Lettera del Consigliere per la Stampa e la Comunicazione al direttore de "Il Fatto Quotidiano"
Nota
Il Consigliere per la Stampa e la Comunicazione del Presidente della Repubblica, Pasquale Cascella, ha scritto la seguente lettera al direttore de "Il Fatto Quotidiano" che l'ha pubblicata nel numero di giovedì 8 ottobre:
"Caro Direttore, in relazione al protrarsi di polemiche su asserite "abdicazioni" da parte del Capo dello Stato all'esercizio del potere di rinvio previsto dall'art. 74 della Costituzione, vorrei rilevare che le valutazioni poste a base della promulgazione della legge di conversione del decreto-legge n. 103 del 2009 sono riportate nell'ampia nota scritta diffusa la sera di venerdì 2 ottobre.
E' del tutto fuorviante e strumentale ricercarle invece in una arbitraria interpretazione della risposta data dal Presidente ad un cittadino nel corso di un incontro occasionale e fugace nelle strade di Rionero in Vulture. Quella risposta è stata, con ogni evidenza, dettata dalla preoccupazione che persone di indubbio sentire democratico siano indotte a chiedere al Presidente della Repubblica di "non firmare" le leggi nell'illusione che egli disponga di un potere di veto.
Il Capo dello stato non ha mai inteso negare il valore della facoltà di rinvio delle leggi, prevista dall'art. 74 della Costituzione, ma sottolinearne le condizioni ed i limiti - in particolare per le leggi di conversione di un decreto-legge, per giunta nel caso specifico di un decreto correttivo di altro provvedimento - trattandosi comunque di una delicata prerogativa da considerare nell'ambito della complessiva funzione di garanzia attribuita al Capo dello Stato dalla Costituzione, di cui vanno bilanciate tutte le possibili modalità di esercizio".
Roma, 8 ottobre 2009
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Il Consigliere per la Stampa e la Comunicazione del Presidente della Repubblica, Pasquale Cascella, ha scritto la seguente lettera al direttore de "Il Fatto Quotidiano" che l'ha pubblicata nel numero di giovedì 8 ottobre:
"Caro Direttore, in relazione al protrarsi di polemiche su asserite "abdicazioni" da parte del Capo dello Stato all'esercizio del potere di rinvio previsto dall'art. 74 della Costituzione, vorrei rilevare che le valutazioni poste a base della promulgazione della legge di conversione del decreto-legge n. 103 del 2009 sono riportate nell'ampia nota scritta diffusa la sera di venerdì 2 ottobre.
E' del tutto fuorviante e strumentale ricercarle invece in una arbitraria interpretazione della risposta data dal Presidente ad un cittadino nel corso di un incontro occasionale e fugace nelle strade di Rionero in Vulture. Quella risposta è stata, con ogni evidenza, dettata dalla preoccupazione che persone di indubbio sentire democratico siano indotte a chiedere al Presidente della Repubblica di "non firmare" le leggi nell'illusione che egli disponga di un potere di veto.
Il Capo dello stato non ha mai inteso negare il valore della facoltà di rinvio delle leggi, prevista dall'art. 74 della Costituzione, ma sottolinearne le condizioni ed i limiti - in particolare per le leggi di conversione di un decreto-legge, per giunta nel caso specifico di un decreto correttivo di altro provvedimento - trattandosi comunque di una delicata prerogativa da considerare nell'ambito della complessiva funzione di garanzia attribuita al Capo dello Stato dalla Costituzione, di cui vanno bilanciate tutte le possibili modalità di esercizio".
Roma, 8 ottobre 2009
