Messaggio del Presidente Ciampi al Presidente della Provincia Autonoma di Trento Dott. Lorenzo Dellai
COMUNICATO
Il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha inviato al Dott. Lorenzo Dellai, Presidente della Provincia Autonoma di Trento, il seguente messaggio:
Caro Presidente,
è con vivo rammarico che ho dovuto rinunciare a partecipare alla cerimonia di conferimento del Premio Internazionale "Alcide De Gasperi" al Cancelliere Helmut Kohl. Nessuno meglio del Cancelliere Kohl, a cui mi lega un forte rapporto di amicizia personale e di stima, fondato sul vivo ricordo di comuni battaglie per far avanzare la causa dell'unificazione europea in alcuni momenti critici, può meritare il prestigioso riconoscimento assegnatogli nell'ambito delle celebrazioni degasperiane, a cinquant'anni di distanza dalla scomparsa del grande statista trentino.
De Gasperi, italiano ed europeo nella cultura e nell'anima, fu tra coloro che seppero trovare la giusta risposta al disastro della seconda Guerra Mondiale. Insieme con statisti come Adenauer, Schumann, Spaak, Monnet, Spinelli, De Gasperi comprese che le nazioni europee avrebbero potuto risorgere dalle rovine dell'immane conflitto soltanto imboccando una strada nuova, imprimendo alla storia d'Europa una svolta senza precedenti, che permettesse loro di lasciarsi per sempre alle spalle le ambizioni nazionalistiche e gli odi che avevano provocato tante guerre, tante distruzioni materiali, tante abbiezioni.
Bisognava risolvere una volta per tutte la contraddizione che minacciava, per la sempre crescente potenza degli strumenti bellici, la sopravvivenza stessa delle Nazioni europee, divise da tanti conflitti, ma unite dall'appartenenza a una sola civiltà, cui ciascuna di loro aveva dato un proprio vitale contributo.
Nel volgere dei secoli, il testimone del "progresso morale e materiale" era passato di mano in mano dall'uno all'altro dei popoli europei, ma la brama di dominio esercitata con la forza delle armi era prevalsa nelle relazioni fra gli stati europei. Se questi popoli volevano avere un futuro, la coscienza del patrimonio di civiltà che li univa doveva prevalere sulla fosca eredità di secolari conflitti. Alle divisioni bisognava rispondere con la costruzione di nuove istituzioni comuni di governo, capaci di prevenire nuovi conflitti e di dar vita a una nuova coscienza unitaria delle nazioni europee.
All'indomani della Seconda Guerra Mondiale - ché tale era divenuta l'ultima delle innumerevoli guerre intestine europee - l'impresa poteva apparire come un sogno. Forse fu l'immensità stessa del panorama di rovine che coinvolgeva, da Londra a Berlino, da Coventry a Dresda, da Auschwitz a Leningrado, da Rotterdam a Napoli, l'intera Europa, a infondere negli statisti, che allora diedero l'avvio al percorso dell'unificazione, la forza per tentare l'impossibile. Visionari, profeti, e al tempo stesso uomini politici capaci di affrontare problemi complessi che coinvolgevano i più diversi interessi di tanti popoli, essi intrapresero il grande viaggio in cui siamo ancora oggi impegnati.
In tempi più recenti, in un passaggio del processo di unificazione già molto avanzato, a confronto di quelli che erano stati i primi passi compiuti dai sei Paesi fondatori, e tuttavia denso di incognite e pericoli - e mi riferisco al progetto di creazione di una Banca Centrale Europea e di una moneta comune - statisti come Helmut Kohl ebbero piena consapevolezza della responsabilità che su di loro ricadeva, come ultimi testimoni diretti dei disastri della Seconda Guerra Mondiale, di osare e ancora osare. Essi sfidarono pregiudizi, gelosie nazionali, ben coscienti, come forse non lo sarebbero potute più essere le generazioni successive, della necessità assoluta di fare ancora un deciso passo in avanti sul cammino dell'unificazione, al fine di rendere per sempre impossibile e inimmaginabile la distruzione dell'edificio che si era via via costruito.
