Testo dell'intervento del Presidente Ciampi pubblicato oggi sul "Frankfurter Allgemeine"
COMUNICATO
L'Ufficio Stampa della Presidenza della Repubblica rende noto il testo
dell'intervento del Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi,
pubblicato oggi sul "Frankfurter Allgemeine":
E' giunto il momento di creare una Europa politica.
Sono convinto che l'Europa debba tornare a far vibrare la propria anima, dar
forza ai propri valori e ideali, recuperare speranza e una visione ambiziosa, la
sola che, in tutti i momenti decisivi e difficili, ha fatto avanzare la causa
dell'integrazione.
Per anni si è ripetuto che l'adeguamento delle Istituzioni doveva costituire
una premessa essenziale dell'allargamento. Ora che l'ampliamento è alle porte,
abbiamo la responsabilità di non dilazionare ancora l'indispensabile
ammodernamento e rafforzamento delle Istituzioni.
Era evidente sin dagli anni '90 che, in mancanza di una profonda riforma delle
Istituzioni, i successivi allargamenti avrebbero pericolosamente indebolito la
forza originaria del progetto politico europeo.
A solo un anno dalla firma del Trattato di Nizza e quando ancora quest'ultimo
non era entrato in vigore, sembrò improcrastinabile avviare una profonda
revisione dei Trattati istitutivi. Le Istituzioni rischiavano l'immobilismo;
l'Unione doveva dotarsi di nuovi e più forti strumenti se voleva rispondere
alle sfide del mondo; la politica estera doveva reggersi su posizioni comuni e
sullo sviluppo di una politica di difesa credibile; il governo dell'economia
andava potenziato ed equilibrato; i meccanismi decisionali erano troppo
complessi per garantire l'incisività e la tempestività dell'azione; l'Unione
doveva diventare più democratica e più trasparente.
Il Consiglio Europeo di Laeken avviò un processo costituente che si concluderà
fra pochi giorni, al Consiglio Europeo del 12 e 13 dicembre.
Un'accettazione solo parziale dei risultati della Convenzione costituirebbe ora
un inammissibile arretramento, perché tutti sapevamo bene che essa - un
esercizio democratico senza precedenti - ci avrebbe portato ben oltre Nizza, ben
al di là dei Trattati esistenti.
Il salto qualitativo compiuto è un patrimonio prezioso, che va salvaguardato.
Mi riferisco, in particolare, all'equilibrio e all'efficacia delle Istituzioni
europee; alla capacità di evoluzione futura del sistema e a nuovi meccanismi di
revisione semplificata della Costituzione. Vanno difese l'accresciuta
possibilità di assumere decisioni a maggioranza, alla più equa e democratica
definizione di questa maggioranza.
Il progetto di Trattato garantisce la governabilità sul piano interno e la
possibilità di arrivare a posizioni effettivamente comuni sul piano estero.
I nuovi Stati membri sono accolti a braccia aperte nell'Unione; tutti devono
però comprendere che il processo d'integrazione è inarrestabile.
L'integrazione europea non può stabilizzarsi sul minimo comune denominatore; la
locomotrice non può rallentare o rischiare di fermarsi perché il convoglio è
diventato più lungo.
Tutti gli Stati, grandi e piccoli, membri di lunga data o di imminente adesione,
devono essere accomunati dallo stesso spirito di partecipazione e di unità,
dallo stesso senso di responsabilità, dalla stessa disponibilità a contribuire
alla realizzazione di questo grande disegno collettivo: l'Unione Europea.
La situazione internazionale dell'ultimo anno ha dimostrato ancor più che
l'Unione Europea non può perdere questa occasione per far compiere uno
straordinario passo in avanti alla propria unità. Sarebbe assai miope chiudere
gli occhi di fronte alla complessità e alla drammaticità delle sfide. Per
questo, abbiamo non solo bisogno di un Ministro degli Esteri, ma anche che esso
diventi operativo al più presto. Abbiamo dato preminenza al diritto
comunitario, istituito il mercato unico, abolito le frontiere, creato l'Euro;
abbiamo in questo modo dato forma e sostanza ad un compiuto interesse europeo.
Questo è il momento di dargli pienezza di strumenti.
L'Unione Europea affronta un passaggio, forse il più cruciale, della sua
storia. L'imminente Consiglio Europeo non può fallire. Non illudiamoci: le
conseguenze sarebbero dirompenti, e per molti anni a venire. D'altra parte,
nulla può essere più come prima in Europa.
Le contraddizioni del nostro continente non si supereranno se con la mano destra
si invocano politiche estere comuni e con la sinistra si intraprendono azioni
che ne impediscono il funzionamento.
Non si risolveranno se non siamo convinti che i sistemi basati solo su giochi di
alleanze ed egoismi nazionali hanno garantito in passato solo paci effimere,
sfociate, prima o dopo, in devastanti conflitti. Il pericolo di nazionalismi
latenti, del resto, è sempre in agguato.
Il superamento delle visioni nazionali, il consolidamento di un sistema di
sovranità condivisa, il rispetto delle regole stabilite, danno compiutezza
all'Unione Europea.
Un sistema istituzionale unitario è la sola garanzia d'avanzamento dell'Europa.
Germania ed Italia sanno inoltre che l'Unione andrà avanti comunque, se
necessario anche attraverso nuclei aperti di avanguardie di Paesi che
continueranno ad anticipare un'integrazione europea sempre più profonda ed
efficace.
Per i nostri due Paesi, come per gli altri Fondatori, sono impensabili
rallentamenti e battute d'arresto nella nostra vocazione unitaria.
