Negli Ottant'anni della nascita della Repubblica
X Edizione della "Giornata dei diritti. Costituzione: Solidarietà e/o Competizione"
Imprenditoria, innovazione tecnologica, liberismo economico e tutela di cittadini e consumatori
Incontro di studio nel quadro delle iniziative organizzate dall'Archivio storico negli Ottant'anni della nascita della Repubblica e della entrata in vigore della Costituzione della Repubblica Italiana
Scenari italiani 1946-1948
Ciclo di Seminari organizzati dall'Archivio storico della Presidenza della Repubblica negli Ottant'anni della nascita della Repubblica e della entrata in vigore della Costituzione della Repubblica Italiana
Il 1946
Referendum istituzionale, primo voto delle donne italiane, elezione dei Deputati della Assemblea costituente
"...Se le stragi in cui essi caddero massacrati insieme a uomini e donne delle loro scorte...segnarono il culmine dell'attacco frontale allo Stato, ai suoi rappresentanti più temibili nello scontro diretto e quotidiano con il crimine organizzato, e se gli attentati della primavera del 1993, e il loro torbido sfondo, si esaurirono in se stessi, la mafia seppe darsi altre strategie, meno clamorose ma non meno insidiose.
Da allora le diverse organizzazioni criminali - tra le quali in particolare la ndrangheta, e in forme violente e spietate - hanno coltivato vecchi e nuovi traffici profittevoli e invasivi. conservando e acquisendo posizioni di potere soprattutto sul terreno economico, anche attraverso pesanti condizionamenti della vita politico-istituzionale. E oggi - nel quadro della crisi generale che l'economia italiana ed europea sta attraversando, con pesanti riflessi negativi anche sulla condizione finanziuria e sulla capacità d'azione dello Stato - la compenetrazione tra la criminalità e l'attività economica è divenuta un nodo di estrema rilevanza per il Mezzogiorno. Un nodo soffocante per ogni possibilità di sviluppo in queste regioni: in cui la crisi favorisce l'azione predatoria dei clan criminali, e questi tendono a porsi come procacciatori di occasioni di lavoro, sia pure irregolare, "nero", in un contesto di disoccupazione crescente e disperata.
Il Mezzogiorno rischia di essere stretto in questo nodo scorsoio, in questo circolo vizioso, proprio quando l'Italia ha bisogno di un apporto nuovo delle risorse e potenzialità di queste regioni, attraverso una loro decisa valorizzazione in un clima di legalità, per aprirsi la strada di un nuovo, più intenso e sostenibile sviluppo nazionale. La lotta contro mafia, "ndrangheta, camorra e altre consociazioni criminali, è dunque più che mai una priorità per tutto il paese.
Già Falcone e Borsellino avevano chiarissima la visione della pericolosità del dispiegarsi della mafia sul versante della penetrazione nella vita economica e nei più sofisticati circuiti finanziari : e non solo nel Mezzogiorno ma anche nelle regioni del Nord e in più vaste reti internazionali. E una pericolosità crescente ha via via acquistato in questo senso la ndrangheta calabrese. Ecco i nuovi fronti dell'impegno a combattere, colpire, debellare la criminalità organizzata.
Che questa possa oggi anche tentare feroci ritorni alla violenza di stampo stragista e terroristico, non possiamo escluderlo...Falcone e Borsellino ci hanno lasciato entrambi un'eredità, un esempio ineguagliabile : quello del senso del dovere verso lo Stato e verso i cittadini, dell'ordinario coraggio da praticare senza proclami, perché è parte della missione che si è scelta, della vocazione cui si è obbedito. E io colgo l'eco e il frutto di quell'esempio nelle giovani e nei giovani magistrati che incontro a conclusione dei concorsi, alla vigilia dell'ingresso in magistratura.
Ma non solo di questo si tratta. Falcone e quanti con lui lavorarono ci hanno anche lasciato un'eredità sostanziale : quella delle innovazioni che hanno reso più efficace e ricca di risultati la lotta contro la criminalità organizzata, anche sui nuovi terreni su cui essa si è venuta dislocando. Innovazioni sul piano legislativo - con la creazione di quel che si è potuto definire un "sottosistema normativo antimafia". Innovazioni sul piano ordinamentale - con l'istituzione della Procura nazionale e delle Procure Distrettuali antimafia. Innovazioni sul piano della proiezione internazionale: abbiamo indicato la strada ad altri paesi, e ciò ci è stato riconosciuto (ricordo la mia emozione quando nel 1997 da ministro dell'interno italiano fui accolto nella sede dell'FBI a Washington nel segno dell'ammirazione e dell'omaggio per Giovanni Falcone). E mi piace salutare qui stamattina e ringraziare per la loro presenza, i rappresentanti di Eurojust, istituzione chiave della cooperazione giudiziaria che va affermandosi innanzitutto tra i paesi dell'Unione Europea.