L'eredità dei fondatori, e quella degli statisti che nel corso di decenni hanno assunto la responsabilità di guidare i popoli europei sulla via dell'unificazione, estesa a un arco geografico sempre più vasto, tanto da includere oggi la maggior parte del Continente, non può non ispirarci anche nel momento attuale, di fronte a prove non meno ambiziose e non meno difficili di altre che abbiamo superato nel corso dei passati decenni.
Occorre anzitutto portare a compimento, nel tempo più breve possibile, l'adozione e l'entrata in vigore del Trattato Costituzionale firmato dai 25 Governi dell'Unione.
Occorre, contemporaneamente, operare per dare alle nuove istituzioni create dal Trattato Costituzionale un corpo e un'anima, affinché esse possano guidare i popoli d'Europa verso una crescente integrazione politica, economica e culturale, e dare all'Unione Europea quella posizione che le spetta nel quadro della politica globale. La nostra esperienza può essere di ispirazione ad altri popoli: l'Europa può ancora essere maestra di civiltà.
Sentiamo, peraltro, che è appropriato applicare all'Europa un giudizio che nell'800 i padri dei nostri padri ripetevano a se stessi nell'Italia divenuta libera e unita: fatta l'Europa, occorre fare gli Europei. L'ormai istintivo europeismo delle giovani generazioni, che hanno l'Europa, e non più soltanto le rispettive nazioni, come orizzonte dei loro viaggi e del loro avvenire, ci dà fiducia. L'opera iniziata da uomini come Alcide De Gasperi, proseguita da uomini come Helmut Kohl, può essere portata avanti. Abbiamo fiducia che le generazioni cui stiamo per affidare il testimone si dimostreranno all'altezza di quelle che le hanno precedute.
Con questi sentimenti esprimo al Cancelliere Kohl, e a Lei, caro Presidente Dellai, il mio plauso e il mio augurio. Possa il ricordo di statisti come Alcide De Gasperi rimanere vivo nell'animo di coloro su cui ricadrà il compito di guidare la nuova Europa Unita nel difficile cammino che la storia del Ventunesimo Secolo ci propone fin dai suoi primi anni. Molte sfide attendono noi Europei. Molti ricordi ci rendono fiduciosi di saperle affrontare e vincere.
Roma, 18 agosto 2004
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Il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha inviato al Dott. Lorenzo Dellai, Presidente della Provincia Autonoma di Trento, il seguente messaggio:
Caro Presidente,
è con vivo rammarico che ho dovuto rinunciare a partecipare alla cerimonia di conferimento del Premio Internazionale "Alcide De Gasperi" al Cancelliere Helmut Kohl. Nessuno meglio del Cancelliere Kohl, a cui mi lega un forte rapporto di amicizia personale e di stima, fondato sul vivo ricordo di comuni battaglie per far avanzare la causa dell'unificazione europea in alcuni momenti critici, può meritare il prestigioso riconoscimento assegnatogli nell'ambito delle celebrazioni degasperiane, a cinquant'anni di distanza dalla scomparsa del grande statista trentino.
De Gasperi, italiano ed europeo nella cultura e nell'anima, fu tra coloro che seppero trovare la giusta risposta al disastro della seconda Guerra Mondiale. Insieme con statisti come Adenauer, Schumann, Spaak, Monnet, Spinelli, De Gasperi comprese che le nazioni europee avrebbero potuto risorgere dalle rovine dell'immane conflitto soltanto imboccando una strada nuova, imprimendo alla storia d'Europa una svolta senza precedenti, che permettesse loro di lasciarsi per sempre alle spalle le ambizioni nazionalistiche e gli odi che avevano provocato tante guerre, tante distruzioni materiali, tante abbiezioni.
Bisognava risolvere una volta per tutte la contraddizione che minacciava, per la sempre crescente potenza degli strumenti bellici, la sopravvivenza stessa delle Nazioni europee, divise da tanti conflitti, ma unite dall'appartenenza a una sola civiltà, cui ciascuna di loro aveva dato un proprio vitale contributo.
