Lettera inviata dal Presidente Napolitano a Salvatore Crisafulli e dallo stesso resa pubblica
Gentile Signor Crisafulli,
la ringrazio per avermi reso partecipe della decisione di accogliere l'appello rivoltole dal Ministro Livia Turco e di interrompere l'"astensione di assumere qualsiasi tipo di alimento". E sono lieto che abbia chiesto a quanti con lei hanno condiviso quella forma estrema di "protesta" di seguirla anche in questa responsabile scelta. Leggo che l'ha fatto confidando sulla mia personale attenzione "ai fatti della vita", e vorrei confermarle l'impegno, già affermato lo scorso dicembre in occasione della Giornata europea delle persone con disabilità, affinché le istituzioni facciano fronte alla "grande questione di umanità e civiltà" costituita da tutte le "barriere materiali e immateriali". Avverto nella sua lettera pubblica gli stessi sentimenti di dolore che mi avevano indotto, all'indomani dell'appello rivoltomi da Pier Giorgio Welby, a raccogliere quel messaggio di tragica sofferenza, con umana partecipazione e assoluta considerazione per tutte le opinioni relative a vicende che mettono in discussione la dignità e il valore della vita umana. Così come ho inteso, allora, sollecitare un confronto sensibile e un chiarimento responsabile su quella questione eticamente delicata, tengo ora a richiamare l'attenzione sui bisogni di maggiore intensità di cura e di assistenza delle persone che lottano per la vita (" e non - come lei scrive - per una vita vegetale' ") contro il male. Anche con percorsi assistenziali personali, che siano adeguati e rispettosi della qualità della vita nelle particolari condizioni imposte dal decorso della malattia. Per i quali è necessario - a seguito della riforma del titolo V della Costituzione - l'attivo concorso dei diversi soggetti responsabili: dal governo centrale, cui spetta garantire la effettiva tutela del diritto alla salute in tutto il paese, alle Regioni e gli Enti locali che debbono assicurare i livelli essenziali di assistenza con standard di qualità uniformi nel Paese. E', quindi, giusto che le forze politiche si mostrino subito consapevoli della responsabilità di assicurare, con il diritto alla salute, un principio fondamentale della convivenza civile. E mi auguro che, pur nell'ambito di quanto prescritto dall'art. 1 del D.L. 3.1.2006, n.1 ("Gli elettori affetti da gravi infermità, tali da impedirne l'allontanamento dall'abitazione in cui dimorano, che si trovino in condizioni di dipendenza continuativa e vitale da apparecchiature elettromedicali sono ammessi al voto nella predetta dimora"), voi stessi possiate esercitare - e così esserne partecipi - questo essenziale diritto di cittadinanza.
Roma, 8 aprile 2008
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la ringrazio per avermi reso partecipe della decisione di accogliere l'appello rivoltole dal Ministro Livia Turco e di interrompere l'"astensione di assumere qualsiasi tipo di alimento". E sono lieto che abbia chiesto a quanti con lei hanno condiviso quella forma estrema di "protesta" di seguirla anche in questa responsabile scelta. Leggo che l'ha fatto confidando sulla mia personale attenzione "ai fatti della vita", e vorrei confermarle l'impegno, già affermato lo scorso dicembre in occasione della Giornata europea delle persone con disabilità, affinché le istituzioni facciano fronte alla "grande questione di umanità e civiltà" costituita da tutte le "barriere materiali e immateriali". Avverto nella sua lettera pubblica gli stessi sentimenti di dolore che mi avevano indotto, all'indomani dell'appello rivoltomi da Pier Giorgio Welby, a raccogliere quel messaggio di tragica sofferenza, con umana partecipazione e assoluta considerazione per tutte le opinioni relative a vicende che mettono in discussione la dignità e il valore della vita umana. Così come ho inteso, allora, sollecitare un confronto sensibile e un chiarimento responsabile su quella questione eticamente delicata, tengo ora a richiamare l'attenzione sui bisogni di maggiore intensità di cura e di assistenza delle persone che lottano per la vita (" e non - come lei scrive - per una vita vegetale' ") contro il male. Anche con percorsi assistenziali personali, che siano adeguati e rispettosi della qualità della vita nelle particolari condizioni imposte dal decorso della malattia. Per i quali è necessario - a seguito della riforma del titolo V della Costituzione - l'attivo concorso dei diversi soggetti responsabili: dal governo centrale, cui spetta garantire la effettiva tutela del diritto alla salute in tutto il paese, alle Regioni e gli Enti locali che debbono assicurare i livelli essenziali di assistenza con standard di qualità uniformi nel Paese. E', quindi, giusto che le forze politiche si mostrino subito consapevoli della responsabilità di assicurare, con il diritto alla salute, un principio fondamentale della convivenza civile. E mi auguro che, pur nell'ambito di quanto prescritto dall'art. 1 del D.L. 3.1.2006, n.1 ("Gli elettori affetti da gravi infermità, tali da impedirne l'allontanamento dall'abitazione in cui dimorano, che si trovino in condizioni di dipendenza continuativa e vitale da apparecchiature elettromedicali sono ammessi al voto nella predetta dimora"), voi stessi possiate esercitare - e così esserne partecipi - questo essenziale diritto di cittadinanza.
Roma, 8 aprile 2008