Infine, altamente innovativo è anche l'approccio, che Giovanni Falcone ci ha lasciato, alla necessaria qualificazione, specie alla luce del nuovo Codice di procedura penale, del concetto di professionalità del magistrato : che dovrebbe intendersi, fondandosi innanzitutto sulla "fedeltà alla Costituzione", come "robusta e responsabile" capacità di porsi al servizio del cittadino, derivante da una specifica formazione correlata alle conoscenze e attitudini richieste per le varie funzioni", al di fuori di una irreale pretesa di onniscienza. L'autonomia e l'indipendenza che a Falcone erano care si esprimevano nella sua libertà di giudizio e insieme nel rispetto per le istituzioni, in una inequivoca distanza da posizioni di partito e insieme in una serena valutazione delle responsabilità di tutti i soggetti partecipi del funzionamento della giustizia : se è vero, egli disse in una relazione del 1988, che "la crisi della giurisdizione è collegabile alla crisi della politica", non si possono eludere problemi di riflessione interi alla magistratura "addossando al potere politico tutte le responsabilità" della crisi della giustizia...Di qui la nostra fermezza e sicurezza. Aveva ragione Falcone nel considerare che il risultato maggiore conseguito con anni di indagini e col maxi-processo era quello di avere privato la mafia della sua aura di impunità e invincibilità", di avere dimostrato la vulnerabilità della mafia", come fenomeno d'altronde destinato - egli diceva - ad avere fine... come ogni fenomeno umano, come ogni fenomeno - ha scritto il nostro filosofo Benedetto Croce "storicamente nato e storicamente moríturo".
Procedere con profonda sicurezza circa l'esito della lotta non significa nasconderci la gravità degli errori che in sede giudiziaria possono compiersi, come se ne sono compiuti net procedimenti relativi alla strage di via D'Amelio. E in tali casi non si deve esitare a rimettere in discussione le conclusioni a cui si era pervenuti, non si deve esitare pur di raggiungere la verità. Come è stato chiaramente detto, prendendo spunto dai procedimenti, poi risultati "viziati", per l'uccisione di Paolo Borsellino, l'essenziale è ribadire in generale la "necessita di improntare le indagini e i processi a criteri di assoluto rigore, senza farsi condizionare da logiche di tipo emergenziale, da convinzioni preconcette o dalla incapacità di cambiare idea quando, viceversa gli adempimenti procedurali lo impongano alla base di un'analisi obbiettiva e scevra da condizionamenti di natura psicologica"
Non altro è il metodo giusto anche per affrontare e dipanare le ipotesi più gravo e delicate di impropri o perversi rapporti tra rappresentanti dello Stato ed esponenti mafiosi.
Falcone è stato tra coloro che hanno ben colto e analizzato le storiche debolezze e ambiguità dell'impegno dello Stato nella lotta alla criminalità organizzata. Ma a noi oggi servano, anche per questo aspetto, verità rigorosamente accertate e non schemi precostituiti : solo così può rafforzarsi il clima di serena, responsabile e condivisa determinazione di cui oggi c'è bisogno sul fronte dell'impegno per la legalità e la sicurezza.
E di un clima di effettiva serena condivisione di responsabilità c'è bisogno più in generale oggi in Italia. La complessità dei problemi da affrontare per aprirci una prospettiva di ripresa e sviluppo economico-sociale impone uno sforzo di coesione non solo dinanzi ad eventi traumatici, altamente drammatici anche sul piano emotivo, e ne stiamo vivendo in questi giorni. Coesione costante nel senso di un approccio più propositiva, solidale e unitario a questioni con cui fare i conti richiamandoci anche all'esperienza, che alcuni di noi ben ricordano per averla vissuta, nel 1992-93.
