Il Presidente Napolitano segue con attenzione la vicenda dei rifugiati eritrei detenuti nel sud della Libia
Nota
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano "sta seguendo con attenzione, in stretto raccordo con il Governo, la vicenda degli 245 eritrei detenuti presso il campo di Brak in Libia". Lo ha comunicato il Consigliere degli affari Diplomatici del Quirinale, Ambasciatore Rocco Cangelosi, in una lettera a Savino Pezzotta, Presidente del Consiglio Italiano per i Rifugiati che nei giorni scorsi aveva scritto al Capo dello Stato per chiedergli un interessamento diretto per una soluzione umanitaria. Facendo riferimento a un contatto già avuto con il Ministro degli Esteri, il Consigliere Cangelosi ha rilevato che "la Farnesina, unitamente all'Ambasciata a Tripoli, si è attivata per la piena ripresa delle attività dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati in Libia e ha rappresentato l'esigenza di assicurare ai rifugiati assistenza umanitaria, protezione, un trattamento che non sia lesivo della loro dignità ed incolumità fisica". "La vicenda - ha assicurato il Consigliere Diplomatico del Presidente della Repubblica - continuerà ad essere seguita con la dovuta urgenza nell'auspicio che possano essere rapidamente chiarite le ragioni che hanno determinato la richiesta di aiuto dei rifugiati eritrei e sia fatta luce sulle condizioni della loro permanenza presso i campi profughi della Libia".
Roma, 8 luglio 2010
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Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano "sta seguendo con attenzione, in stretto raccordo con il Governo, la vicenda degli 245 eritrei detenuti presso il campo di Brak in Libia". Lo ha comunicato il Consigliere degli affari Diplomatici del Quirinale, Ambasciatore Rocco Cangelosi, in una lettera a Savino Pezzotta, Presidente del Consiglio Italiano per i Rifugiati che nei giorni scorsi aveva scritto al Capo dello Stato per chiedergli un interessamento diretto per una soluzione umanitaria. Facendo riferimento a un contatto già avuto con il Ministro degli Esteri, il Consigliere Cangelosi ha rilevato che "la Farnesina, unitamente all'Ambasciata a Tripoli, si è attivata per la piena ripresa delle attività dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati in Libia e ha rappresentato l'esigenza di assicurare ai rifugiati assistenza umanitaria, protezione, un trattamento che non sia lesivo della loro dignità ed incolumità fisica". "La vicenda - ha assicurato il Consigliere Diplomatico del Presidente della Repubblica - continuerà ad essere seguita con la dovuta urgenza nell'auspicio che possano essere rapidamente chiarite le ragioni che hanno determinato la richiesta di aiuto dei rifugiati eritrei e sia fatta luce sulle condizioni della loro permanenza presso i campi profughi della Libia".
Roma, 8 luglio 2010
