Incontro del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi con l'on. Guido Pollice presidente di Green cross Italia e con i vincitori della X edizione del concorso nazionale ed internazionale "Immagini per la Terra"
Vorrei rivolgermi soprattutto a voi, cari ragazzi, dicendovi subito che non me la sento di fare un discorso. Mi fa piacere questa iniziativa della consegna di premi ai vincitori del concorso dedicato alle "Immagini della terra". E appena ho sentito pronunciare le parole "immagini della terra" il mio pensiero è andato alle immagini della terra che io, ormai piuttosto avanti negli anni, ricordo della mia giovinezza.
Come voi sapete sono nato in una città di mare, Livorno, e quindi la mia prima immagine della terra che conservo è la distesa del mare, che non vi nascondo da ragazzo non mi stancavo mai di guardarlo. Sia quando esso era calmo, per la presenza della bonaccia che spirava al mattino nelle giornate serene, sia quando c'era il maestrale. E questo mare completamente calmo mi fa tornare in mente il termine "equor" con il quale i latini definivano la calma della distesa del mare.
E poi la sera, al tramonto - dopo che nel corso della giornata assistevo all'alternarsi delle onde spumeggianti che si gonfiavano, spinte dai venti, e alle mutazioni che i flutti assumevano nelle giornate in cui il mare era calmo o quando era in tempesta, nella bufera - quando ritornava la calma. Era uno spettacolo bellissimo.
In quel periodo non ci si stancava mai di ammirare i grandi flutti che si frangevano contro le rocce sporgenti sul mare e delle mille e diverse evoluzioni che i marosi assumevano. E lo sguardo si proiettava fino ad abbracciare tutte queste nostre magnifiche coste del Mar Tirreno, che circondavano la mia terra. E osservavo come questi scogli verdi, ricchi di vegetazione, si mescolavano con il mare, con gli alberi che quasi andavano a confondersi col mare.
E quelle piante mi portano alla mente le belle e grandi pinete, che purtroppo nel tempo hanno subito le insidie e i danni provocati dall'uomo, per l'utilizzo di tutti quei nuovi prodotti, che via via sono stati rilasciati o sparsi nell'aria e che il vento trasportandoli insieme all'aria pulita, diffondeva ovunque anche queste polveri micidiali, che hanno causato l'essiccamento precoce e repentino di gran parte degli alberi e delle magnifiche pinete secolari che ricoprivano quelle zone. Per riparare a questi danni occorre quindi ogni sforzo dell'uomo per contrastare questo degrado.
Ma voglio ripercorrere, qui insieme a voi, anche le immagini della campagna e della montagna, le distese di quei bei campi di grano, con le spighe appena germogliate, che facevano di colpo mutare il colore della terra che da marrone assumeva la tinta verde dei germogli, i quali spinti dal vento fluttuavano e ondeggiavano armoniosamente.
Altri pensieri corrono verso le nostre montagne; lo sguardo si posa su quei picchi straordinari che circondano il nostro Paese; sui ricami naturali che vengono disegnati dai profili delle stesse cime, in particolar modo dalle Dolomiti; gli occhi si soffermano sulla varietà dei colori che assumono i grandi altipiani, che voi certamente avete attraversato diverse volte, girando in macchina nelle vostre zone. Ripenso altresì al Piano delle Cinque Miglia che sbuca su Roccaraso, o alle distese che si incontrano risalendo dall'Umbria alle Marche, verso Col Fiorito, dove si può ammirare, con l'arrivo della primavera, tutta la vallata, ricca di fioritura.
Ecco, sono queste tutte le immagini e le impressioni che si sono alternate alla mia mente mentre ascoltavo la illustrazione del vostro concorso.
Con questi sentimenti, augurandomi che voi riusciate a conservare viva nella vostra memoria queste immagini della terra, che vi circondano quotidianamente e che dopo aver colpito il vostro sguardo, dagli occhi entrino e raggiungano la vostra anima.