L'attacco criminale, le stragi mafiose coincisero anche allora con difficoltà gravi della politica, con una crisi finanziaria acuta, con un palese logoramento del tessuto istituzionale. In condizioni pur molto diverse da quelle di oggi, tra allarmanti scosse e scricchiolii del nostro edificio democratico, si riuscì - grazie, soprattutto, al varo della riforma elettorale del 1993 - a gettare le basi di una nuova, più aperta competizione politica e prospettiva di governabilità.
Ma altri passi sulla via del necessario rinnovamento restarono bloccati, e anche più avanti nel corso del decennio fallirono più avanzati tentativi di riforma. Paghiamo di ciò ancora le conseguenze.
Non possiamo perciò ripetere errori del genere. Una nuova riforma elettorale, e finalmente l'avvio di incisive modifiche dell'ordinamento della Repubblica sono diventate indispensabili per riguadagnare la fiducia dei cittadini, per ridare slancio e capacità innovativa al sistema politico e istituzionale. E in questo stesso senso si pone come cruciale un effettivo sforzo di ripensamento, di autoriforma, di apertura alla società e ai giovani, de parte dei partiti. Ce la si può fare, confido che ce la si faccia : non dobbiamo abbandonarci a giudizi distruttivi e liquidatori in proposito.
Garantire stabilità di governo, mettere in cantiere processi di riforma, questo deve essere nella fase attuale l'impegno più largamente condiviso e sostenuto. E non ce ne faremo deviare da attacchi criminali, fenomeni di violenza e comportamenti destabilizzanti di qualsiasi matrice. Non ci facemmo intimidire, non lasciammo seminare paure e terrore né nel 92 né in altre dure stagioni e sconvolgenti emergenze. Tantomeno cederemo ora..."
(ASPR, Intervento del Presidente Carlo Azeglio Ciampi a Porta San Paolo in occasione della cerimonia commemorativa della Difesa Roma, Roma, 8 settembre 2003)
"...E' sul 25 aprile, su questa data, che si fonda, anzitutto, la nostra Repubblica.
E' nel percorso, arduo ed esigente, che va dall'8 settembre 1943 alla Liberazione che troviamo le ragioni della ripresa d'Italia.
Un'Italia divisa fra il Regno del Sud e il governo Badoglio, la amministrazione alleata nel Mezzogiorno, il Terzo Reich che occupava, a partire da Napoli, il resto d'Italia, annettendosi addirittura l'Alto Adige, il Friuli e la Venezia Giulia, l'Istria e la Dalmazia, sino alla sciagurata avventura di Salò.
Un'Italia che aveva perso l'unità, così faticosamente conquistata con le guerre d'Indipendenza.
Un'Italia che aveva visto sfumare la propria indipendenza.
Un'Italia devastata dalla guerra nelle sue macerie materiali e sfregiata da vent'anni di dittatura fascista nelle sue macerie morali, con la perdita, anzitutto, della libertà.
Contro tutto questo si levarono le coscienze limpide del nostro Paese: patrioti antifascisti che non avevano mai smesso di credere in un futuro migliore; militari abbandonati a se stessi dopo l'armistizio, che difesero il senso dell'onore e la Patria onorarono con sacrificio, talvolta con vero e proprio eroismo; donne e uomini, nelle città e nelle campagne, che non avevano mai smesso di credere che ogni persona va rispettata e che la sua dignità non può mai essere violata né per ragioni di razza, né per ragioni di religione, né per ragioni di pensiero, né per ragioni di genere, né per ragioni di condizione sociale.
Lì - dalle loro convinzioni e dai loro comportamenti - è nata la Repubblica.
Dalla necessità di trasfondere l'anima autentica del Paese nell'ordinamento dello Stato.
Di riannodare l'idea di Italia, così oltraggiata, ai sentimenti del suo popolo.
Di conferire significato alla condizione di cittadinanza, come forma di integrazione civica e democratica, nel passaggio da "sudditi" a "cittadini". Il 2 giugno 1946 divenne così la conclusione di un percorso e, allo stesso tempo, un punto di partenza. Punto di partenza, per lo sviluppo di quel confronto che avrebbe poi condotto, un anno e mezzo dopo, alla Costituzione, con i suoi valori personalisti e solidaristici. Conclusione di un percorso, legato alla idea mazziniana, nel Risorgimento (e condivisa da Gioberti), di un patto nazionale dettato da una Costituente, essenziale per la nuova Italia unita. Un percorso di transizione costituzionale, infine, svoltosi dopo il 25 luglio 1943 e che fu formalizzato nell'accordo tra il Comitato di Liberazione Nazionale e la Corona, nel gennaio 1944, dopo il Congresso di Bari delle forze antifasciste e la dichiarazione di Vincenzo Arangio-Ruiz: ""il patto fra re e popolo ha perduto il suo vigore e vale, invece, il principio che ogni potere venuto dal popolo al popolo ritorni".