Nel volgere dei secoli, il testimone del "progresso morale e materiale" era passato di mano in mano dall'uno all'altro dei popoli europei, ma la brama di dominio esercitata con la forza delle armi era prevalsa nelle relazioni fra gli stati europei. Se questi popoli volevano avere un futuro, la coscienza del patrimonio di civiltà che li univa doveva prevalere sulla fosca eredità di secolari conflitti. Alle divisioni bisognava rispondere con la costruzione di nuove istituzioni comuni di governo, capaci di prevenire nuovi conflitti e di dar vita a una nuova coscienza unitaria delle nazioni europee.
All'indomani della Seconda Guerra Mondiale - ché tale era divenuta l'ultima delle innumerevoli guerre intestine europee - l'impresa poteva apparire come un sogno. Forse fu l'immensità stessa del panorama di rovine che coinvolgeva, da Londra a Berlino, da Coventry a Dresda, da Auschwitz a Leningrado, da Rotterdam a Napoli, l'intera Europa, a infondere negli statisti, che allora diedero l'avvio al percorso dell'unificazione, la forza per tentare l'impossibile. Visionari, profeti, e al tempo stesso uomini politici capaci di affrontare problemi complessi che coinvolgevano i più diversi interessi di tanti popoli, essi intrapresero il grande viaggio in cui siamo ancora oggi impegnati.
In tempi più recenti, in un passaggio del processo di unificazione già molto avanzato, a confronto di quelli che erano stati i primi passi compiuti dai sei Paesi fondatori, e tuttavia denso di incognite e pericoli - e mi riferisco al progetto di creazione di una Banca Centrale Europea e di una moneta comune - statisti come Helmut Kohl ebbero piena consapevolezza della responsabilità che su di loro ricadeva, come ultimi testimoni diretti dei disastri della Seconda Guerra Mondiale, di osare e ancora osare. Essi sfidarono pregiudizi, gelosie nazionali, ben coscienti, come forse non lo sarebbero potute più essere le generazioni successive, della necessità assoluta di fare ancora un deciso passo in avanti sul cammino dell'unificazione, al fine di rendere per sempre impossibile e inimmaginabile la distruzione dell'edificio che si era via via costruito.
L'eredità dei fondatori, e quella degli statisti che nel corso di decenni hanno assunto la responsabilità di guidare i popoli europei sulla via dell'unificazione, estesa a un arco geografico sempre più vasto, tanto da includere oggi la maggior parte del Continente, non può non ispirarci anche nel momento attuale, di fronte a prove non meno ambiziose e non meno difficili di altre che abbiamo superato nel corso dei passati decenni.
Occorre anzitutto portare a compimento, nel tempo più breve possibile, l'adozione e l'entrata in vigore del Trattato Costituzionale firmato dai 25 Governi dell'Unione.
Occorre, contemporaneamente, operare per dare alle nuove istituzioni create dal Trattato Costituzionale un corpo e un'anima, affinché esse possano guidare i popoli d'Europa verso una crescente integrazione politica, economica e culturale, e dare all'Unione Europea quella posizione che le spetta nel quadro della politica globale. La nostra esperienza può essere di ispirazione ad altri popoli: l'Europa può ancora essere maestra di civiltà.
Sentiamo, peraltro, che è appropriato applicare all'Europa un giudizio che nell'800 i padri dei nostri padri ripetevano a se stessi nell'Italia divenuta libera e unita: fatta l'Europa, occorre fare gli Europei. L'ormai istintivo europeismo delle giovani generazioni, che hanno l'Europa, e non più soltanto le rispettive nazioni, come orizzonte dei loro viaggi e del loro avvenire, ci dà fiducia. L'opera iniziata da uomini come Alcide De Gasperi, proseguita da uomini come Helmut Kohl, può essere portata avanti. Abbiamo fiducia che le generazioni cui stiamo per affidare il testimone si dimostreranno all'altezza di quelle che le hanno precedute.
Con questi sentimenti esprimo al Cancelliere Kohl, e a Lei, caro Presidente Dellai, il mio plauso e il mio augurio. Possa il ricordo di statisti come Alcide De Gasperi rimanere vivo nell'animo di coloro su cui ricadrà il compito di guidare la nuova Europa Unita nel difficile cammino che la storia del Ventunesimo Secolo ci propone fin dai suoi primi anni. Molte sfide attendono noi Europei. Molti ricordi ci rendono fiduciosi di saperle affrontare e vincere.
Roma, 18 agosto 2004
