Testo della lettera inviata dal Presidente Ciampi al Segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan
COMUNICATO
L'Ufficio Stampa della Presidenza della
Repubblica rende noto il testo della lettera che il Presidente
Carlo Azeglio Ciampi ha inviato al Segretario generale delle
Nazioni Unite Kofi Annan:
Caro Segretario generale,
sento innanzitutto il bisogno di condividere con
Lei, nello spirito dei contatti avuti in questi anni, la speranza
che, con la Sua guida d'indirizzo e d'impulso, le
Nazioni Unite possano assolvere pienamente l'essenziale
compito di contribuire al pieno successo della transizione politica
in Iraq.
L'approvazione unanime della Risoluzione
1546 da parte del Consiglio di Sicurezza ha costituito una
rinnovata conferma dell'indispensabilità e della
funzione legittimante della Nazioni Unite: in momenti di grande
turbolenza e di perduranti incertezze, esse si sono ancora una
volta rivelate l'elemento decisivo, l'unico in grado di
ricreare il consenso in seno alla comunità
internazionale.
Questo sviluppo è la risposta più
efficace agli interrogativi sollevati sulla capacità del
sistema multilaterale di fare fronte alle importanti sfide dei
nostri tempi: le minacce sono globali ed esigono soluzioni
condivise, nel quadro di un efficiente sistema di sicurezza
collettiva; nessuno può affrontarle da solo.
Con l'approssimarsi del sessantesimo
anniversario della nascita dell'ONU, deve rafforzarsi la
consapevolezza che l'esistenza di un'organizzazione a
vocazione veramente universale, capace di operare con efficacia e
credibilità nell'assolvimento dei propri compiti,
è un bene prezioso. E' responsabilità di noi
tutti preservarla e accrescerne l'efficienza.
La sua creazione, dopo la Seconda Guerra
Mondiale, fu l'intuizione di uomini di Stato
lungimiranti.
La Carta di San Francisco è molto
più di un semplice trattato internazionale. Insieme alla
Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, essa esprime
un preciso programma, un impegno morale degli Stati ad informare la
loro condotta a principi e valori comuni a tutti i popoli: la
centralità della persona umana, la solidarietà, la
tolleranza, la convivenza pacifica.
I significativi trattati negoziati
nell'ambito delle Nazioni Unite - da ultimo lo Statuto
della Corte Penale Internazionale - costituiscono altrettante
tappe sul difficile cammino che i Paesi membri hanno intrapreso per
introdurre una dimensione anche etica nelle relazioni
internazionali.
Questi valori di riferimento non appartengono
all'una o all'altra cultura, ma sono un retaggio comune
dell'umanità. Il valore aggiunto dell'ONU
è proprio la straordinaria diversità del patrimonio
culturale che vi è rappresentato. Diversità di
culture ma valori comuni: questo è il fondamento delle
Nazioni Unite.
Le Nazioni Unite non sono un'entità
astratta: sono l'espressione della comune volontà di
operare insieme. I fallimenti dell'Organizzazione sono i
nostri fallimenti, i suoi successi i nostri successi. La Carta
dell'ONU ci indica la via; a noi compete cercare di non
smarrirla.
E' lecito chiedersi, a distanza di oltre
mezzo secolo, se abbiamo tenuto fede agli obblighi liberamente
sottoscritti.
Certamente, molto è stato fatto: i
conflitti armati tra Stati sono diminuiti; un numero crescente di
Paesi ha adottato sistemi di democrazia rappresentativa; la
povertà e l'arretratezza sono state sconfitte in vaste
aree del pianeta.
Eppure centinaia di milioni di persone sono
ancora vittime del sottosviluppo. Il divario Nord-Sud, così
lacerante soprattutto in Africa, ci ricorda che in un mondo fondato
sull'ineguaglianza non può esservi pace; la miseria
costituisce fertile terreno per l'estremismo.