(ASPR, Intervento del Presidente Giorgio Napolitano alla cerimonia di commemorazione del Giudice Giovanni Falcone, Palermo, Aula Bunker, 23 marzo 2012)
"...Lottare contro la mafia non è soltanto una stringente e, certo, doverosa esigenza morale e civile. E' anche, quindi, una necessità per tutti: lo è, prima ancora che per la propria sicurezza, per la propria dignità e per la propria effettiva libertà.
Si tratta di una necessità fondamentale per chi tiene, insieme alla libertà, alla serenità personale e familiare; per chi vuole misurarsi con le proprie forze e le proprie capacità, senza padroni né padrini.
Una necessità per la società, che vuole essere libera, democratica, ordinata, solidale. Una necessità per lo Stato, che deve tutelare i diritti dei suoi cittadini e deve veder rispettata ovunque, senza zone franche, legalità e giustizia.
Le mafie sono la negazione dei diritti. Opprimono, spargono paura, minano i legami familiari e sociali, esaltano l'abuso e il privilegio, usano le armi del ricatto e della minaccia, avvelenano la vita economica e le istituzioni civili. Vendono la droga, inquinano campi e acqua, contaminano alimenti e medicinali, incendiano boschi, devastano risorse ambientali. Le loro azioni criminali avranno effetti nocivi per generazioni. Riciclano i proventi illeciti in attività legali, falsando la concorrenza e inquinando i mercati. Trasformano in un'occasione di arricchimento ogni più turpe attività: la prostituzione, il traffico di esseri umani e di rifiuti tossici, il gioco d'azzardo, il commercio di armi, della droga e di organi del corpo umano.
L'Italia ha compiuto passi avanti nella lotta alle mafie. Negli anni sono state affinate le tecniche investigative, sono state varate, seguendo anche l'intuizione di uomini illuminati e spesso vittime delle mafie, leggi efficaci, che colpiscono duramente i patrimoni mafiosi, premiano la dissociazione, aggravano le pene, introducono nel codice nuove forme di reati. Sono state create strutture d'indagine e giudiziarie che consentono una capillare conoscenza sul territorio del fenomeno criminale. Occorre sostenere il lavoro quotidiano, la rettitudine, la professionalità, l'intelligenza di tante migliaia di donne e uomini dello Stato che ogni giorno - nella magistratura e nelle forze dell'ordine - difendono la nostra vita sociale, e la nostra libertà personale e familiare, dall'aggressione delle mafie, attraverso l'azione di prevenzione e di repressione.
I risultati di questa azione ci sono; e sono sotto gli occhi di tutti. E' bene ricordare che questa lotta, così dura, è stata e viene condotta sul terreno della legalità, del diritto, senza mai venir meno a quei principi che contraddistinguono uno Stato democratico.
Ma è necessario non fermarsi. La mafia è ancora forte, è ancora presente. Controlla attività economiche, legali e illegali, tenta di dominare pezzi di territorio, cerca di arruolare in ogni ambiente. Bisogna azzerare le zone grigie, quelle della complicità, che sono il terreno di coltura di tante trame corruttive.
Accanto agli strumenti della prevenzione e della repressione, bisogna perfezionare quelli per prosciugare le paludi dell'inefficienza, dell'arbitrio, del clientelismo, del favoritismo, della corruzione, della mancanza di Stato, che sono l'ambiente naturale in cui le mafie vivono e prosperano. I vari livelli politico-amministrativi devono essere fedeli ai propri doveri e, quindi, impermeabili alle infiltrazioni e alle pressioni mafiose. La repressione dell'illegalità è inseparabile anche dalla resistenza civile.
La lotta al fenomeno mafioso non avrebbe potuto raggiungere livelli così alti senza una profonda consapevolezza dei nostri concittadini, senza un forte cambio di mentalità, senza la promozione di una nuova cultura della legalità. I giovani e le associazioni della società civile, come Libera, e tante altre, sono stati tra i motori di questo radicale e indispensabile cambiamento.
