Testo dell'Intervento del Presidente Ciampi in occasione dell'apertura dell'anno scolastico 2001/2002
COMUNICATO
L'Ufficio Stampa della Presidenza della Repubblica rende noto il
testo dell'Intervento del Presidente della Repubblica, Carlo
Azeglio Ciampi, in occasione dell'apertura dell'anno scolastico
2001/2002:
Cari ragazze e ragazzi, cari insegnanti, Eccoci riuniti, a un
anno di distanza, per dare insieme inizio ad un nuovo anno
scolastico. Questo incontro con Voi, qui all'aria aperta, su questa
magnifica terrazza, vedendo in Voi tutti i ragazzi d'Italia,
è per me un momento atteso e gratificante. Il ritorno
annuale a scuola segna il ritmo della Vostra crescita, del Vostro
divenire adulti. So bene che Vi siete alzati questa mattina con un
misto di stati d'animo: la nostalgia delle vacanze, la gioia di
ritrovare i compagni di scuola, il rivedere - per lo più con
affetto, ammettetelo - i Vostri insegnanti. Ma su questo stato
d'animo, ricorrente ad ogni ripresa della scuola, domina oggi un
sentimento di orrore e di sdegno. Pochi giorni fa, l'11 settembre
del 2001, data che non dimenticheremo, siamo rimasti tutti per ore
davanti ai teleschermi a guardare attoniti e sgomenti le immagini
terribili dell'attacco portato all'umanità dai terroristi
che hanno colpito New York e Washington. Immagini di guerra.
Migliaia e migliaia di innocenti uccisi, cittadini americani e di
ogni parte dei mondo, anche italiani. La giovinezza della mia
generazione è stata segnata da immagini come queste. E'
quella terribile realtà che ci ha spinto e ci spinge
all'affermazione e alla difesa della libertà e della
democrazia nelle nostre Nazioni; alla partecipazione attiva alla
costruzione e alla vita delle istituzioni internazionali; alla
solidarietà verso i popoli meno fortunati.
Raccogliamoci in un minuto di silenzio. Un anno fa,
inaugurammo insieme, dopo decenni di chiusura, il Vittoriano
restaurato e restituito agli italiani. Da allora, su queste
scalinate sono salite circa due milioni di persone, per ammirare da
una prospettiva unica al mondo questa millenaria città, il
foro Romano, il profilo dei colli. Tanti italiani sono venuti
animati da quei sentimenti di nuovo patriottismo, che sento sempre
più diffusi in ogni città d'Italia. C'è un
bisogno di Patria che unisce giovani, adulti, anziani. Ne è
viva testimonianza il successo di tutte le iniziative che
promuovono il ricupero della nostra storia, della memoria che
è in ogni famiglia, in ogni paese, in ogni città.
Tutto ciò è motivo di fiducia e di speranza. E' anche
l'indicazione del cammino da percorrere. Se riflettiamo sui
caratteri costitutivi, sulle radici del patriottismo degli
italiani, del nostro patriottismo, la caratteristica più
importante è che esso nacque fin dall'inizio come aperto
all'Europa. La libertà del popolo italiano, la sua
unità e indipendenza, venivano da tutti i patrioti legate
strettamente alla liberazione degli altri popoli d'Europa, in una
prospettiva universale di conquista dei diritti civili. Mazzini
fondò insieme "Giovine Italia" e "Giovine Europa". Garibaldi
fu pronto a combattere per ogni popolo d'America e d'Italia che
volesse conquistare la propria libertà. Camillo di Cavour e
Massimo d'Azeglio furono statisti e intellettuali con visione
europea. Umberto I volle che su questo monumento fosse scritto,
lassù sui due propilei, che l'unità della Patria era
stata realizzata mirando alla conquista della libertà dei
cittadini. In questo senso, davvero, la Costituzione Repubblicana
del 1948 è lo sviluppo pieno degli ideali dei patrioti del
Risorgimento. Non saprei esprimere questi pensieri meglio di come
lo ha fatto una ragazza di Tempio Pausania, italiana di origine
indiana, in uno scritto che mi ha inviato poco tempo fa. Cito:
"L'accesso in Europa deve vedere un'Italia al massimo delle sue
potenzialità, e dev'essere accompagnato da una riscoperta di
quei valori che hanno permesso, attraverso il sangue versato dai
patrioti risorgimentali, la sua nascita e il suo divenire
democratico e repubblicano". Poche settimane fa il Presidente della
Banca Centrale Europea ha presentato al mondo le banconote e le
monete in euro, la moneta che i popoli europei hanno creato insieme
e che diverrà moneta comune esattamente fra 100 giorni, il
1° gennaio 2002. Al di là dell'importanza economica,
esso è un simbolo di fratellanza e dell'unione che
segnerà l'esperienza della vostra generazione.
