Negli Ottant'anni della nascita della Repubblica
A proposito di "Le istituzioni della Repubblica italiana 1946-1994" di Guido Melis (il Mulino 2026)
Incontro di studio nel quadro delle iniziative organizzate dall'Archivio storico negli Ottant'anni della nascita della Repubblica e della entrata in vigore della Costituzione della Repubblica Italiana
Scenari italiani 1946-1948
Ciclo di Seminari organizzati dall'Archivio storico della Presidenza della Repubblica negli Ottant'anni della nascita della Repubblica e della entrata in vigore della Costituzione della Repubblica Italiana
Il 1946
Referendum istituzionale, primo voto delle donne italiane, elezione dei Deputati della Assemblea costituente
"...Riportiamoci intanto a quell'ormai lontano 25 giugno 1946, allorché, proprio in questa sede di Montecitorio, l'Assemblea Costituente si trovò per la prima volta riunita. In quel momento poteva dirsi veramente finita la lunga notte della tirannide. Dopo anni di dittatura, di oppressione, di soffocamento d'ogni vita democratica, era quella la prima volta che si ricostituiva in Italia un corpo politico elettivo, segno tangibile del ritorno alla libertà, della restituzione in integro dei diritti dei cittadini.
Del resto i cittadini avevano avuto modo di esprimere direttamente la propria voce, allorché nel medesimo tempo che eleggevano i componenti dell'Assemblea si pronunziavano per la soluzione repubblicana nella votazione per il "referendum". Unico esempio, questo, di rovesciamento di un regime monarchico con mezzi democratici, e per ciò stesso primo titolo di merito, prima prova di civiltà, da palte della rinata democrazia.
Ma qual era l'impegno che i costituenti assumevano prendendo posto quel giorno nei loro seggi, qual era il compito che il popolo italiano affidava loro? Ben lo sappiamo: si trattava, partendo dalla tremenda lezione del fascismo e della guerra, di tracciare le linee, le strade maestre del futuro.
Si trattava di dar corpo, struttura e armatura alla libertà. Si trattava, più in concreto, di studiare, formulare e infine sancire quei principii che, scongiurata ogni possibilità di ritorni autoritari oppressivi e vessatori, comunque denominati, consentissero negli anni venturi l'illimitato sviluppo e il progressivo arricchimento dei contenuti effettivi della libertà.
Attendere a compiti simili non era facile, nel momento particolare che il Paese attraversava. L'Italia era allora, dal punto di vista materiale, un Paese pressoché distrutto, stremato, percosso violentemente da tutti gli orrori della guerra. Bisogni premevano da tutte le parti; dappertutto erano rovine: drammatica eredità di una sciagurata avventura... Non si trattò, conviene dirlo, di un lavoro senza contrasti. La situazione politica del Paese si rifletteva ovviamente nella composizione dell'Assemblea, e del resto il clima idillico, da facili intese, non si addice a una discussione politica seria su gravi problemi e interessi contrastanti. Si trattò viceversa, e proficuamente, di un confronto di idee che conobbe anche attriti, frizioni, momenti aspri, aperti scontri.
Ma da questo travaglio uscì infine la Carta costituzionale, che oggi ci governa e che ha avuto il collaudo, a partire dalla sua promulgazione, di ormai più di quattro lustri. È in essa, evidentemente, che è da vedersi il frutto più alto, il frutto per eccellenza del lavoro dei costituenti... Gli ottantacinque anni corsi tra il 1860 e il 1945 avevano visto il Paese condannato a un lievissimo saggio di sviluppo, e spesso al ristagno economico.
