Lettera inviata dal Presidente Napolitano al Presidente dell'ANCE di Catania, Andrea Vecchio, e da questi resa pubblica
Caro Signor Vecchio,
ho letto la sua lettera, di così grande intensità sul piano umano e sul piano civile, con senso di forte partecipazione e adesione. Non credo avesse alcun motivo per provare imbarazzo a scriverla: sia perché le offese e i rischi a cui sono esposti i suoi figli, la sua famiglia, la sua impresa, meritano in quanto tali la massima attenzione e tutela da parte delle forze dello Stato, sia perché lei parla a nome del mondo imprenditoriale catanese o di una sua parte importante e particolarmente esposta.
Lei dice molto bene quando sottolinea che è lo Stato stesso ad essere attaccato da azioni criminali, di stampo mafioso, come quelle che hanno colpito lei e che hanno colpito o minacciano altri costruttori a Catania. L'aspirazione ad uno Stato efficiente, che garantisca la vita quotidiana di tutti i cittadini e in particolare l'attività di quanti vogliano concorrere da "protagonisti vivi" allo sviluppo della Sicilia, del Mezzogiorno, del paese è sacrosanto. E se lo sforzo, che lei pure riconosce, delle autorità poste a presidio della legalità e dell'ordine pubblico in questo momento non basta, come lei afferma, per vincere la sfida della criminalità organizzata, io esprimo, nell'ambito delle mie responsabilità istituzionali, il più convinto appello al governo, al Parlamento, alle Assemblee e agli organi di governo regionali e locali, perché siano adottate ulteriori misure, destinate adeguate risorse, attuati i necessari coordinamenti, che consentano di superare inefficienze inaccettabili.
E' in questo spirito che desidero indirizzarle la mia solidarietà e il mio augurio.
Roma, 3 settembre 2007
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ho letto la sua lettera, di così grande intensità sul piano umano e sul piano civile, con senso di forte partecipazione e adesione. Non credo avesse alcun motivo per provare imbarazzo a scriverla: sia perché le offese e i rischi a cui sono esposti i suoi figli, la sua famiglia, la sua impresa, meritano in quanto tali la massima attenzione e tutela da parte delle forze dello Stato, sia perché lei parla a nome del mondo imprenditoriale catanese o di una sua parte importante e particolarmente esposta.
Lei dice molto bene quando sottolinea che è lo Stato stesso ad essere attaccato da azioni criminali, di stampo mafioso, come quelle che hanno colpito lei e che hanno colpito o minacciano altri costruttori a Catania. L'aspirazione ad uno Stato efficiente, che garantisca la vita quotidiana di tutti i cittadini e in particolare l'attività di quanti vogliano concorrere da "protagonisti vivi" allo sviluppo della Sicilia, del Mezzogiorno, del paese è sacrosanto. E se lo sforzo, che lei pure riconosce, delle autorità poste a presidio della legalità e dell'ordine pubblico in questo momento non basta, come lei afferma, per vincere la sfida della criminalità organizzata, io esprimo, nell'ambito delle mie responsabilità istituzionali, il più convinto appello al governo, al Parlamento, alle Assemblee e agli organi di governo regionali e locali, perché siano adottate ulteriori misure, destinate adeguate risorse, attuati i necessari coordinamenti, che consentano di superare inefficienze inaccettabili.
E' in questo spirito che desidero indirizzarle la mia solidarietà e il mio augurio.
Roma, 3 settembre 2007
