Incontro del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi con una delegazione di partecipanti al Convegno nazionale dell'Unione giuristi cattolici
Vorrei rivolgervi alcune parole di saluto ed esprimervi l'augurio per il vostro convegno, che è dedicato a un tema specifico nel quadro dei principi che ha richiamato il Presidente D'Agostino.
Egli ha evocato quel clima del dopoguerra che vide un fermento culturale particolarmente intenso e fecondo. Oggi, a sessanta anni di distanza ci rendiamo conto di quanto fu fecondo quel periodo, ed anche a quali benefici esso ci ha portato, primo fra tutti quello di avere, per esempio, assicurato a quell'Europa, che era ormai abituata a ricorrere alla forza e alla guerra per dirimere i propri problemi, a 60 anni di pace.
Certamente è un clima di pace, di principi che voi giustamente richiamate possano trovare una più completa e più piena conferma e applicazione.
Non voglio addentrarmi in tematiche squisitamente di diritto. Non vi nascondo che credo che non avverta tanto un problema di primato fra politica e diritto. Mi sembra che si tratta di due finalità che non si debbono assolutamente contrapporre, ma che invece convergono. Convergono nel fatto che il primo compito è quello di portare a un massimo e più diffuso rispetto della dignità dell'essere umano, che è un principio fondamentale, che purtroppo non è rispettato in tutto il mondo.
Qualunque sia la ispirazione di ciascuno di noi questo è il punto fondamentale.
Certamente quello che bisogna rispettare e promuovere nel fatto perché quell'obiettivo sia perseguito. Praticare l'autonomia delle istituzioni - questo è fondamentale - le singole istituzioni dove si consuma, a mio avviso, nel modo migliore, il rapporto fra il diritto nelle sue pratiche affermazioni e la politica.
Autonomia delle istituzioni e per questo, non a caso, l'autonomia della Magistratura è un elemento pieno e fondamentale, ma bisogna praticarlo quotidianamente oltre che enunciarlo e, al tempo stesso, quello che ciascuno di noi, nell'esercizio dei propri compiti, abbia come punto di riferimento ultimo la propria coscienza. Quindi questi due punti: autonomia delle istituzioni ed essere in pace con la propria coscienza.
Rimane poi anche il fatto, per quanto riguarda l'amministrazione della giustizia e lo patiamo noi nel nostro Paese: deve evolvere a rendere giustizia che significa, in campo civile e in campo penale, per prima cosa di rendere giustizia anche in tempi convenienti, altrimenti non è più resa di giustizia e a volte si ha oggi la sensazione che ci si rivolga alla giustizia non tanto per l'accertamento della verità e quindi un giudizio giusto, ma si punta soprattutto a non avere nessun giudizio, a eludere il momento finale attraverso il tempo. E rendere giustizia vuol dire accertare la verità.
Ho un ricordo degli studi liceali, quando l'insegnante di filosofia mi insegnò che cosa è la verità. Se ben ricordo, richiamava sempre una definizione di San Tommaso d'Aquino: "Veritas est adequatio rei et intellectus", quindi la capacità di portare sullo stesso piano, perché si incontrino, l'intelletto umano e il fatto. Questo è un compito difficilissimo che ognuno di noi, nel proprio campo, si trova ad esercitarlo in continuazione.
Sono alcune considerazioni che mi sono venute naturali nel sentire l'indirizzo del Presidente D'Agostino e non ho altro che da rinnovarvi l'augurio più vivo per il vostro convegno e anche per il tema specifico che avete. L'augurio che trovi, questo convegno, un ulteriore passo per quella difesa dei diritti della persona umana che sono il nostro comune obiettivo. Grazie.
leggi tutto
Egli ha evocato quel clima del dopoguerra che vide un fermento culturale particolarmente intenso e fecondo. Oggi, a sessanta anni di distanza ci rendiamo conto di quanto fu fecondo quel periodo, ed anche a quali benefici esso ci ha portato, primo fra tutti quello di avere, per esempio, assicurato a quell'Europa, che era ormai abituata a ricorrere alla forza e alla guerra per dirimere i propri problemi, a 60 anni di pace.
Certamente è un clima di pace, di principi che voi giustamente richiamate possano trovare una più completa e più piena conferma e applicazione.
Non voglio addentrarmi in tematiche squisitamente di diritto. Non vi nascondo che credo che non avverta tanto un problema di primato fra politica e diritto. Mi sembra che si tratta di due finalità che non si debbono assolutamente contrapporre, ma che invece convergono. Convergono nel fatto che il primo compito è quello di portare a un massimo e più diffuso rispetto della dignità dell'essere umano, che è un principio fondamentale, che purtroppo non è rispettato in tutto il mondo.
Qualunque sia la ispirazione di ciascuno di noi questo è il punto fondamentale.
Certamente quello che bisogna rispettare e promuovere nel fatto perché quell'obiettivo sia perseguito. Praticare l'autonomia delle istituzioni - questo è fondamentale - le singole istituzioni dove si consuma, a mio avviso, nel modo migliore, il rapporto fra il diritto nelle sue pratiche affermazioni e la politica.
Autonomia delle istituzioni e per questo, non a caso, l'autonomia della Magistratura è un elemento pieno e fondamentale, ma bisogna praticarlo quotidianamente oltre che enunciarlo e, al tempo stesso, quello che ciascuno di noi, nell'esercizio dei propri compiti, abbia come punto di riferimento ultimo la propria coscienza. Quindi questi due punti: autonomia delle istituzioni ed essere in pace con la propria coscienza.
Rimane poi anche il fatto, per quanto riguarda l'amministrazione della giustizia e lo patiamo noi nel nostro Paese: deve evolvere a rendere giustizia che significa, in campo civile e in campo penale, per prima cosa di rendere giustizia anche in tempi convenienti, altrimenti non è più resa di giustizia e a volte si ha oggi la sensazione che ci si rivolga alla giustizia non tanto per l'accertamento della verità e quindi un giudizio giusto, ma si punta soprattutto a non avere nessun giudizio, a eludere il momento finale attraverso il tempo. E rendere giustizia vuol dire accertare la verità.
Ho un ricordo degli studi liceali, quando l'insegnante di filosofia mi insegnò che cosa è la verità. Se ben ricordo, richiamava sempre una definizione di San Tommaso d'Aquino: "Veritas est adequatio rei et intellectus", quindi la capacità di portare sullo stesso piano, perché si incontrino, l'intelletto umano e il fatto. Questo è un compito difficilissimo che ognuno di noi, nel proprio campo, si trova ad esercitarlo in continuazione.
Sono alcune considerazioni che mi sono venute naturali nel sentire l'indirizzo del Presidente D'Agostino e non ho altro che da rinnovarvi l'augurio più vivo per il vostro convegno e anche per il tema specifico che avete. L'augurio che trovi, questo convegno, un ulteriore passo per quella difesa dei diritti della persona umana che sono il nostro comune obiettivo. Grazie.
