Lettera del Presidente Napolitano a Claudio Zucchelli, Presidente di "Umanesimo Cristiano"
Nota
Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha risposto a una lettera dell'avv. Claudio Zucchelli, Presidente di "Umanesimo Cristiano", nella quale lo si informava dell'iniziativa assunta con la odierna organizzazione della tavola rotonda sul tema "Valori e diritti - Il caso del Crocefisso", con la partecipazione di esponenti del Governo e della cultura cattolica, in vista della decisione della Grande Chambre della Corte europea dei diritti dell'uomo sulla revisione della sentenza, proposta da parte italiana, sulla questione dell'esposizione del crocifisso negli uffici e scuole pubbliche. Nell'imminenza di tale decisione, il Presidente Zucchelli ha chiesto al Capo dello Stato una riflessione su quale sia il valore attribuito al Crocefisso ed ai valori cristiani nella nostra società da parte dei credenti e non credenti.
Questa la risposta del Presidente Napolitano:
"Devo innanzitutto osservare che non intendo in alcun modo interferire nelle competenze proprie di organi giudiziari, in questo caso sovranazionali, sulla cui saggezza è bene confidare e le cui decisioni definitive devono essere comunque accettate.
Tanto premesso, è noto come più volte e in diverse sedi ho avuto modo di riconoscere la rilevanza pubblica e sociale del fatto religioso e il valore della laicità dello Stato, a garanzia della libertà religiosa e dei rapporti tra confessioni religiose e autorità statuali, nel segno della reciproca autonomia e dell'accettazione del metodo democratico.
E' significativo che il Presidente della Conferenza episcopale italiana, nel recente convegno tenutosi a Genova in preparazione della XLVI Settimana sociale dei cattolici italiani, abbia voluto riconoscere come la partecipazione dei cattolici alla vita pubblica italiana sia stata preziosa e feconda per l'insieme del movimento cattolico e delle stesse istituzioni ecclesiali, richiamando figure di cattolici eminenti come Don Luigi Sturzo, Alcide De Gasperi e Vittorio Bachelet che seppero impegnarsi, in uno spirito di autonomia e di autentica e positiva laicità nella vita della Chiesa e delle istituzioni statuali.
Ho altresì sottolineato l'importanza della comune missione educativa cui sono chiamate le autorità politiche ed ecclesiali, della loro responsabilità, sia pure in ambiti e piani diversi e in assoluta indipendenza, di promuovere il rispetto di principi etici fondamentali in cui tutti possono riconoscersi e senza i quali è destinata a lacerarsi la coesione del tessuto sociale. Di qui anche la necessità di salvaguardare e valorizzare il tradizionale patrimonio identitario e di valori espresso, in particolare nei paesi europei e nel nostro paese, dalla millenaria presenza cristiana e cattolica.
I processi di integrazione europea, anche per le difficoltà di diverso genere che stanno incontrando, hanno bisogno del contributo di tutte le energie spirituali e culturali degli Stati e delle popolazioni che vi partecipano. La laicità dell'Europa non può essere concepita e vissuta in termini tali da ferire sentimenti popolari elementari e profondi, bensì come disponibilità ad accogliere e amalgamare le tradizioni più diverse, senza escluderne alcuna, in una logica non già di indifferenza ed esclusione, ma di inclusione e arricchimento reciproco. Nel messaggio alle Camere in occasione del mio insediamento testimoniai la piena consapevolezza di quale sia stato il rapporto storico tra la Cristianità ed il farsi dell'Europa.
Anche la questione, particolarmente sensibile, dell'atteggiamento da tenere nei confronti delle simbologie religiose può essere più opportunamente affrontata - secondo il generale principio di sussidiarietà, che ha finora costantemente ispirato la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo - dai singoli Stati, che sono in grado di meglio percepirne la valenza in rapporto ai sentimenti diffusi nelle rispettive popolazioni, così come la necessità di bilanciamento tra diverse sensibilità e la salvaguardia di obiezioni di coscienza serie e consistenti in specifiche situazioni.
Se la voce della società civile, nelle sue diverse componenti, si esprime in questo spirito, evitando sterili contrapposizioni e integralismi - specialmente nei confronti di simboli che hanno assunto, anche per il riconoscimento di esponenti di altre religioni, significati universali di pace e di tolleranza - essa potrà fornire un contributo importante di riflessione e di approfondimento in ogni sede".
