Visita di Stato del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi negli Stati Uniti. Incontro con il Comitato organizzatore delle cerimonie commemorative per il centenario della tragedia mineraria di Monongah
Dobbiamo sentirci italiani in qualunque parte della terra ci troviamo. Sia coloro, come nel mio caso, che hanno ancora la fortuna di vivere nella nostra amata Italia, sia quelli che per decisioni recenti o per decisioni dei nostri padri, sono dovuti andare in altre parti del mondo. Gli Italiani sono infatti la nazionalità più diffusa, più presente in tutti e cinque i Continenti, in particolare in America; nell'America del Nord e nell'America del Sud.
Tutti sono rimasti giustamente uniti alla loro Patria, al loro Paese di origine. Sono diventati nella maggior parte cittadini di un altro Stato di cui sono parte reale, apprezzata perché laboriosa, perché animata da sentimenti profondi che rendono onore a quella che è la tradizione della nostra terra, l'Italia.
Ovunque questo sentimento è forte, sentito, radicato.
E' questa certamente una grande forza perché la comunità italiana, sia quella che vive in Italia che quella che è sparsa nei vari paesi del pianeta, supera i cento milioni di cittadini. E' questa una realtà importante; è fortemente unita anche se vive separata.
Ed è bello che si sia intrapresa l'iniziativa di ricordare i sacrifici che tanti nostri italiani hanno dovuto provare, spinti dalle esigenze proprie della vita, nella ricerca di una fonte di lavoro, lasciando alle proprie spalle i propri paesi d'origine per trasferirsi altrove, affrontando gli inizi di una vita certamente molto dura, come è quella dell'immigrato che non è facile in nessun caso. Essa è resa ancora più difficile per coloro che hanno lasciato il proprio paese, privi di una elementare istruzione scolastica, in condizioni di analfabetismo, in quanto non tutti potevano permetterselo. E tanti di questi nostri connazionali erano animati solamente dalla capacità di lavorare, perché solo attraverso il lavoro avrebbero potuto assicurare un futuro migliore per i propri figli.
Tutta questa nostra realtà - che risale nei secoli e che ha vissuto momenti di particolare rilievo nel 1800, agli inizi del 1900 e si è poi protratta anche dopo la seconda Guerra Mondiale, con l'ultima corrente di immigrazione che ha scelto la strada del nuovo continente, dell'Australia - ha pagato con sofferenza enorme, ha pagato con la vita.
E in questo si inserisce la vicenda di Monongah, nel West Virginia, quando in quel 6 dicembre del 1907, in una miniera-per una fuoriuscita di grisou-si verifica una tremenda esplosione, che imprigiona nelle gallerie della miniera centinaia di minatori che si trovavano in quel momento nei sotterranei. Questa sciagura provocò un numero indefinito di vittime, una vera e propria strage. Le cifre ufficiali, che si limitano alle vittime riconosciute, parlano di 361 minatori morti, di cui 171 italiani, molti dei quali provenienti soprattutto dai piccoli comuni dell'Abruzzo, della Calabria, della Campania, del Molise e della Sicilia. Ed è bello ancora oggi vedere la presenza qui di molti cittadini in rappresentanza di quelle comunità qui negli Stati Uniti ed è commovente sapere che ieri a Monongah con le vostre manifestazioni avete commemorato quei nostri concittadini.
Quindi, sono lieto della presenza dei Sindaci di quei paesi dove certamente quella tragedia non è stata dimenticata, anche se sappiamo che non vi fu soltanto quella tragedia mineraria ma vi furono tanti eventi simili. Infatti leggendo alcuni articoli ho constatato che, sempre nel 1907, nello stesso mese di dicembre, esattamente il 19 si verificò un'altra esplosione di grisou in una diversa miniera, in Pensylvania, provocando la morte di 250 minatori.
A noi, a quelli della mia generazione certamente sono rimaste impresse le tragedie più recenti, quelle che abbiamo vissuto nel dopoguerra. I nostri compatrioti emigravano non solo in Australia, ma anche in Europa, nel Belgio, ad esempio, dove avvenne la tragedia alla miniera di Marcinelle. E in una mia visita in Belgio sono andato personalmente proprio a Marcinelle, insieme al Re del Belgio, a rendere onore alle vittime di quella tragedia che, appunto, si verificò in tempi relativamente recenti, mezzo secolo fa.
Avete fatto bene a organizzare queste cerimonie perché, come sostengo sempre, è doveroso per noi rendere onore e ricordare coloro che sono caduti, ma è importante soprattutto tenere vivo il ricordo e la memoria di queste vicende, dalle quali dobbiamo trarre la forza e il coraggio per proseguire nel nostro compito, nelle nostre responsabilità, per far sì che si possa avere un'Italia sempre migliore.
Credetemi, per me è una enorme soddisfazione morale avere constatato che in seguito all'attentato in Nassiriya, in queste giornate vi sia stata una reazione così profonda, così sentita, così unitaria da parte del popolo italiano.
Non avevo dubbi mercoledì mattina quando mi ha raggiunto, mentre stavo per partire per New York, la tremenda notizia. Rilasciai subito una dichiarazione nella quale sottolineavo che mi recavo negli Stati Uniti, sapendo di rappresentare un Paese unito e forte.