L'euro è la vostra moneta, ragazzi. E' il risultato
di un lavoro che i vostri nonni e i vostri padri hanno fatto per
costruire un'Europa migliore. E non dimenticate quanto vi chiesi lo
scorso anno: aiutate i vostri nonni, i vostri genitori, a imparare
l'uso dell'euro. Sta ora a tutti noi e in particolare ai più
giovani, consolidare e ampliare i vantaggi di aver costituito
un'area di oltre 300 milioni di cittadini in cui un'unica moneta
circola liberamente. E ricordatelo: la moneta non è soltanto
mezzo di pagamento; è un'istituzione, accomuna i popoli che
l'adottano con un vincolo di condivisione di valori, certo
prevalentemente economici, ma anche sociali e civili. Tra i giovani
europei e i giovani di tutto il mondo sviluppato e democratico
crescono sentimenti profondi di umanità; si afferma in tutti
loro la volontà di operare concretamente per i Paesi meno
fortunati, quelli dove non sono garantiti i diritti, la sicurezza,
la salute dei cittadini, dove la scuola non c'è, la
conoscenza non è raggiungibile, dove la fame e l'ignoranza
sono un'unica disperata realtà. Incontro nei miei viaggi per
le città d'Italia le associazioni del volontariato; sempre
più numerose sono quelle che operano per sostenere i Paesi
poveri. Sono nate per libera iniziativa dei cittadini, di tutte le
età e condizioni sociali; la loro azione è concreta:
organizzano adozioni di bambini, di villaggi, raccolgono fondi,
imparano e insegnano a conoscere i problemi. Questi sentimenti,
quest'azione di solidarietà sono nobili; sono il naturale
sviluppo degli ideali democratici cresciuti grazie alle nostre
libere istituzioni; quelle che consentono a tutti di esprimersi, di
vivere - a scuola come nella società civile - la "pratica
della libertà". Dobbiamo saper evitare qualsiasi
strumentalizzazione di questi sentimenti che possa indebolire le
libere e legittime istituzioni, nazionali e internazionali,
fondamento del nostro benessere e della stessa possibilità
di diffonderlo ai Paesi più sfortunati. La violenza e l'odio
sono la negazione dei valori democratici. ''L'odio produce morte,
l'amore genera vita": questa è la scritta che campeggia
sull'Ara Pacis Mundi, bellissimo monumento eretto cinquant'anni fa
sul Colle di Medea, a Gorizia, nel pieno della "guerra fredda" su
un confine che allora separava due mondi. Vi sono andato domenica
scorsa a rendere omaggio ai caduti e ai dispersi delle guerre.
Questi sentimenti ci devono accompagnare in ogni momento. Cari
ragazzi, la scuola è l'istituzione della Repubblica che
più direttamente aiuta a costruire il futuro della Nazione
nella pace e nel progresso.
La conoscenza, il dialogo, la pratica delle virtù
civili sono la difesa più forte della nostra civiltà.
Gli italiani riconoscono il valore eccezionale del lavoro di chi
opera nella scuola, a tutti i livelli. Dico ai maestri, agli
insegnanti tutti: siate consapevoli delle vostre
responsabilità, del prestigio che avete tra le famiglie,
dell'affetto dei Vostri alunni, della stima profonda, della
gratitudine degli italiani. L'ho detto l'anno scorso e lo ripeto
oggi con convinzione: gli operatori della scuola, della conoscenza
sono alla base del nostro benessere, della nostra crescita
economica e sociale. Ho testimonianza di ciò negli incontri
con gli studenti al Quirinale. In questi due anni, più di
40.000 tra studenti e insegnanti sono entrati nel palazzo della
Presidenza della Repubblica, nella casa degli italiani. Ciò
che più mi colpisce è l'incredibile ricchezza di
iniziative che mi portate o mi raccontate nelle Vostre lettere:
ricerche storiche, opere d'arte e artigianali, musiche, "cd rom".
