Intervento del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi alla commemorazione dei caduti italiani della Divisione "Acqui". Incontro con i giornalisti
PRESIDENTE CIAMPI:
Desidero salutare e ringraziare il Presidente della Repubblica Ellenica, e farlo nel miglior luogo possibile se non qui in mezzo al Mar Mediterraneo, in acque territoriali greche ma su una nave italiana, per confermare l'amicizia fra l'Italia e la Grecia,.
DOMANDA:
Che emozioni oggi Le hanno suscitato?
PRESIDENTE CIAMPI:
Veramente profonde. Le cose che ho detto sono quelle che ho sempre sentito, che mi sono portato dentro in questi cinquantacinque anni e oltre, quasi sessant'anni trascorsi da allora.
Credo che la continuità che voi potete avvertire anche in questi miei comportamenti da Presidente della Repubblica riflettono un qualcosa che è sempre stato dentro di me.
Oggi è una giornata sotto molti aspetti, non vorrei dire conclusiva, perché non si conclude niente, si continua a vivere, ma in qualche maniera di grande significato e simbolica di tutto quello che è il mio sentimento nel ricordare, che ricordare è poco, ma nel continuare a vivere in una linea di continuità di quella che è stata la mia vita da quando ero ragazzo ad oggi.
DOMANDA:
E' stato scritto che sta compiendo il percorso per riscoprire la Patria PRESIDENTE CIAMPI:
Questo potete dirlo voi. Io compio quello che sento dentro. Non c'è un programma, un progetto, non ci si è messo al tavolino stabilendo il da farsi, non abbiamo scritto niente, ma tutto scaturisce dal dentro. E i miei collaboratori, che ringrazio, lo hanno sentito e lo hanno capito e mi aiutano a realizzarlo.
DOMANDA:
L'incontro con i reduci?
PRESIDENTE CIAMPI:
L'avete visto, mi fa enorme piacere incontrare persone che hanno vissuto drammaticamente, più di tutti quanti noi, di fronte ai racconti di coloro che ti dicono che erano tra i fucilati, fra i naufragati, e oggi sono ancora qui. Si ammirano questi uomini che portano sulla propria pelle i segni della loro vita e di queste vicende di Cefalonia.
Ritengo che quello che ho colto di più da tutti costoro quando ho sempre interpretato quelle drammatiche vicende nel momento nel quale ognuno di noi ha riscoperto la Patria.
DOMANDA:
Molti l'hanno definita una strage dimenticata questa di Cefalonia?
PRESIDENTE CIAMPI:
Non è vero. Non dimentichiamo che qui fra l'altro a parte il ricordo, anche silenzioso, di tanti, vi sono stati anche manifestazioni e commemorazioni da parte del mio illustre predecessore che si era recato qui, come dei Ministri della Difesa che hanno presenziato alle varie commemorazioni negli anni passati. Non c'è stata questa dimenticanza. Oggi forse l'abbiamo vissuta più intensamente e poi mi ha fatto particolarmente piacere perché è stata per me non una cosa concordata, ma una gradita sorpresa che mi ha fatto il presidente della Repubblica greca quando mi ha comunicato poche settimane fa di ricevermi all'aeroporto di Cefalonia. E' stato un gesto importante, che non è stato concordato, e per questo ancora più bella, perché anche quest'ultima spontanea.
DOMANDA:
Tanti di questi reduci hanno la stessa età che ha Lei. Dove si trovava quando sono avvenuti i fatti di Cefalonia, a Brindisi?
PRESIDENTE CIAMPI:
Mi trovavo in Albania, a Cavaia, a Durazzo, dove sono già stato non appena Presidente della Repubblica, non perché sono voluto andarvi per commemorare qualcosa, perché è stato il destino che mi ha riportato in quei luoghi, ma per visitare i campi dei profughi e incontrarmi con le truppe italiane e dei volontari nelle attività di aiuto ai profughi del Kossovo. E in uno di questi campi dove oggi vi era uno dei nostri reparti, un reggimento degli alpini, e proprio vicino a Durazzo, nella stessa zona era di stanza il mio reparto 104 Gruppo pesante, e questa è la cravatta degli autieri, del corpo automobilistico. Sono stato in quel luogo dal novembre del 1942 all'agosto del 1943. La sorte volle che nell'agosto del 19943 godessi del periodo di quindici giorni di licenza per cui mi trovai in Italia, dove si svolsero le mie note vicende successive.
Costoro che oggi sono qui come reduci di Cefalonia erano miei compagni di giovinezza non nel senso di coetaneità, ma erano compagni di ventura, per gli avvenimenti che vivemmo in quegli anni. Il bello è di rivivere oggi tutto questo con lo spirito degli europei i quali si rendono conto - ed è quello che voglio trasmettere ai giovani - quello che è stato il grande avanzamento, il grande cambiamento dell'Europa. Da un complesso di Sattri fra di loro in conflitto quasi permanente a un unione di nazioni, di popoli quale è oggi l'Unione Europea, che sono stati quindi capaci di dare ai propri figli e già a tre generazioni di europei sessant'anni di pace. Credo che nella storia dell'Europa sessant'anni di pace continua siano difficilmente rinvenibili.
DOMANDA:
C'è una petizione in corso che dice che la Germania deve chiedere scusa agli italiani. Che cosa pensa di questo?
PRESIDENTE CIAMPI:
Qui non si tratta di chiedere scusa, qui si tratta come ho anche sottolineato oggi nel discorso, ho ricordato e ho riconosciuto che la Grecia e Cefalonia erano state vittime di una guerra di aggressione. La guerra di aggressione verso la Grecia fu cominciata dall'Italia, è un fatto che dobbiamo riconoscere con tutta serenità e con la consapevolezza che dopo tutto quello che è cambiato in Europa, non vi deve essere più un risentimento di qualsivoglia genere.
