterono anche quando si trovavano soli, senza ordini o con
ordini contraddittori. Furono tanti. Ufficiali subalterni,
sottufficiali, soldati a prendere l'iniziativa, a guidare attacchi
disperati.
Granatieri di Sardegna, lancieri di Montebello, fanti e
artiglieri della "Sassari", carristi e soldati delle divisioni
"Ariete" e "Piave", cavalieri del "Genova", carabinieri e
poliziotti, donne e uomini di Roma, qui, davanti alle mura della
capitale d'Italia combatterono due giorni e due notti, dopo l'8
settembre 1943.
Caddero con le armi in pugno 414 militari e 156 cittadini di
Roma. Centinaia furono i feriti.
Vorrei ricordare ciascuno di loro, dal tenente colonnello
Vannetti Donnini al capitano Sabatini, al sottotenente Floritto, ai
carristi Lo Pizzo e Baldinotti, all'operaio di Testaccio Cecati, al
professor Persichetti, al fruttivendolo Ricciotti, al sottotenente
Nicoli che, costretto a guidare un camion nemico, lo condusse
consapevolmente in un campo minato.
La memoria è una corda fatta di molti fili, di storie di
singoli individui che hanno seguito la propria coscienza. Tutti
insieme, i fatti di quei giorni divengono epopea di un popolo, si
spiegano soltanto con l'amor di Patria che proruppe genuino nella
prova più difficile.
L'8 settembre del '43 è stato l'esperienza
più dura della mia generazione; l'ho ricordato in più
occasioni.
A Porta San Paolo, come a Napoli, come a Piombino - dove un anno
fa ho consegnato la medaglia d'oro al valor militare - come in
tanti altri paesi e città d'Italia, in quei giorni del
settembre 1943 cittadini, uomini e donne, operai e studenti, si
unirono spontaneamente ai soldati e agli ufficiali che si
opponevano all'invasore. Ebbe inizio quell'unione di popolo che ha
permesso all'Italia di resistere alla tragedia dell'occupazione e
della separazione del territorio. Il filo dell'unità
d'Italia non si spezzò.
Ricordiamo gli 87.000 caduti appartenenti alle forze armate. Tra
di loro ci sono di eroi di Cefalonia, di Corfù, delle isole
dell'Egeo, i marinai della "Roma" e tanti altri che non vollero
cedere le armi. Ricordiamo quei 600 mila militari italiani che
consapevolmente rifiutarono di collaborare con i nazisti e, per
questo, scelsero l'internamento nei campi di concentramento. Molti
di loro non sono più tornati. Tra qualche minuto mi
recherò con voi a rendere omaggio a questi soldati che
tennero fede al giuramento e che insieme a tanti civili diedero
vita alla Resistenza, aprirono la strada al rinnovamento morale che
condusse alle libere elezioni e al referendum del 2 giugno 1946,
nella continuità e nella legalità dello Stato, mai
venute meno.
Per me quella di oggi è una tappa importante in
quel viaggio nella memoria che ho intrapreso da quando sono
Presidente della Repubblica e che mi ha portato ad onorare i caduti
di El Alamein, i martiri di Sant'Anna di Stazzema, i soldati
sepolti nella foresta di Tambov in Russia, a Piombino, a Cefalonia
e oggi qui, a Porta San Paolo.
Mentre si svolge questa cerimonia, militari di quei
reparti che quasi sessant'anni fa combattevano qui, sono nei
Balcani fianco a fianco con soldati francesi, tedeschi , inglesi e
di numerosi altri Paesi europei, accomunati in una difficile
missione di pace, affratellati da un unico progetto di unione
dell'Europa. Questa è la più grande impresa
affrontata negli ultimi secoli dai popoli del nostro continente;
l'esperienza più avanzata di unione di popoli nella
democrazia mai tentata fino ad oggi.
Ricordiamo insieme, tutti noi europei, i fatti di allora. E'
doveroso e importante. Aiuta le nuove generazioni a capire quanto
straordinario sia il cammino che abbiamo percorso insieme, quanto
sia vitale per il loro futuro il progetto di Unione europea che
stiamo realizzando.
Viva le Forze Armate Italiane, Viva l'Unione europea, Viva
l'Italia."
Roma, 10 settembre 2001
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L'Ufficio Stampa della Presidenza della Repubblica rende noto il
testo dell'intervento del Presidente della Repubblica, Carlo
Azeglio Ciampi, in occasione della deposizione di due corone
d'alloro a Porta San Paolo ed al Parco della Resistenza:
"Difesero la capitale. Tennero alto l'onore della Patria.
