Incontro del Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, con il Comitato promotore del Convegno degli scienziati e ricercatori italiani nel mondo
Ministro Tremaglia,
Cari scienziati italiani nel mondo,
vi ringrazio di cuore di essere qui al Quirinale, e di aver dato vita a questa iniziativa che considero davvero straordinaria.
Quando ci interroghiamo su come costruire la "Comunità Italiana nel Mondo", ecco, proprio il vostro Congresso è un esempio delle iniziative che vanno impostate e poi rese stabili, durature. Esse vanno estese, auspicabilmente, ad altri campi della ricerca, della cultura, dell'attività economica, dell'impegno sociale.
Una Comunità esiste se, tra le sue componenti, si crea dialogo, incontro, familiarità, se vi è scambio di idee e di esperienze, se ci si applica con metodo a qualche impresa comune.
In tale direzione, il vostro dibattito di questi giorni è particolarmente interessante. Prima di tutto, voglio citare la costruzione di una banca dati aggiornata - che il Ministro Tremaglia ha opportunamente battezzato "da Vinci" - che consentirà di sapere chi sono, dove sono, che cosa fanno gli scienziati italiani nel mondo, per raggiungerli con informazioni che li tengano legati alla Nazione.
Ho sentito poi con grande interesse parlare di un Politecnico Mediterraneo - proposta del Ministro La Loggia - che colleghi la nostra ricerca con quella dei Paesi del Mediterraneo.
La ricerca, l'investimento in ricerca sono "la" priorità nazionale. Mi sembra che ciò sia emerso con chiarezza dai vostri lavori. Un grande Paese, tuttavia, ha la capacità non solo di investire una quota importante del proprio reddito in ricerca, con l'apporto di pubblico e privato; ha anche la capacità di "selezionare" i propri obiettivi di ricerca; di individuare progetti primari, strategici per il Paese, e su di essi concentrare risorse importanti, per raggiungere un livello di eccellenza internazionale. Mi attendo un contributo decisivo da parte della comunità degli scienziati italiani nel mondo: aiutateci a "selezionare"!
Si è parlato molto di fuga dei cervelli. Sono intervenuto più volte sull'argomento. Vorrei però evitare che tale dibattito generi equivoci nell'opinione pubblica.
E' un bene che i nostri laureati, i nostri studenti, i nostri ricercatori vadano a studiare e a lavorare all'estero, laddove vi sono progetti importanti. E' un bene per loro, è un arricchimento per la Nazione.
Voglio anzi ringraziare ciascuno di voi perché siete i migliori ambasciatori dell'Italia. Persone come Rita Levi Montalcini, Carlo Rubbia, come Bruno Coppi o Riccardo Giacconi hanno dato e danno un contributo fondamentale all'Italia anche operando all'estero. Alcuni di loro sono tornati a operare in Patria.
Il problema va dunque impostato in altri termini: è auspicabile che si accrescano i flussi in entrambe le direzioni; e cioè dobbiamo aumentare i ricercatori italiani che vanno all'estero e quelli che ritornano a lavorare in Italia. In sintesi, dobbiamo elevare la partecipazione del "sistema Italia" alla ricerca scientifica avanzata a livello mondiale.
Sono appena tornato dalla visita a Modena, una delle province più avanzate e ricche d'Italia, dove quasi non esiste disoccupazione. Ebbene, il problema che emerge dalle parole di industriali e responsabili dell'Università è paradossale: solo il 65% del ragazzi consegue un diploma di scuola media superiore, pochi raggiungono la laurea, perché vengono allettati subito da impieghi remunerativi fin dagli anni della scuola. Dobbiamo fare di più per invogliare i nostri giovani a investire nello studio. Dobbiamo aumentare il numero di laureati.
Cari scienziati,
vi ringrazio di cuore per questo incontro. So che portate nel mondo quel modo di essere italiani, quel metodo di saper leggere la realtà al tempo stesso con disciplina e fantasia per innovare, produrre conoscenza. Siate protagonisti di questa fase di apertura della vita nazionale, siate interlocutori critici e propositivi per le istituzioni; fatevi promotori, in Italia e all'estero, delle proposte di cambiamento necessarie per progredire.
