Negli Ottant'anni della nascita della Repubblica
"Abbiamo gettato un ponte sull'abisso". De Gasperi e il referendum del 1946
Incontro di studio nel quadro delle iniziative organizzate dall'Archivio storico negli Ottant'anni della nascita della Repubblica e della entrata in vigore della Costituzione della Repubblica Italiana
Scenari italiani 1946-1948
Ciclo di Seminari organizzati dall'Archivio storico della Presidenza della Repubblica negli Ottant'anni della nascita della Repubblica e della entrata in vigore della Costituzione della Repubblica Italiana
Il 1946
Referendum istituzionale, primo voto delle donne italiane, elezione dei Deputati della Assemblea costituente
"Intendo parlare da uomo a uomo, e rivolgermi soprattutto agli avversari in buona fede e ai disorientati. Durante la campagna elettorale, folle di gente amica e avversaria mi hanno consentito di parlare serenamente su tutte le piazze d'Italia, benché, pur tenendo fede alle direttive del mio Partito, le mie argomentazioni cercassero piuttosto di superare che di acuire la polemica istituzionale, e di concentrare invece l'attenzione sul carattere della consultazione popolare, atto di sovranità del popolo italiano, atto definitivo in cui le parti, cittadini e principe, si sottomettevano al metodo democratico della maggioranza, atto indispensabile per ricomporre e conservare l'unità morale della Nazione andata perduta durante la guerra. La procedura era regolata dalla legge approvata dalla Consulta Nazionale, deliberata all'unanimità dal Consiglio dei Ministri, costituito di repubblicani e di monarchici, promulgata dal Luogotenente, e l'ufficio di tirare le somme e di controllare le operazioni elettorali veniva affidato alla Magistratura della Corte d'Appello e dei Tribunali e, in ultima istanza, alla Corte di Cassazione. Tutte le precauzioni erano prese perché le elezioni si svolgessero nell'ordine e nella libertà. E così fu. Il popolo italiano, ritrovando il senso più nobile della sua storia, diede spettacolo di alta disciplina e di educazione democratica. Per due giorni fece pazientemente la coda per votare, e ciascuno poté votare come voleva, senza pressione di poteri pubblici, anzi evitando perfino il controllo dei Partiti, giacché, con la scheda di Stato in mano, entro gli stessi Partiti si poté liberamente dare il voto alla Repubblica o alla Monarchia
per spirito di conciliazione verso il Paese e verso la parte soccombente, abbiamo cercato di mutuo accordo come si potesse, almeno per pochi giorni ancora, evitare una rottura clamorosa. Perché i consiglieri del Re, all'ultimo momento, sono venuti meno a questo sforzo ed hanno consigliato di lanciare al Paese una parola così aspra? Mi ripugna di rinnovare la polemica anche perché in molte circostanze del passato ho sempre trovato il Re conciliativo e ieri stesso, nell'ultimo commiato con i suoi familiari e in contraddizione con il proclama, ebbe parole di disciplina e di concordia.
So bene considerare umanamente la tragedia di quest'ultimo che, erede di una disfatta e di funeste, fatali compromissioni con la dittatura, si è sforzato negli ultimi mesi di risalire la corrente a furia di pazienza e di buon volere. Ma quest'ultima vicenda di una millenaria dinastia ci appare come una parte della catastrofe nazionale; è una espiazione, ma tutti dobbiamo espiare, anche coloro che non hanno avuto o ereditato le colpe della dinastia.
Vorrei dire ai Partiti: non imprechiamo, non accaniamoci fra vinti e vincitori; uno solo è l'artefice del proprio destino: il popolo italiano che, se meriterà la benedizione di Dio, creerà con la Costituente una Repubblica di tutti, una Repubblica che si difende sì, ma non perseguita; una Democrazia equilibrata nei suoi poteri, fondata sul lavoro, ma giusta verso tutte le classi sociali; riformatrice, ma non sopraffattrice e soprattutto rispettosa della libertà della persona, dei Comuni, delle Regioni.
Un immenso lavoro ricostruttivo abbiamo innanzi a noi. La salita è faticosa. Diamoci la mano, uomini di buona volontà: comunque sia stato il vostro e il nostro voto, perché altrimenti, senza questo sforzo comune, non riusciremo. Ma riusciremo: ho fede che il popolo italiano ha già nel cuore questo fermo proposito e che già sente l'aculeo delle immediate esigenze sociali ed economiche. Bisogna mantenere l'ordine, bisogna lavorare, bisogna produrre. Coloro stessi che si sentirono legati ad un giuramento, sono stati prosciolti da ogni obbligo verso una persona e oggi l'impegno solenne vale per la Patria, e la Patria è il Popolo. Voglio riconoscere che questo proscioglimento è stato un atto ricostruttivo in mezzo ad altri gesti polemici e irritati dell'ultima ora.
Uniamoci, Italiani, nel pensiero della Patria e dimostriamo la saldezza della nostra unità - lavoratori, forze armate, organi dello Stato, ceti tutti in confronto di chi insidia le nostre più care frontiere, speculando sui nostri disordini interni, e confermiamo, in vista delle trattative di pace, che il popolo italiano è risoluto a difendere il proprio sacrosanto diritto al suo avvenire."