Dove prima vi era diffusa omertà, ora spesso vi sono i simboli e le bandiere delle associazioni impegnate contro la mafia. Dove vi era silenzio dettato dal timore, o dalla connivenza, ora vi sono le parole, forti e coraggiose, dei nostri ragazzi. Dove c'era indifferenza o rassegnazione, ora si insegna legalità.
Occorre rafforzare e diffondere - perché prevalga - questa crescita culturale. Un crescita che deve continuare nel tempo, e che non dobbiamo mai considerare acquisita una volta per tutte. Una crescita che presuppone un forte impegno nell'ambito educativo e formativo. La scuola è un terreno decisivo per la formazione di coscienza civica e per trasmettere il senso della legalità, e dunque il contrasto alle mafie.
Sarebbe un grave errore pensare che tocchi soprattutto ad altri, che sia soltanto un problema dello Stato e dei suoi rappresentanti. E' un compito che riguarda ciascuno di noi: nell'agire quotidiano, nei comportamenti personali, nella percezione del bene comune, nell'etica pubblica che riusciamo ad esprimere.
Occorre, infine, un tessuto sociale più solido, attraverso l'effettiva possibilità di lavoro e il buon livello dei servizi sociali e sanitari. Occupazione e qualità dei servizi assicurano dignità e rendono i cittadini più capaci di esser protagonisti. Un tessuto sociale solido, e rassicurato sotto questi profili, resiste meglio alle influenze e alle pressioni mafiose.
Come diceva Giovanni Falcone, "la lotta alla mafia non può fermarsi a una sola stanza, la lotta alla mafia deve coinvolgere l'intero palazzo. All'opera del muratore deve affiancarsi quella dell'ingegnere".
Questo è l'orizzonte politico, giudiziario, di ordine pubblico, culturale, educativo, sociale del nostro impegno contro le mafie...".
(ASPR, Intervento del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, all'incontro promosso da "Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie", Locri, 19 marzo, 2017 )
Negli Ottant'anni della nascita della Repubblica
X Edizione della "Giornata dei diritti. Costituzione: Solidarietà e/o Competizione"
Imprenditoria, innovazione tecnologica, liberismo economico e tutela di cittadini e consumatori
Nel quadro delle iniziative seminariali organizzate dall'Archivio storico della Presidenza della Repubblica nella ricorrenza degli Ottant'anni della nascita della Repubblica, del primo voto delle donne e della elezione dei deputati dell'Assemblea costituente, il seminario costituisce l'occasione per una riflessione e un confronto sulle questioni sollevate dal rapporto tra principi e valori sanciti dalla Costituzione, competizione economica e tutela dei diritti.
Alla luce dei principi costituzionali, dei codici deontologici delle professioni che a questi si ispirano e della letteratura in materia di economia solidale e responsabile, il Seminario si propone di riflettere su come, nel tempo, l'adozione di modelli economici fondati su una competizione priva di regole uniformi abbia inciso profondamente sul sentire comune e opacizzato, se non indebolito, la percezione della legalità e del bene comune, finendo con il prevalere sulla tutela dei cittadini, e dei loro diritti, ma anche sulla tutela del patrimonio culturale, paesaggistico e dell'ambiente.
L'Incontro, organizzato con l'Ordine degli Architetti Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori di Roma e provincia, si colloca nel quadro ideale e culturale che ispira, sin dalla sua istituzione, la missione dell'Archivio storico intesa a promuovere la conoscenza dei principi e dei valori trasmessi dai Costituenti; a sollecitare lo studio della storia dei Presidenti della Repubblica, dell'Italia repubblicana e delle sue istituzioni; ad esercitare la tutela attiva della identità e del ruolo degli archivi del Quirinale; a favorirne la loro valorizzazione e fruizione attraverso il Portale storico della Presidenza della Repubblica, mediante pubblicazioni, edizioni di fonti, iniziative didattiche, seminari e convegni, acquisizione di fondi utili ad integrare il patrimonio archivistico e digitale conservato.
Si chiede di confermare la presenza entro il 20 maggio 2026 inviando i propri dati (nome, cognome, luogo e data di nascita) all'indirizzo [email protected]
La manifestazione sarà anche trasmessa in diretta streaming tramite il canale YouTube dell'Archivio storico della Presidenza della Repubblica