Cari ragazzi, grazie per avere partecipato a questo concorso e per il grande impegno da voi profuso, tanto da meritare di essere premiati. Continuate nell'opera che coloro prima di voi hanno iniziato, per salvaguardare tutto l'ambiente, per proteggere questa natura, in modo che anche i figli dei vostri figli possano godere non solo della immagine ma della realtà di questa terra, che così fortemente ci appartiene. E proprio perché essa è nostra dobbiamo a maggior ragione saperla difendere. Auguri.
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Come voi sapete sono nato in una città di mare, Livorno, e quindi la mia prima immagine della terra che conservo è la distesa del mare, che non vi nascondo da ragazzo non mi stancavo mai di guardarlo. Sia quando esso era calmo, per la presenza della bonaccia che spirava al mattino nelle giornate serene, sia quando c'era il maestrale. E questo mare completamente calmo mi fa tornare in mente il termine "equor" con il quale i latini definivano la calma della distesa del mare.
E poi la sera, al tramonto - dopo che nel corso della giornata assistevo all'alternarsi delle onde spumeggianti che si gonfiavano, spinte dai venti, e alle mutazioni che i flutti assumevano nelle giornate in cui il mare era calmo o quando era in tempesta, nella bufera - quando ritornava la calma. Era uno spettacolo bellissimo.
In quel periodo non ci si stancava mai di ammirare i grandi flutti che si frangevano contro le rocce sporgenti sul mare e delle mille e diverse evoluzioni che i marosi assumevano. E lo sguardo si proiettava fino ad abbracciare tutte queste nostre magnifiche coste del Mar Tirreno, che circondavano la mia terra. E osservavo come questi scogli verdi, ricchi di vegetazione, si mescolavano con il mare, con gli alberi che quasi andavano a confondersi col mare.
E quelle piante mi portano alla mente le belle e grandi pinete, che purtroppo nel tempo hanno subito le insidie e i danni provocati dall'uomo, per l'utilizzo di tutti quei nuovi prodotti, che via via sono stati rilasciati o sparsi nell'aria e che il vento trasportandoli insieme all'aria pulita, diffondeva ovunque anche queste polveri micidiali, che hanno causato l'essiccamento precoce e repentino di gran parte degli alberi e delle magnifiche pinete secolari che ricoprivano quelle zone. Per riparare a questi danni occorre quindi ogni sforzo dell'uomo per contrastare questo degrado.
Ma voglio ripercorrere, qui insieme a voi, anche le immagini della campagna e della montagna, le distese di quei bei campi di grano, con le spighe appena germogliate, che facevano di colpo mutare il colore della terra che da marrone assumeva la tinta verde dei germogli, i quali spinti dal vento fluttuavano e ondeggiavano armoniosamente.
Altri pensieri corrono verso le nostre montagne; lo sguardo si posa su quei picchi straordinari che circondano il nostro Paese; sui ricami naturali che vengono disegnati dai profili delle stesse cime, in particolar modo dalle Dolomiti; gli occhi si soffermano sulla varietà dei colori che assumono i grandi altipiani, che voi certamente avete attraversato diverse volte, girando in macchina nelle vostre zone. Ripenso altresì al Piano delle Cinque Miglia che sbuca su Roccaraso, o alle distese che si incontrano risalendo dall'Umbria alle Marche, verso Col Fiorito, dove si può ammirare, con l'arrivo della primavera, tutta la vallata, ricca di fioritura.
Ecco, sono queste tutte le immagini e le impressioni che si sono alternate alla mia mente mentre ascoltavo la illustrazione del vostro concorso.
Con questi sentimenti, augurandomi che voi riusciate a conservare viva nella vostra memoria queste immagini della terra, che vi circondano quotidianamente e che dopo aver colpito il vostro sguardo, dagli occhi entrino e raggiungano la vostra anima.
Cari ragazzi, grazie per avere partecipato a questo concorso e per il grande impegno da voi profuso, tanto da meritare di essere premiati. Continuate nell'opera che coloro prima di voi hanno iniziato, per salvaguardare tutto l'ambiente, per proteggere questa natura, in modo che anche i figli dei vostri figli possano godere non solo della immagine ma della realtà di questa terra, che così fortemente ci appartiene. E proprio perché essa è nostra dobbiamo a maggior ragione saperla difendere. Auguri.