(ASPR, Radiomessaggio agli Italiani del Capo provvisorio dello Stato, Alcide De Gasperi, Roma 14 giugno 1946)
"...Il Governo saluta nell'Assemblea l'espressione della sovranità popolare. Eletto il Capo provvisorio dello Stato, il Governo rimetterà nelle sue mani i poteri di cui era investito durante il periodo di transizione. Si compie così legalmente e pacificamente il più grande rivolgimento della storia politica moderna d'Italia. Con ardimento, con tenacia, con sforzo disciplinato abbiamo gettato un ponte sull'abisso fra due epoche...Operano nella Repubblica italiana le tendenze universalistiche del Cristianesimo, quelle umanitarie di Giuseppe Mazzini, quelle di solidarietà del lavoro, propugnate dalle organizzazioni operaie..."
(ASPR, dal Discorso di Alcide De Gasperi, Presidente del Consiglio dei ministri e Capo provvisorio dello Stato, in occasione della prima riunione della Assemblea costituente, Palazzo Montecitorio 25 giugno 1946)
"...Dopo il duro ventennio fascista e la sciagura della guerra, un'Italia sconfitta riusciva ad entrare a far parte delle nazioni libere e democratiche. Ritrovata la libertà, con la partecipazione al voto di tutti, donne e uomini del nostro Paese, si realizzava una piena democrazia, imperniata sul Parlamento...Tutto ciò non sarebbe stato possibile senza il coraggio e la visione da statista di Alcide De Gasperi...Sotto la guida dello statista trentino è stata garantita la continuità dello Stato italiano, sancendo contemporaneamente la discontinuità rispetto alla monarchia e al regime fascista e poggiando la nuova costruzione democratica su basi diverse da quelle incerte ereditate dallo Stato liberale...De Gasperi non fu soltanto il protagonista di tutto questo ma fu anche il costruttore tenace di una diversa idea di Patria...La decisione degasperiana di un'Italia integrata con le democrazie occidentali e per un'Europa oltre ogni revanscismo, ha posto le basi per un percorso patriottico antiretorico che può abbracciare tutti i giovani europei, spingendoli anche a nuove forme di espressione politica condivisa e sovranazionale...De Gasperi assunse la guida della Repubblica con mano sicura. Aveva innato il senso dei tempi dei processi di cambiamento politici. La sua azione nel non facile passaggio alla Repubblica fu magistrale. Volle fermamente il referendum e riuscì a ottenerlo...A buon diritto, possiamo riconoscergli l'attributo di "Padre" della nostra Repubblica...Alcide De Gasperi è anche uno dei Padri dell'Unione Europea..."
(ASPR, dalla Lectio degasperiana 2016 del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, Pieve Tesino 18 agosto 2016, ora in "L'attualità di De Gasperi. Lezioni di storia e politica 2004-2024", a cura di Giuseppe Tognon, il Mulino 2024)
"Abbiamo gettato un ponte sull'abisso"
De Gasperi e il referendum del 1946
Organizzato dall'Archivio Storico della Presidenza della Repubblica, con la Fondazione De Gasperi e con la Struttura di missione per gli anniversari di interesse nazionale della Presidenza del Consiglio dei ministri, il seminario è centrato sulla figura di Alcide De Gasperi, nella fase complessa del suo primo governo in cui si compì la "preparazione" del voto del 2 giugno 1946, tornante centrale della Storia dell'Italia contemporanea, ma anche sul suo pensiero, la sua visione, la sua politica.
Nell'ambito delle iniziative seminariali organizzate dall'Archivio storico della Presidenza della Repubblica nella ricorrenza degli Ottant'anni della nascita della Repubblica, del primo voto delle donne e della elezione e del protrarsi dei lavori dei deputati dell'Assemblea costituente, nel 1946, e della entrata in vigore della Costituzione della Repubblica Italiana, il 1° gennaio 1948 - un triennio nel corso del quale De Gasperi guidò come Presidente del Consiglio dei Ministri i suoi primi quattro governi e, dal 12 giugno al 1° luglio 1946, con l'instaurarsi del regime transitorio seguito all'esito del Referendum, esercitò le funzioni del Capo dello Stato spettanti ope legis al Presidente del Consiglio in carica -, il seminario si colloca nel quadro ideale e culturale che ispira, sin dalla sua istituzione, la missione dell'Archivio storico intesa a promuovere la conoscenza della nostra Carta costituzionale, delle funzioni che la Costituzione assegna ai Presidenti della Repubblica, dei principi e dei valori che intessono la trama dei dettati della Costituzione nel disegnare i doveri dei cittadini e la fisionomia delle Amministrazioni pubbliche; ad esercitare la tutela attiva della identità e del ruolo degli archivi del Quirinale, a favorirne la loro valorizzazione e fruizione attraverso il Portale storico della Presidenza della Repubblica, mediante pubblicazioni, edizioni di fonti, iniziative didattiche, seminari e convegni, acquisizione di fondi utili ad integrare il patrimonio archivistico e digitale conservato.
Si chiede di confermare la presenza entro il 3 novembre 2026 inviando i propri dati (nome, cognome, luogo e data di nascita) all'indirizzo [email protected]
La manifestazione sarà anche trasmessa in diretta streaming tramite il canale YouTube dell'Archivio storico della Presidenza della Repubblica