Nei primi anni del secolo una speranza di sviluppo era stata soffocata dalla prima guerra mondiale. Nel ventennio fascista, che si concludeva con la sciagura della seconda guerra mondiale, alla crescita economica lentissima seguiva il tracollo nell'abisso della disfatta.... Ricordiamoci che nella Costituzione sono riassunti tutti i valori nei quali abbiamo creduto e crediamo: la libertà, la democrazia, la sovranità popolare, l'amor di Patria, il rispetto della persona umana, la giustizia sociale. Quei valori della cui violazione o sopraffazione il popolo italiano ha dolorosamente sperimentato in passato i tristi e tragici effetti, e ne siamo testimoni noi stessi e quelli che appartengono o alla nostra o alla successiva generazione; il che, fra l'altro, ci pone in obbligo di rendere questa testimonianza presso le più giovani generazioni. Ora questi valori contengono tutto il nostro avvenire di popolo: lo sviluppo, il progresso del nostro Paese. Ma bisogna che essi siano tutti, e sempre, tradotti in atto. Ricordiamoci che questa attuazione dei principii sanciti dalla Costituzione è un'operazione costante, che si prolunga nel tempo, che non consente soste né tollera rallentamenti. Pensate per esempio alla libertà. Essa esige continua vigilanza, perché in ogni momento può essere minacciata. E così per tutto il resto, e specialmente per ciò che riguarda la realizzazione della giustizia sociale, che costituisce del pari un debito - e forse il più alto, sul piano della civiltà - che la Costituzione ci impone.
Ricordiamoci insomma che la Costituzione non è solo una carta di diritti ma anche una carta di doveri. Per tutti: per i singoli cittadini, per i gruppi, per i pubblici poteri...".
(ASPR, Discorso del Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat per il XX anniversario della Assemblea costituente, Roma, Palazzo di Montecitorio, 28 maggio 1971)
"Onorevole Presidente, desidero - anche a chiarimento di interpretazioni errate o che possano dar luogo ad equivoci - richiamare la Sua responsabilità su alcuni problemi, una cui eventuale non chiara soluzione potrebbe recar danno alla Repubblica dentro e fuori i suoi confini.
Coloro ai quali Ella riterrà di affidare responsabilità attinenti alla politica estera dovranno assicurare piena fedeltà alle alleanze, alla politica di unità europea, alla politica di pace.
Colui che sarà proposto quale responsabile del Ministero dell'Interno - Ministero che ha ruolo preminente nel preservare l'unità dell'Italia e il rispetto della legalità repubblicana - non dovrà assumere posizioni politiche in contrasto con i principi di libertà e di legalità, nonché con il principio dell'Italia una e indivisibile', che sono fondamento ed anima della nostra Carta costituzionale.
Il Governo che Ella si accinge a formare dovrà, altresì, essere rispettoso del principio di solidarietà sociale che si sostanzia, innanzitutto, nella tutela dell'occupazione, con particolare riguardo alla possibilità di assicurare il lavoro ai giovani.
Ho sentito e sento questo dovere nel mio compito di garante della Costituzione.
Confido che Ella possa dare ogni personale garanzia circa queste preoccupazioni che toccano la vita dello Stato democratico."
(ASPR, Lettera del Presidente della Repubblica inviata al Presidente del Consiglio incaricato, On. Silvio Berlusconi, Palazzo del Quirinale, 10 maggio 1994)
"...Si tratta di eventi diversi [Resistenza, Repubblica e Costituzione], ma storicamente, politicamente e idealmente collegati. La scelta del 2 giugno, nella rievocazione storica e nel sentire comune, è rimasta meno avvertita di altre.
Il succedersi di questi eventi ha fatto sorgere un patriottismo più maturo, fondato sui valori universali di democrazia, libertà, pace, rispetto dei diritti e non più soltanto sull'appartenenza geografica, sugli interessi nazionali o sul sangue. In questo senso il patriottismo repubblicano è stato capace di fare una sintesi avanzata tra le diverse fasi della nostra storia nazionale...L'unità nazionale raggiunta nel Risorgimento - he il regime dittatoriale e le vicende della guerra avevano portato a dissoluzione - ha trovato nella Repubblica una consacrazione su basi nuove: non la datata retorica nazionalistica, bensì i valori universali affermati nel contrasto alla barbarie del nazifascismo. La scelta occidentale e l'apertura a una Europa portatrice, per la prima volta, di valori di pace e cooperazione, e non di ostilità, hanno dato sostanza a un percorso di progresso. L'aver saputo evitare i tragici errori del primo dopoguerra ha posto le premesse per un forte progetto europeo in grado, oggi, di poter affrontare i rischi e cogliere le opportunità della globalizzazione: certo, l'Unione Europea non deve ritrarsi dalle sue responsabilità. A sfide globali occorrono risposte globali. Sia il terrorismo, siano le crisi finanziarie, sia il tema delle migrazioni, nessun Paese è in grado di affrontarle da solo. Cornice repubblicana e cornice europea, insieme, sono l'ambito più efficace di iniziativa dell'Italia contemporanea»..."