La Dichiarazione del Millennio è
un'indispensabile presa d'atto: essa impegna la
comunità internazionale ad un piano d'azione rigoroso,
con obiettivi e scadenze precise.
Questo impegno risponde al sentimento profondo
del popolo italiano. Esso guarda con fiducia e speranza alle
Nazioni Unite e alle sue istituzioni, si riconosce nelle sue
finalità, vi legge la promessa di un mondo più
giusto.
E' per noi italiani motivo di orgoglio
ospitare importanti agenzie dell'ONU, che sono in prima linea
nella battaglia per non mancare gli obiettivi del Millennio, per
eliminare la povertà e l'emarginazione. E' anche
sulla base di forti convinzioni etiche che contribuiamo in modo
così rilevante alle azioni di mantenimento della pace sotto
l'egida delle Nazioni Unite.
Sono sicuro che il cinquantesimo anniversario
dell'adesione dell'Italia, che ricorrerà
l'anno venturo, costituirà l'occasione per un
rinnovato impegno del mio Paese, nell'ambito anche di
un'incisiva azione europea, a favore di un potenziamento e di
un rinnovamento dell'ONU; esso dev'essere basato sulla
maggiore efficienza delle sue istituzioni e sul più ampio
consenso degli Stati membri.
Signor Segretario generale,
I Suoi molti sostenitori credono nella
capacità e nella volontà delle Nazioni Unite di far
fronte alle proprie responsabilità; ritengono che vanno
colte le potenzialità offerte dalla rinnovata volontà
della comunità internazionale di lavorare insieme sia in
Iraq sia per il superamento del conflitto
israeliano-palestinese.
Nel rinnovarLe l'invito a venire in
Italia, spinto dal desiderio di approfondire insieme questi temi,
desidero confermarLe il mio sincero apprezzamento per la coerenza e
la passione del Suo impegno a favore della pace e assicurarLe che,
nello svolgimento del Suo alto mandato, Ella potrà sempre
contare sul sostegno dell'Italia.
Roma 8 luglio 2004
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L'Ufficio Stampa della Presidenza della
Repubblica rende noto il testo della lettera che il Presidente
Carlo Azeglio Ciampi ha inviato al Segretario generale delle
Nazioni Unite Kofi Annan:
Caro Segretario generale,
sento innanzitutto il bisogno di condividere con
Lei, nello spirito dei contatti avuti in questi anni, la speranza
che, con la Sua guida d'indirizzo e d'impulso, le
Nazioni Unite possano assolvere pienamente l'essenziale
compito di contribuire al pieno successo della transizione politica
in Iraq.
L'approvazione unanime della Risoluzione
1546 da parte del Consiglio di Sicurezza ha costituito una
rinnovata conferma dell'indispensabilità e della
funzione legittimante della Nazioni Unite: in momenti di grande
turbolenza e di perduranti incertezze, esse si sono ancora una
volta rivelate l'elemento decisivo, l'unico in grado di
ricreare il consenso in seno alla comunità
internazionale.
Questo sviluppo è la risposta più
efficace agli interrogativi sollevati sulla capacità del
sistema multilaterale di fare fronte alle importanti sfide dei
nostri tempi: le minacce sono globali ed esigono soluzioni
condivise, nel quadro di un efficiente sistema di sicurezza
collettiva; nessuno può affrontarle da solo.
Con l'approssimarsi del sessantesimo
anniversario della nascita dell'ONU, deve rafforzarsi la
consapevolezza che l'esistenza di un'organizzazione a
vocazione veramente universale, capace di operare con efficacia e
credibilità nell'assolvimento dei propri compiti,
è un bene prezioso. E' responsabilità di noi
tutti preservarla e accrescerne l'efficienza.
La sua creazione, dopo la Seconda Guerra
Mondiale, fu l'intuizione di uomini di Stato
lungimiranti.
