Negli Ottant'anni della nascita della Repubblica
Pescantina, 1945-1947: ritorno e accoglienza dei reduci dalla seconda guerra mondiale
Incontro di studio nel quadro delle iniziative organizzate dall'Archivio storico negli Ottant'anni della nascita della Repubblica e della entrata in vigore della Costituzione della Repubblica Italiana
Scenari italiani 1946-1948
Ciclo di Seminari organizzati dall'Archivio storico della Presidenza della Repubblica negli Ottant'anni della nascita della Repubblica e della entrata in vigore della Costituzione della Repubblica Italiana
Il 1946
Referendum istituzionale, primo voto delle donne italiane, elezione dei Deputati della Assemblea costituente
"...Il Governo, riunendosi la prima volta dopo la liberazione totale del suolo nazionale, manda al di là dei monti ed oltre i mari il saluto affettuoso della Patria ai figli suoi che ancora languiscono negli orrendi campi della Germania, agli eroi della lotta antitedesca ed antifascista, ai militari fedeli al senso d'onore a prezzo della sorte più dura, agli operai strappati con la violenza dalle case e dalle officine; e parimenti a quanti da lunghi mesi nei campi di prigionia lontani e vicini, soffrono la pungente nostalgia della Patria e nei campi d'internamento della Svizzera ancora attendono ansiosi l'ora del ritorno.
A tutti il Governo dà assicurazione della sua sollecitudine per la loro sorte e del suo proposito di assisterli ed aiutarli nel ritorno a casa e nella ripresa del lavoro.
Il nuovo Governo, inaugurando i suoi lavori dopo la liberazione completa del territorio nazionale, ritiene suo primo dovere esprimere l'imperitura riconoscenza del popolo italiano alle valorose Armate alleate ed ai loro magnifici Capi, che a prezzo di uno sforzo gigantesco e di ingenti sacrifici di sangue hanno liberato l'Italia schiacciando la potenza militare nemica.
Il nuovo Governo è lieto di inviare insieme la sua lode ed il suo saluto cordiale alle Forze Armate italiane. Ed in prima linea al nuovo Esercito che ha bene meritato del buon nome italiano e della Nazione, contribuendo efficacemente, prima con il Corpo Italiano di Liberazione, poi con i Gruppi di Combattimento e con le unità combattenti in territorio balcanico e nello Egeo, alla guerra di liberazione a fianco delle armate alleate. Il grave tributo di sangue versato, il plauso alleato attestano l'importanza della loro opera...".
(ASPR, Consiglio dei Ministri, Comunicato n. 760, Roma, 26 giugno 1945, ore 20,30)
"...Può appartenere alla mente allucinata e delirante di un folle concepire che si sia potuto consumare il più grave e atroce delitto contro l'umanità, quel delitto che noi contemporanei riusciamo faticosamente a ricostruire attraverso i diari, le memorie, i racconti...Perché quando l'umanità si ritrova di fronte a degli episodi e a delle pagine in cui si vede rinnegata, non c'è fantasia di artista, né animo di scrittore, né impulso di storico, che possa ricostruire quello che non appartiene alla nostra anima, alla nostra mente, alla nostra civiltà... Ebbene noi ci domandiamo se tutto questo sia realmente accaduto; se lo domanderanno ancora più i nostri figli, se lo domanderà la storia. E tuttavia è accaduto. Le cause sono scritte nella storia. A seguito della tragedia del 1943 cadde per mano nazi-fascista sul nostro Paese, come su altri, civilissimi e nobili, Paesi qui rappresentati, un lungo, oscuro periodo...Mai, come in questo lungo periodo, l'umanità si è sentita ferita a morte nei suoi sentimenti profondi ed elementari, direi perfino nella stessa angosciosa, millenaria ricerca della ragion d'essere degli uomini, dei popoli e della storia.
Eppure l'umanità ha vinto..."
(ASPR, Giovanni Leone, in occasione della inaugurazione del "Museo-Monumento al deportato politico e razziale nei campi di sterminio nazisti", Carpi (Modena) 14 ottobre 1973)
"...C'è anzitutto il dovere della memoria nei confronti di coloro che la barbarie del secolo, l'ideologia nazista, condusse alla morte, spesso con una ferocia...che riesce oggi inimmaginabile, incredibile. Noi non li dimenticheremo mai. Furono milioni e milioni di uomini, intere collettività: quasi tutti gli Ebrei d'Europa furono vittime della Shoàh...Il dovere della memoria si impone poi affinché quella barbarie non abbia a ripetersi. Dunque, vi è un dovere della memoria, e noi vogliamo trasmetterlo ai più giovani. A voi giovani voglio anche dire che vi è una forza della memoria: si deve conservare vivo il ricordo delle tragedie passate perché la memoria è una forza capace di cambiare il mondo. Ecco perché bisogna "non dimenticare". Quando noi, cittadini Europei sopravvissuti alla seconda guerra mondiale, decidemmo di avviarci sulla via dell'unificazione fra i popoli d'Europa, lo facemmo perché la memoria dei milioni di nostri coetanei morti dominava la nostra coscienza, il nostro spirito. Se, da quasi mezzo secolo, l'Europa avanza sulla via dell'unificazione e della fratellanza fra i popoli, sulla via della pace, ciò si deve al fatto che le generazioni successivamente impegnate in questa grande impresa hanno saputo conservare nei loro cuori il ricordo del passato, hanno saputo tradurlo in azione... Ricordare non è soltanto un pio dovere verso le moltitudini dei "sommersi" da una storia perversa. E' un dovere per se stessi e per le generazioni che verranno, nella consapevolezza che la forza della memoria può dar vita a un mondo più civile, più giusto, dove l'amore per gli altri prevalga sull'odio, dove il coraggio di cambiare prevalga sulla paura."