(ASPR, Intervista al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella di Marzio Breda pubblicata sul "Corriere della Sera" con il titolo «Il 2 giugno, un'Italia migliore», Roma, 2 giugno 2016, I mandato)
"Le istituzioni della Repubblica italiana 1946-1994" di Guido Melis (il Mulino 2026)
Nel quadro delle iniziative seminariali organizzate dall'Archivio storico della Presidenza della Repubblica nella ricorrenza degli Ottant'anni della nascita della Repubblica, del primo voto delle donne e della elezione e del protrarsi dei lavori dei deputati dell'Assemblea costituente, il seminario - dedicato alla discussione del volume "Le istituzioni della Repubblica italiana 1946-1994" - intende sollecitare una riflessione sulle questioni sollevate dai temi, e dalle parole chiave a questi connesse, posti alla base di uno strumento di pedagogia civile, quale è il volume dedicato agli anni, agli eventi, alle istituzioni, ai protagonisti, che corrono dal referendum del 2 giugno 1946 alle elezioni del 27-28 marzo 1994, lungo i quali si snodano i quasi cinquant'anni della prima fase del "lungo dopoguerra italiano".
Un volume che viene a collocarsi nell'orizzonte di una "Italia civile" attenta a colmare i propri vuoti di memoria attraverso un dialogo intergenerazionale centrato su questioni consolidate nell'indagine storiografica e nei topoi maturati nella memoria pubblica, di cui si esplorano contraddizioni e criticità.
La riflessione sul ruolo delle istituzioni repubblicane e sul loro continuo intrecciarsi con le trasformazioni sociali, economiche, culturali e politiche del Paese si innesta su rappresentazioni e percezioni della Repubblica narrate attraverso i principi e i valori della Costituzione, indagati e riletti attraverso il "tempo lungo" della Storia, incorporato nel vissuto degli uomini e delle donne, nelle idee e nelle istituzioni, e dà luogo ad "una riflessione che illumina le continuità e le fratture della democrazia italiana nella sua fase più delicata". Emerge - come leggiamo nella presentazione dell'Autore - una rappresentazione delle " istituzioni in movimento, dunque, mai immobili: dal consolidarsi e poi incrinarsi del sistema politico al protagonismo mutevole dei partiti, dalle metamorfosi del modello di governo al progressivo ridimensionamento del Parlamento. Sullo sfondo, il peso decisivo del presidente della Repubblica, l'entrata in scena delle Regioni a statuto ordinario, la vitalità delle autonomie locali, il ruolo della Corte costituzionale, l'azione dei grandi corpi dello Stato, delle magistrature, dei sindacati e degli interessi organizzati, i primi passi dell'unità europea.".
Organizzato dall'Archivio Storico della Presidenza della Repubblica con il Dipartimento di Lettere e Culture moderne dell'Università degli studi di Roma "Sapienza" e con la Società per gli Studi di Storia sulle Istituzioni, l'Incontro si colloca nel quadro ideale e culturale che ispira, sin dalla sua istituzione, la missione dell'Archivio storico intesa a promuovere la conoscenza della storia dei Presidenti della Repubblica e dell'Italia repubblicana, ad esercitare la tutela attiva della identità e del ruolo degli archivi del Quirinale, a favorirne la loro valorizzazione e fruizione attraverso il Portale storico della Presidenza della Repubblica, mediante pubblicazioni, edizioni di fonti, iniziative didattiche, seminari e convegni, acquisizione di fondi utili ad integrare il patrimonio archivistico e digitale conservato.
Si chiede di confermare la presenza entro il 13 ottobre 2026 inviando i propri dati (nome, cognome, luogo e data di nascita) all'indirizzo [email protected]
La manifestazione sarà anche trasmessa in diretta streaming tramite il canale YouTube dell'Archivio storico della Presidenza della Repubblica