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Desidero salutare e ringraziare il Presidente della Repubblica Ellenica, e farlo nel miglior luogo possibile se non qui in mezzo al Mar Mediterraneo, in acque territoriali greche ma su una nave italiana, per confermare l'amicizia fra l'Italia e la Grecia,.
DOMANDA:
Che emozioni oggi Le hanno suscitato?
PRESIDENTE CIAMPI:
Veramente profonde. Le cose che ho detto sono quelle che ho sempre sentito, che mi sono portato dentro in questi cinquantacinque anni e oltre, quasi sessant'anni trascorsi da allora.
Credo che la continuità che voi potete avvertire anche in questi miei comportamenti da Presidente della Repubblica riflettono un qualcosa che è sempre stato dentro di me.
Oggi è una giornata sotto molti aspetti, non vorrei dire conclusiva, perché non si conclude niente, si continua a vivere, ma in qualche maniera di grande significato e simbolica di tutto quello che è il mio sentimento nel ricordare, che ricordare è poco, ma nel continuare a vivere in una linea di continuità di quella che è stata la mia vita da quando ero ragazzo ad oggi.
DOMANDA:
E' stato scritto che sta compiendo il percorso per riscoprire la Patria PRESIDENTE CIAMPI:
Questo potete dirlo voi. Io compio quello che sento dentro. Non c'è un programma, un progetto, non ci si è messo al tavolino stabilendo il da farsi, non abbiamo scritto niente, ma tutto scaturisce dal dentro. E i miei collaboratori, che ringrazio, lo hanno sentito e lo hanno capito e mi aiutano a realizzarlo.
DOMANDA:
L'incontro con i reduci?
PRESIDENTE CIAMPI:
L'avete visto, mi fa enorme piacere incontrare persone che hanno vissuto drammaticamente, più di tutti quanti noi, di fronte ai racconti di coloro che ti dicono che erano tra i fucilati, fra i naufragati, e oggi sono ancora qui. Si ammirano questi uomini che portano sulla propria pelle i segni della loro vita e di queste vicende di Cefalonia.
Ritengo che quello che ho colto di più da tutti costoro quando ho sempre interpretato quelle drammatiche vicende nel momento nel quale ognuno di noi ha riscoperto la Patria.
DOMANDA:
Molti l'hanno definita una strage dimenticata questa di Cefalonia?
PRESIDENTE CIAMPI:
Non è vero. Non dimentichiamo che qui fra l'altro a parte il ricordo, anche silenzioso, di tanti, vi sono stati anche manifestazioni e commemorazioni da parte del mio illustre predecessore che si era recato qui, come dei Ministri della Difesa che hanno presenziato alle varie commemorazioni negli anni passati. Non c'è stata questa dimenticanza. Oggi forse l'abbiamo vissuta più intensamente e poi mi ha fatto particolarmente piacere perché è stata per me non una cosa concordata, ma una gradita sorpresa che mi ha fatto il presidente della Repubblica greca quando mi ha comunicato poche settimane fa di ricevermi all'aeroporto di Cefalonia. E' stato un gesto importante, che non è stato concordato, e per questo ancora più bella, perché anche quest'ultima spontanea.
DOMANDA:
Tanti di questi reduci hanno la stessa età che ha Lei. Dove si trovava quando sono avvenuti i fatti di Cefalonia, a Brindisi?
PRESIDENTE CIAMPI:
Mi trovavo in Albania, a Cavaia, a Durazzo, dove sono già stato non appena Presidente della Repubblica, non perché sono voluto andarvi per commemorare qualcosa, perché è stato il destino che mi ha riportato in quei luoghi, ma per visitare i campi dei profughi e incontrarmi con le truppe italiane e dei volontari nelle attività di aiuto ai profughi del Kossovo. E in uno di questi campi dove oggi vi era uno dei nostri reparti, un reggimento degli alpini, e proprio vicino a Durazzo, nella stessa zona era di stanza il mio reparto 104 Gruppo pesante, e questa è la cravatta degli autieri, del corpo automobilistico. Sono stato in quel luogo dal novembre del 1942 all'agosto del 1943. La sorte volle che nell'agosto del 19943 godessi del periodo di quindici giorni di licenza per cui mi trovai in Italia, dove si svolsero le mie note vicende successive.
Costoro che oggi sono qui come reduci di Cefalonia erano miei compagni di giovinezza non nel senso di coetaneità, ma erano compagni di ventura, per gli avvenimenti che vivemmo in quegli anni. Il bello è di rivivere oggi tutto questo con lo spirito degli europei i quali si rendono conto - ed è quello che voglio trasmettere ai giovani - quello che è stato il grande avanzamento, il grande cambiamento dell'Europa. Da un complesso di Sattri fra di loro in conflitto quasi permanente a un unione di nazioni, di popoli quale è oggi l'Unione Europea, che sono stati quindi capaci di dare ai propri figli e già a tre generazioni di europei sessant'anni di pace. Credo che nella storia dell'Europa sessant'anni di pace continua siano difficilmente rinvenibili.
DOMANDA:
C'è una petizione in corso che dice che la Germania deve chiedere scusa agli italiani. Che cosa pensa di questo?
PRESIDENTE CIAMPI:
Qui non si tratta di chiedere scusa, qui si tratta come ho anche sottolineato oggi nel discorso, ho ricordato e ho riconosciuto che la Grecia e Cefalonia erano state vittime di una guerra di aggressione. La guerra di aggressione verso la Grecia fu cominciata dall'Italia, è un fatto che dobbiamo riconoscere con tutta serenità e con la consapevolezza che dopo tutto quello che è cambiato in Europa, non vi deve essere più un risentimento di qualsivoglia genere.