Roma, 23 giugno 2010
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Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha risposto a una lettera dell'avv. Claudio Zucchelli, Presidente di "Umanesimo Cristiano", nella quale lo si informava dell'iniziativa assunta con la odierna organizzazione della tavola rotonda sul tema "Valori e diritti - Il caso del Crocefisso", con la partecipazione di esponenti del Governo e della cultura cattolica, in vista della decisione della Grande Chambre della Corte europea dei diritti dell'uomo sulla revisione della sentenza, proposta da parte italiana, sulla questione dell'esposizione del crocifisso negli uffici e scuole pubbliche. Nell'imminenza di tale decisione, il Presidente Zucchelli ha chiesto al Capo dello Stato una riflessione su quale sia il valore attribuito al Crocefisso ed ai valori cristiani nella nostra società da parte dei credenti e non credenti.
Questa la risposta del Presidente Napolitano:
"Devo innanzitutto osservare che non intendo in alcun modo interferire nelle competenze proprie di organi giudiziari, in questo caso sovranazionali, sulla cui saggezza è bene confidare e le cui decisioni definitive devono essere comunque accettate.
Tanto premesso, è noto come più volte e in diverse sedi ho avuto modo di riconoscere la rilevanza pubblica e sociale del fatto religioso e il valore della laicità dello Stato, a garanzia della libertà religiosa e dei rapporti tra confessioni religiose e autorità statuali, nel segno della reciproca autonomia e dell'accettazione del metodo democratico.
E' significativo che il Presidente della Conferenza episcopale italiana, nel recente convegno tenutosi a Genova in preparazione della XLVI Settimana sociale dei cattolici italiani, abbia voluto riconoscere come la partecipazione dei cattolici alla vita pubblica italiana sia stata preziosa e feconda per l'insieme del movimento cattolico e delle stesse istituzioni ecclesiali, richiamando figure di cattolici eminenti come Don Luigi Sturzo, Alcide De Gasperi e Vittorio Bachelet che seppero impegnarsi, in uno spirito di autonomia e di autentica e positiva laicità nella vita della Chiesa e delle istituzioni statuali.
Ho altresì sottolineato l'importanza della comune missione educativa cui sono chiamate le autorità politiche ed ecclesiali, della loro responsabilità, sia pure in ambiti e piani diversi e in assoluta indipendenza, di promuovere il rispetto di principi etici fondamentali in cui tutti possono riconoscersi e senza i quali è destinata a lacerarsi la coesione del tessuto sociale. Di qui anche la necessità di salvaguardare e valorizzare il tradizionale patrimonio identitario e di valori espresso, in particolare nei paesi europei e nel nostro paese, dalla millenaria presenza cristiana e cattolica.
I processi di integrazione europea, anche per le difficoltà di diverso genere che stanno incontrando, hanno bisogno del contributo di tutte le energie spirituali e culturali degli Stati e delle popolazioni che vi partecipano. La laicità dell'Europa non può essere concepita e vissuta in termini tali da ferire sentimenti popolari elementari e profondi, bensì come disponibilità ad accogliere e amalgamare le tradizioni più diverse, senza escluderne alcuna, in una logica non già di indifferenza ed esclusione, ma di inclusione e arricchimento reciproco. Nel messaggio alle Camere in occasione del mio insediamento testimoniai la piena consapevolezza di quale sia stato il rapporto storico tra la Cristianità ed il farsi dell'Europa.
Anche la questione, particolarmente sensibile, dell'atteggiamento da tenere nei confronti delle simbologie religiose può essere più opportunamente affrontata - secondo il generale principio di sussidiarietà, che ha finora costantemente ispirato la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo - dai singoli Stati, che sono in grado di meglio percepirne la valenza in rapporto ai sentimenti diffusi nelle rispettive popolazioni, così come la necessità di bilanciamento tra diverse sensibilità e la salvaguardia di obiezioni di coscienza serie e consistenti in specifiche situazioni.
Se la voce della società civile, nelle sue diverse componenti, si esprime in questo spirito, evitando sterili contrapposizioni e integralismi - specialmente nei confronti di simboli che hanno assunto, anche per il riconoscimento di esponenti di altre religioni, significati universali di pace e di tolleranza - essa potrà fornire un contributo importante di riflessione e di approfondimento in ogni sede".
Roma, 23 giugno 2010