La Carta di San Francisco è molto
più di un semplice trattato internazionale. Insieme alla
Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, essa esprime
un preciso programma, un impegno morale degli Stati ad informare la
loro condotta a principi e valori comuni a tutti i popoli: la
centralità della persona umana, la solidarietà, la
tolleranza, la convivenza pacifica.
I significativi trattati negoziati
nell'ambito delle Nazioni Unite - da ultimo lo Statuto
della Corte Penale Internazionale - costituiscono altrettante
tappe sul difficile cammino che i Paesi membri hanno intrapreso per
introdurre una dimensione anche etica nelle relazioni
internazionali.
Questi valori di riferimento non appartengono
all'una o all'altra cultura, ma sono un retaggio comune
dell'umanità. Il valore aggiunto dell'ONU
è proprio la straordinaria diversità del patrimonio
culturale che vi è rappresentato. Diversità di
culture ma valori comuni: questo è il fondamento delle
Nazioni Unite.
Le Nazioni Unite non sono un'entità
astratta: sono l'espressione della comune volontà di
operare insieme. I fallimenti dell'Organizzazione sono i
nostri fallimenti, i suoi successi i nostri successi. La Carta
dell'ONU ci indica la via; a noi compete cercare di non
smarrirla.
E' lecito chiedersi, a distanza di oltre
mezzo secolo, se abbiamo tenuto fede agli obblighi liberamente
sottoscritti.
Certamente, molto è stato fatto: i
conflitti armati tra Stati sono diminuiti; un numero crescente di
Paesi ha adottato sistemi di democrazia rappresentativa; la
povertà e l'arretratezza sono state sconfitte in vaste
aree del pianeta.
Eppure centinaia di milioni di persone sono
ancora vittime del sottosviluppo. Il divario Nord-Sud, così
lacerante soprattutto in Africa, ci ricorda che in un mondo fondato
sull'ineguaglianza non può esservi pace; la miseria
costituisce fertile terreno per l'estremismo.
La Dichiarazione del Millennio è
un'indispensabile presa d'atto: essa impegna la
comunità internazionale ad un piano d'azione rigoroso,
con obiettivi e scadenze precise.
Questo impegno risponde al sentimento profondo
del popolo italiano. Esso guarda con fiducia e speranza alle
Nazioni Unite e alle sue istituzioni, si riconosce nelle sue
finalità, vi legge la promessa di un mondo più
giusto.
E' per noi italiani motivo di orgoglio
ospitare importanti agenzie dell'ONU, che sono in prima linea
nella battaglia per non mancare gli obiettivi del Millennio, per
eliminare la povertà e l'emarginazione. E' anche
sulla base di forti convinzioni etiche che contribuiamo in modo
così rilevante alle azioni di mantenimento della pace sotto
l'egida delle Nazioni Unite.
Sono sicuro che il cinquantesimo anniversario
dell'adesione dell'Italia, che ricorrerà
l'anno venturo, costituirà l'occasione per un
rinnovato impegno del mio Paese, nell'ambito anche di
un'incisiva azione europea, a favore di un potenziamento e di
un rinnovamento dell'ONU; esso dev'essere basato sulla
maggiore efficienza delle sue istituzioni e sul più ampio
consenso degli Stati membri.
Signor Segretario generale,
I Suoi molti sostenitori credono nella
capacità e nella volontà delle Nazioni Unite di far
fronte alle proprie responsabilità; ritengono che vanno
colte le potenzialità offerte dalla rinnovata volontà
della comunità internazionale di lavorare insieme sia in
Iraq sia per il superamento del conflitto
israeliano-palestinese.
Nel rinnovarLe l'invito a venire in
Italia, spinto dal desiderio di approfondire insieme questi temi,
desidero confermarLe il mio sincero apprezzamento per la coerenza e
la passione del Suo impegno a favore della pace e assicurarLe che,
nello svolgimento del Suo alto mandato, Ella potrà sempre
contare sul sostegno dell'Italia.
Roma 8 luglio 2004