Ed è con questi sentimenti, quindi, che vi ringrazio, ed è con questo spirito che il mio ricordo e anche la mia forza si nutre anche delle radici della vicenda tragica di Monongah.
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Tutti sono rimasti giustamente uniti alla loro Patria, al loro Paese di origine. Sono diventati nella maggior parte cittadini di un altro Stato di cui sono parte reale, apprezzata perché laboriosa, perché animata da sentimenti profondi che rendono onore a quella che è la tradizione della nostra terra, l'Italia.
Ovunque questo sentimento è forte, sentito, radicato.
E' questa certamente una grande forza perché la comunità italiana, sia quella che vive in Italia che quella che è sparsa nei vari paesi del pianeta, supera i cento milioni di cittadini. E' questa una realtà importante; è fortemente unita anche se vive separata.
Ed è bello che si sia intrapresa l'iniziativa di ricordare i sacrifici che tanti nostri italiani hanno dovuto provare, spinti dalle esigenze proprie della vita, nella ricerca di una fonte di lavoro, lasciando alle proprie spalle i propri paesi d'origine per trasferirsi altrove, affrontando gli inizi di una vita certamente molto dura, come è quella dell'immigrato che non è facile in nessun caso. Essa è resa ancora più difficile per coloro che hanno lasciato il proprio paese, privi di una elementare istruzione scolastica, in condizioni di analfabetismo, in quanto non tutti potevano permetterselo. E tanti di questi nostri connazionali erano animati solamente dalla capacità di lavorare, perché solo attraverso il lavoro avrebbero potuto assicurare un futuro migliore per i propri figli.
Tutta questa nostra realtà - che risale nei secoli e che ha vissuto momenti di particolare rilievo nel 1800, agli inizi del 1900 e si è poi protratta anche dopo la seconda Guerra Mondiale, con l'ultima corrente di immigrazione che ha scelto la strada del nuovo continente, dell'Australia - ha pagato con sofferenza enorme, ha pagato con la vita.
E in questo si inserisce la vicenda di Monongah, nel West Virginia, quando in quel 6 dicembre del 1907, in una miniera-per una fuoriuscita di grisou-si verifica una tremenda esplosione, che imprigiona nelle gallerie della miniera centinaia di minatori che si trovavano in quel momento nei sotterranei. Questa sciagura provocò un numero indefinito di vittime, una vera e propria strage. Le cifre ufficiali, che si limitano alle vittime riconosciute, parlano di 361 minatori morti, di cui 171 italiani, molti dei quali provenienti soprattutto dai piccoli comuni dell'Abruzzo, della Calabria, della Campania, del Molise e della Sicilia. Ed è bello ancora oggi vedere la presenza qui di molti cittadini in rappresentanza di quelle comunità qui negli Stati Uniti ed è commovente sapere che ieri a Monongah con le vostre manifestazioni avete commemorato quei nostri concittadini.
Quindi, sono lieto della presenza dei Sindaci di quei paesi dove certamente quella tragedia non è stata dimenticata, anche se sappiamo che non vi fu soltanto quella tragedia mineraria ma vi furono tanti eventi simili. Infatti leggendo alcuni articoli ho constatato che, sempre nel 1907, nello stesso mese di dicembre, esattamente il 19 si verificò un'altra esplosione di grisou in una diversa miniera, in Pensylvania, provocando la morte di 250 minatori.
A noi, a quelli della mia generazione certamente sono rimaste impresse le tragedie più recenti, quelle che abbiamo vissuto nel dopoguerra. I nostri compatrioti emigravano non solo in Australia, ma anche in Europa, nel Belgio, ad esempio, dove avvenne la tragedia alla miniera di Marcinelle. E in una mia visita in Belgio sono andato personalmente proprio a Marcinelle, insieme al Re del Belgio, a rendere onore alle vittime di quella tragedia che, appunto, si verificò in tempi relativamente recenti, mezzo secolo fa.
Avete fatto bene a organizzare queste cerimonie perché, come sostengo sempre, è doveroso per noi rendere onore e ricordare coloro che sono caduti, ma è importante soprattutto tenere vivo il ricordo e la memoria di queste vicende, dalle quali dobbiamo trarre la forza e il coraggio per proseguire nel nostro compito, nelle nostre responsabilità, per far sì che si possa avere un'Italia sempre migliore.
Credetemi, per me è una enorme soddisfazione morale avere constatato che in seguito all'attentato in Nassiriya, in queste giornate vi sia stata una reazione così profonda, così sentita, così unitaria da parte del popolo italiano.
Non avevo dubbi mercoledì mattina quando mi ha raggiunto, mentre stavo per partire per New York, la tremenda notizia. Rilasciai subito una dichiarazione nella quale sottolineavo che mi recavo negli Stati Uniti, sapendo di rappresentare un Paese unito e forte.
Ed è con questi sentimenti, quindi, che vi ringrazio, ed è con questo spirito che il mio ricordo e anche la mia forza si nutre anche delle radici della vicenda tragica di Monongah.
Diario storico
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Intervento del Presidente del Senato della Repubblica nell'esercizio delle funzioni del Presidente della Repubblica alla cerimonia di rientro delle Salme delle vittime dell'attentato a Nassiriya in Iraq
Impegni del Presidente del Senato nell'esercizio delle funzioni del Presidente della Repubblica