Combatterono anche quando si trovavano soli, senza ordini o con
ordini contraddittori. Furono tanti. Ufficiali subalterni,
sottufficiali, soldati a prendere l'iniziativa, a guidare attacchi
disperati.
Granatieri di Sardegna, lancieri di Montebello, fanti e
artiglieri della "Sassari", carristi e soldati delle divisioni
"Ariete" e "Piave", cavalieri del "Genova", carabinieri e
poliziotti, donne e uomini di Roma, qui, davanti alle mura della
capitale d'Italia combatterono due giorni e due notti, dopo l'8
settembre 1943.
Caddero con le armi in pugno 414 militari e 156 cittadini di
Roma. Centinaia furono i feriti.
Vorrei ricordare ciascuno di loro, dal tenente colonnello
Vannetti Donnini al capitano Sabatini, al sottotenente Floritto, ai
carristi Lo Pizzo e Baldinotti, all'operaio di Testaccio Cecati, al
professor Persichetti, al fruttivendolo Ricciotti, al sottotenente
Nicoli che, costretto a guidare un camion nemico, lo condusse
consapevolmente in un campo minato.
La memoria è una corda fatta di molti fili, di storie di
singoli individui che hanno seguito la propria coscienza. Tutti
insieme, i fatti di quei giorni divengono epopea di un popolo, si
spiegano soltanto con l'amor di Patria che proruppe genuino nella
prova più difficile.
L'8 settembre del '43 è stato l'esperienza
più dura della mia generazione; l'ho ricordato in più
occasioni.
A Porta San Paolo, come a Napoli, come a Piombino - dove un anno
fa ho consegnato la medaglia d'oro al valor militare - come in
tanti altri paesi e città d'Italia, in quei giorni del
settembre 1943 cittadini, uomini e donne, operai e studenti, si
unirono spontaneamente ai soldati e agli ufficiali che si
opponevano all'invasore. Ebbe inizio quell'unione di popolo che ha
permesso all'Italia di resistere alla tragedia dell'occupazione e
della separazione del territorio. Il filo dell'unità
d'Italia non si spezzò.
Ricordiamo gli 87.000 caduti appartenenti alle forze armate. Tra
di loro ci sono di eroi di Cefalonia, di Corfù, delle isole
dell'Egeo, i marinai della "Roma" e tanti altri che non vollero
cedere le armi. Ricordiamo quei 600 mila militari italiani che
consapevolmente rifiutarono di collaborare con i nazisti e, per
questo, scelsero l'internamento nei campi di concentramento. Molti
di loro non sono più tornati. Tra qualche minuto mi
recherò con voi a rendere omaggio a questi soldati che
tennero fede al giuramento e che insieme a tanti civili diedero
vita alla Resistenza, aprirono la strada al rinnovamento morale che
condusse alle libere elezioni e al referendum del 2 giugno 1946,
nella continuità e nella legalità dello Stato, mai
venute meno.
Per me quella di oggi è una tappa importante in
quel viaggio nella memoria che ho intrapreso da quando sono
Presidente della Repubblica e che mi ha portato ad onorare i caduti
di El Alamein, i martiri di Sant'Anna di Stazzema, i soldati
sepolti nella foresta di Tambov in Russia, a Piombino, a Cefalonia
e oggi qui, a Porta San Paolo.
Mentre si svolge questa cerimonia, militari di quei
reparti che quasi sessant'anni fa combattevano qui, sono nei
Balcani fianco a fianco con soldati francesi, tedeschi , inglesi e
di numerosi altri Paesi europei, accomunati in una difficile
missione di pace, affratellati da un unico progetto di unione
dell'Europa. Questa è la più grande impresa
affrontata negli ultimi secoli dai popoli del nostro continente;
l'esperienza più avanzata di unione di popoli nella
democrazia mai tentata fino ad oggi.
Ricordiamo insieme, tutti noi europei, i fatti di allora. E'
doveroso e importante. Aiuta le nuove generazioni a capire quanto
straordinario sia il cammino che abbiamo percorso insieme, quanto
sia vitale per il loro futuro il progetto di Unione europea che
stiamo realizzando.
Viva le Forze Armate Italiane, Viva l'Unione europea, Viva
l'Italia."
Roma, 10 settembre 2001
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