Roma, 10 dicembre 2003
leggi tutto
L'Ufficio Stampa della Presidenza della Repubblica rende noto il testo
dell'intervento del Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi,
pubblicato oggi sul "Frankfurter Allgemeine":
E' giunto il momento di creare una Europa politica.
Sono convinto che l'Europa debba tornare a far vibrare la propria anima, dar
forza ai propri valori e ideali, recuperare speranza e una visione ambiziosa, la
sola che, in tutti i momenti decisivi e difficili, ha fatto avanzare la causa
dell'integrazione.
Per anni si è ripetuto che l'adeguamento delle Istituzioni doveva costituire
una premessa essenziale dell'allargamento. Ora che l'ampliamento è alle porte,
abbiamo la responsabilità di non dilazionare ancora l'indispensabile
ammodernamento e rafforzamento delle Istituzioni.
Era evidente sin dagli anni '90 che, in mancanza di una profonda riforma delle
Istituzioni, i successivi allargamenti avrebbero pericolosamente indebolito la
forza originaria del progetto politico europeo.
A solo un anno dalla firma del Trattato di Nizza e quando ancora quest'ultimo
non era entrato in vigore, sembrò improcrastinabile avviare una profonda
revisione dei Trattati istitutivi. Le Istituzioni rischiavano l'immobilismo;
l'Unione doveva dotarsi di nuovi e più forti strumenti se voleva rispondere
alle sfide del mondo; la politica estera doveva reggersi su posizioni comuni e
sullo sviluppo di una politica di difesa credibile; il governo dell'economia
andava potenziato ed equilibrato; i meccanismi decisionali erano troppo
complessi per garantire l'incisività e la tempestività dell'azione; l'Unione
doveva diventare più democratica e più trasparente.
Il Consiglio Europeo di Laeken avviò un processo costituente che si concluderà
fra pochi giorni, al Consiglio Europeo del 12 e 13 dicembre.
Un'accettazione solo parziale dei risultati della Convenzione costituirebbe ora
un inammissibile arretramento, perché tutti sapevamo bene che essa - un
esercizio democratico senza precedenti - ci avrebbe portato ben oltre Nizza, ben
al di là dei Trattati esistenti.
Il salto qualitativo compiuto è un patrimonio prezioso, che va salvaguardato.
Mi riferisco, in particolare, all'equilibrio e all'efficacia delle Istituzioni
europee; alla capacità di evoluzione futura del sistema e a nuovi meccanismi di
revisione semplificata della Costituzione. Vanno difese l'accresciuta
possibilità di assumere decisioni a maggioranza, alla più equa e democratica
definizione di questa maggioranza.
Il progetto di Trattato garantisce la governabilità sul piano interno e la
possibilità di arrivare a posizioni effettivamente comuni sul piano estero.
I nuovi Stati membri sono accolti a braccia aperte nell'Unione; tutti devono
però comprendere che il processo d'integrazione è inarrestabile.
L'integrazione europea non può stabilizzarsi sul minimo comune denominatore; la
locomotrice non può rallentare o rischiare di fermarsi perché il convoglio è
diventato più lungo.
Tutti gli Stati, grandi e piccoli, membri di lunga data o di imminente adesione,
devono essere accomunati dallo stesso spirito di partecipazione e di unità,
dallo stesso senso di responsabilità, dalla stessa disponibilità a contribuire
alla realizzazione di questo grande disegno collettivo: l'Unione Europea.
La situazione internazionale dell'ultimo anno ha dimostrato ancor più che
l'Unione Europea non può perdere questa occasione per far compiere uno
straordinario passo in avanti alla propria unità. Sarebbe assai miope chiudere
gli occhi di fronte alla complessità e alla drammaticità delle sfide. Per
questo, abbiamo non solo bisogno di un Ministro degli Esteri, ma anche che esso
diventi operativo al più presto. Abbiamo dato preminenza al diritto
comunitario, istituito il mercato unico, abolito le frontiere, creato l'Euro;
abbiamo in questo modo dato forma e sostanza ad un compiuto interesse europeo.
Questo è il momento di dargli pienezza di strumenti.
L'Unione Europea affronta un passaggio, forse il più cruciale, della sua
storia. L'imminente Consiglio Europeo non può fallire. Non illudiamoci: le
conseguenze sarebbero dirompenti, e per molti anni a venire. D'altra parte,
nulla può essere più come prima in Europa.
Le contraddizioni del nostro continente non si supereranno se con la mano destra
si invocano politiche estere comuni e con la sinistra si intraprendono azioni
che ne impediscono il funzionamento.
Non si risolveranno se non siamo convinti che i sistemi basati solo su giochi di
alleanze ed egoismi nazionali hanno garantito in passato solo paci effimere,
sfociate, prima o dopo, in devastanti conflitti. Il pericolo di nazionalismi
latenti, del resto, è sempre in agguato.
Il superamento delle visioni nazionali, il consolidamento di un sistema di
sovranità condivisa, il rispetto delle regole stabilite, danno compiutezza
all'Unione Europea.
Un sistema istituzionale unitario è la sola garanzia d'avanzamento dell'Europa.
Germania ed Italia sanno inoltre che l'Unione andrà avanti comunque, se
necessario anche attraverso nuclei aperti di avanguardie di Paesi che
continueranno ad anticipare un'integrazione europea sempre più profonda ed
efficace.
Per i nostri due Paesi, come per gli altri Fondatori, sono impensabili
rallentamenti e battute d'arresto nella nostra vocazione unitaria.
Roma, 10 dicembre 2003
