Messaggio del Presidente Napolitano nel 25° della scomparsa di Primo Levi
Comunicato
Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione del Symposium Internazionale indetto in memoria di Primo Levi, a 25 anni dalla sua morte, ha inviato agli organizzatori un messaggio in cui "ricorda non soltanto un grande scrittore italiano del Novecento, ma l'uomo che, fortunosamente scampato alla Shoah, ha elaborato nei suo scritti, fino alla sua tragica morte, una riflessione senza eguali sui significati di quella strage degli Ebrei che, come egli ebbe a dire, non può essere spiegata ma deve essere per sempre ricordata. Primo Levi ha affidato alla coscienza degli uomini, dei suoi contemporanei come delle generazioni che verranno, la memoria del male che può prendere forma anche nella vita delle nazioni culturalmente più avanzate, corrompendone le coscienze, facendole divenire strumenti di vasti disegni di potenza e di morte. Nella riflessione di uomini come Primo Levi sulle tragedie del Novecento ha le sue radici la costruzione di un'Europa unita, fin d'ora modello - per il mondo del Ventunesimo Secolo, ancora teatro di pericolosi conflitti nazionali, ideologici o religiosi - di un progetto istituzionale capace di assicurare la pacifica convivenza fra popoli per secoli nemici. Possa, la parola di Primo Levi, non essere mai dimenticata".
Roma, 26 Marzo 2012
leggi tutto
Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione del Symposium Internazionale indetto in memoria di Primo Levi, a 25 anni dalla sua morte, ha inviato agli organizzatori un messaggio in cui "ricorda non soltanto un grande scrittore italiano del Novecento, ma l'uomo che, fortunosamente scampato alla Shoah, ha elaborato nei suo scritti, fino alla sua tragica morte, una riflessione senza eguali sui significati di quella strage degli Ebrei che, come egli ebbe a dire, non può essere spiegata ma deve essere per sempre ricordata. Primo Levi ha affidato alla coscienza degli uomini, dei suoi contemporanei come delle generazioni che verranno, la memoria del male che può prendere forma anche nella vita delle nazioni culturalmente più avanzate, corrompendone le coscienze, facendole divenire strumenti di vasti disegni di potenza e di morte. Nella riflessione di uomini come Primo Levi sulle tragedie del Novecento ha le sue radici la costruzione di un'Europa unita, fin d'ora modello - per il mondo del Ventunesimo Secolo, ancora teatro di pericolosi conflitti nazionali, ideologici o religiosi - di un progetto istituzionale capace di assicurare la pacifica convivenza fra popoli per secoli nemici. Possa, la parola di Primo Levi, non essere mai dimenticata".
Roma, 26 Marzo 2012
