Messaggio del Presidente Napolitano nel 40° anniversario della strage di Piazza Fontana
Comunicato
Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione della cerimonia commemorativa del 40° anniversario della strage di Piazza Fontana, si è così rivolto a tutti i partecipanti: "Vi giungano i sentimenti della mia solidarietà, della mia vicinanza istituzionale e umana, del mio apprezzamento e del mio incitamento in nome dell'Italia unita attorno alla Costituzione repubblicana".
Il Presidente Napolitano ha chiesto alla signora Francesca Dendena, Presidente dell'Associazione Familiari delle vittime della strage di Piazza Fontana, e al prof. Carlo Smuraglia, Presidente del Comitato permanente antifascista contro il terrorismo per la difesa dell'ordine repubblicano, di rendere partecipi gli intervenuti alla manifestazione del messaggio rivolto ai familiari delle vittime e ai rappresentanti delle Associazione nell'incontro del 7 dicembre a Milano:
"Il chiedere giustizia per le vittime del terrorismo, per tutti coloro che hanno pagato, non significa solo chiedere riparazione ai tribunali ma chiedere giustizia e riparazione alla nazione. Dobbiamo riuscire a gettare le basi di una vita democratica per il nostro paese, che non corra più i rischi terribili, che non conosca più le fratture terribili che ha vissuto alcuni decenni orsono. Questo ci dice la strage di Piazza Fontana, questo ci dice una lunga e tormentata vicenda di indagini e di processi da cui non si è riusciti a far scaturire una esauriente verità giudiziaria. Il nostro Stato democratico porta su di sé questo peso, con cui deve fare i conti la coscienza di tutti gli italiani.
Alle famiglie delle vittime di Piazza Fontana e alle Associazioni che le hanno sostenute dico: vi rinnovo la mia ammirazione per come avete per quarant'anni continuato a vivere la sofferenza del primo momento; è stato molto duro e non avete mai accettato di chiudere la parentesi, non avete mai accettato di ritornare nemmeno soltanto nel vostro privato dolore e nel vostro privato ricordo.
La mia ammirazione per la tenacia, per la passione civile, per la forza di volontà con cui avete continuato a alimentare una memoria collettiva, non soltanto memorie personali e private, e a proporre temi di riflessione. Memoria e riflessione: sono questi i due impegni a cui voi non avete abdicato, e a cui l'Italia e la coscienza nazionale non possono abdicare. Memoria, per capire quello che è accaduto; memoria, anche per cercare di andare oltre.
Continuate pure a cercare perché si possa recuperare qualsiasi frammento di verità rimasto nascosto. Spero che questa vostra ricerca, a cui debbono collaborare tutte le istituzioni, possa condurre a dei risultati. È essenziale che quello che avete vissuto, quello che è accaduto nel nostro paese, diventi parte di una consapevolezza storica, soprattutto per le nuove generazioni. Sono passati quarant'anni, e ci sono persone adulte, non solo dei giovani o dei giovanissimi, che non hanno vissuto e fanno fatica anche soltanto a rivivere nella memoria o nella storia quelle vicende. Questo è uno dei compiti che voi avete assunto, ed è giusto che lo portiate avanti".
Roma, 12 dicembre 2009
leggi tutto
Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione della cerimonia commemorativa del 40° anniversario della strage di Piazza Fontana, si è così rivolto a tutti i partecipanti: "Vi giungano i sentimenti della mia solidarietà, della mia vicinanza istituzionale e umana, del mio apprezzamento e del mio incitamento in nome dell'Italia unita attorno alla Costituzione repubblicana".
Il Presidente Napolitano ha chiesto alla signora Francesca Dendena, Presidente dell'Associazione Familiari delle vittime della strage di Piazza Fontana, e al prof. Carlo Smuraglia, Presidente del Comitato permanente antifascista contro il terrorismo per la difesa dell'ordine repubblicano, di rendere partecipi gli intervenuti alla manifestazione del messaggio rivolto ai familiari delle vittime e ai rappresentanti delle Associazione nell'incontro del 7 dicembre a Milano:
"Il chiedere giustizia per le vittime del terrorismo, per tutti coloro che hanno pagato, non significa solo chiedere riparazione ai tribunali ma chiedere giustizia e riparazione alla nazione. Dobbiamo riuscire a gettare le basi di una vita democratica per il nostro paese, che non corra più i rischi terribili, che non conosca più le fratture terribili che ha vissuto alcuni decenni orsono. Questo ci dice la strage di Piazza Fontana, questo ci dice una lunga e tormentata vicenda di indagini e di processi da cui non si è riusciti a far scaturire una esauriente verità giudiziaria. Il nostro Stato democratico porta su di sé questo peso, con cui deve fare i conti la coscienza di tutti gli italiani.
Alle famiglie delle vittime di Piazza Fontana e alle Associazioni che le hanno sostenute dico: vi rinnovo la mia ammirazione per come avete per quarant'anni continuato a vivere la sofferenza del primo momento; è stato molto duro e non avete mai accettato di chiudere la parentesi, non avete mai accettato di ritornare nemmeno soltanto nel vostro privato dolore e nel vostro privato ricordo.
La mia ammirazione per la tenacia, per la passione civile, per la forza di volontà con cui avete continuato a alimentare una memoria collettiva, non soltanto memorie personali e private, e a proporre temi di riflessione. Memoria e riflessione: sono questi i due impegni a cui voi non avete abdicato, e a cui l'Italia e la coscienza nazionale non possono abdicare. Memoria, per capire quello che è accaduto; memoria, anche per cercare di andare oltre.
Continuate pure a cercare perché si possa recuperare qualsiasi frammento di verità rimasto nascosto. Spero che questa vostra ricerca, a cui debbono collaborare tutte le istituzioni, possa condurre a dei risultati. È essenziale che quello che avete vissuto, quello che è accaduto nel nostro paese, diventi parte di una consapevolezza storica, soprattutto per le nuove generazioni. Sono passati quarant'anni, e ci sono persone adulte, non solo dei giovani o dei giovanissimi, che non hanno vissuto e fanno fatica anche soltanto a rivivere nella memoria o nella storia quelle vicende. Questo è uno dei compiti che voi avete assunto, ed è giusto che lo portiate avanti".
Roma, 12 dicembre 2009