(ASPR, Carlo Azeglio Ciampi in occasione del "Giorno della Memoria", 27 gennaio 2002)
Pescantina, 1945-1947: ritorno e accoglienza dei reduci dalla seconda guerra mondiale
Nel quadro delle iniziative seminariali organizzate dall'Archivio storico della Presidenza della Repubblica nella ricorrenza degli Ottant'anni della nascita della Repubblica, del primo voto delle donne e della elezione e del protrarsi dei lavori dei deputati dell'Assemblea costituente, il seminario è dedicato alle vicende svoltesi a Pescantina alla fine della seconda guerra mondiale.
Con la firma della resa incondizionata da parte della Germania, il 7 e l'8 maggio 1945, si avviarono le operazioni di rimpatrio dei militari e civili internati nei lager tedeschi. Il rimpatrio, gestito nella maggior parte dei casi dagli angloamericani, svoltosi soprattutto nell'estate e nell'autunno 1945, si rivelò particolarmente caotico. A Pescantina, nel veronese, dalla primavera del 1945 e fino ai primi mesi del 1947, venne istituito per i reduci un centro di smistamento e accoglienza - il Centro Accoglienza Reduci (CAR) -, ove confluirono centinaia di migliaia di uomini, che dopo aver trascorso oltre venti mesi nei lager, si trovarono ad attraversare un territorio che si era organizzato per accoglierli e organizzarne il trasporto verso destinazioni interne al paese
L'Incontro di studio intende sollecitare una riflessione sulle questioni sollevate dai temi, e dai lemmi-concetti a questi connessi, posti alla base di uno strumento di pedagogia civile, quale è la vicenda dei militari e civili internati nei campi tedeschi.
Nell'Italia del dopoguerra, la tragica vicenda degli IMI - accolti al loro ritorno in patria con indifferenza e diffidenza, se non con ostilità, da un paese che aveva difficoltà a fare i conti col passato fascista -, è rapidamente dimenticata, sopraffatta da un vero e proprio meccanismo di rimozione.
La memoria del "rimpatrio", svoltosi soprattutto nell'estate e nell'autunno 1945, da Germania, Francia, Balcani e Russia, e la ricostruzione delle vicende, delle identità e delle "scelte" dei tanti protagonisti che in quegli anni operarono, indagate e rilette attraverso il "tempo lungo" della Storia, nel colmare persistenti lacune storiografiche, viene a collocarsi nell'orizzonte di una "Italia civile" attenta a colmare i propri vuoti di memoria attraverso un dialogo intergenerazionale centrato su questioni consolidate nell'indagine storiografica e nei topoi maturati nella memoria pubblica, di cui si esplorano contraddizioni e criticità.
In occasione del Seminario verrà allestita una piccola esposizione di dipinti e disegni di Salvatore Incorpora resa possibile dalla disponibilità della sua famiglia.
Artista di impegno civile, distintosi anche come poeta e scrittore, Incorpora con la sua pittura e i suoi scritti, fra questi Ossa vive" (1969) e "Quell'andare. Da un diario" (1992), ha documentato la sua drammatica esperienza nei campi di internamento nazisti.
Organizzato dall'Archivio Storico della Presidenza della Repubblica con l'ANRP-Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia, dall'Internamento e dalla Guerra di Liberazione e loro familiari, l'Incontro si colloca nel quadro ideale e culturale che ispira, sin dalla sua istituzione, la missione dell'Archivio storico intesa a promuovere la conoscenza della nostra Carta costituzionale; delle funzioni che la Costituzione assegna ai Presidenti della Repubblica; dei principi e dei valori che intessono la trama dei dettati della Costituzione nel disegnare i doveri dei cittadini e la fisionomia delle Amministrazioni pubbliche; ad esercitare la tutela attiva della identità e del ruolo degli archivi del Quirinale, a favorirne la loro valorizzazione e fruizione attraverso il Portale storico della Presidenza della Repubblica, mediante pubblicazioni, edizioni di fonti, iniziative didattiche, seminari e convegni, acquisizione di fondi utili ad integrare il patrimonio archivistico e digitale conservato.
Si chiede di confermare la presenza entro il 2 novembre 2026 inviando i propri dati (nome, cognome, luogo e data di nascita) all'indirizzo [email protected]
La manifestazione sarà anche trasmessa in diretta streaming tramite il canale YouTube dell'Archivio storico della Presidenza della Repubblica