Una scuola della Provincia di Bergamo mi ha inviato un gioco
multimediale per educare all'introduzione dell'euro. L'autonomia
degli istituti sta senza dubbio rafforzando spirito d'iniziativa e
voglia di fare. A voi ragazzi, un consiglio: pretendete,
proponetevi di avvicinarvi ai testi e ai monumenti della nostra
cultura e della nostra civiltà. La società moderna vi
offre crescenti possibilità di formazione nel campo delle
tecnologie, richiede la conoscenza delle lingue straniere, vi
spinge a moltiplicare gli interessi e guardare in campi che nessuno
della mia generazione immaginava. Lo farete meglio e con più
forza poggiando sulle basi di una buona conoscenza della nostra
lingua, della nostra letteratura, della nostra cultura. L'anno
scorso conclusi questo incontro con voi con alcune proposte
concrete. Proposi: scrivete voi, giovani, la storia d'Italia, la
storia della Nazione e quella delle nostre città, dei nostri
8.000 comuni, paesi, villaggi. Da allora tante iniziative,
ricerche, sono arrivate al Quirinale da tutta l'Italia. Proseguiamo
insieme questo lavoro. Quest'anno è il 140° anniversario
dell'Unità d'Italia, l'anniversario della scomparsa di
Cavour. Pensiamo insieme ai prossimi bicentenari della nascita di
Mazzini e di Garibaldi. Prepariamo insieme il 150° anniversario
dell'Unità d'Italia, tenendo presente che in ognuna delle
nostre città c'è un personaggio da studiare, da
riscoprire, da ricordare. Fatelo Voi, studenti e insegnanti.
Vedrete che i nostri eroi, i nostri patrioti, non erano dei
temerari, ma persone normali, capaci di compiere azioni
straordinarie perché amavano la Patria e desideravano
viverla da uomini liberi insieme agli altri italiani.
Libertà significa condividere valori comuni, istituzioni
comuni, avere consapevolezza insieme dei propri diritti e dei
propri doveri verso gli altri e verso la "res publica". Per questo
è fondamentale conoscere bene e vivere da cittadini le
istituzioni della Repubblica, seguendo i lavori del Parlamento,
come della propria Regione, Provincia, Comune. E' questa
l'educazione civica; non una materia fra le tante, ma il maturare
in noi di un metodo di vita in comune, attraverso la conoscenza e
la pratica delle istituzioni che liberamente abbiamo scelto. In
questo campo, la scuola può fare di più. Cari
ragazzi, in momenti gravi come il tempo che stiamo vivendo, tutti
noi ci chiediamo: come reagire? Come dare un nostro apporto al
progresso del bene? La risposta fondamentale è di fare con
maggior impegno, con maggior passione, ciascuno il proprio dovere,
giorno per giorno: nei posti di lavoro, in famiglia, sui banchi di
scuola. Lo studio e il dialogo - tra voi e con i vostri insegnanti
- sono la risposta migliore che voi potete dare a questa terribile
sfida contro la nostra civiltà che siamo pronti a difendere
con tutte le nostre forze. A tutte le scuole, da quelle di Predoi,
nell'alta Val Aurina, all'estremo Nord dell'Italia, a quelle di
Lampedusa all'estremo Sud, auguro con tutto il cuore un buon anno
scolastico.
Roma, 22 settembre 2001
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L'Ufficio Stampa della Presidenza della Repubblica rende noto il
testo dell'Intervento del Presidente della Repubblica, Carlo
Azeglio Ciampi, in occasione dell'apertura dell'anno scolastico
2001/2002:
Cari ragazze e ragazzi, cari insegnanti, Eccoci riuniti, a un
anno di distanza, per dare insieme inizio ad un nuovo anno
scolastico. Questo incontro con Voi, qui all'aria aperta, su questa
magnifica terrazza, vedendo in Voi tutti i ragazzi d'Italia,
è per me un momento atteso e gratificante. Il ritorno
annuale a scuola segna il ritmo della Vostra crescita, del Vostro
divenire adulti. So bene che Vi siete alzati questa mattina con un
misto di stati d'animo: la nostalgia delle vacanze, la gioia di
ritrovare i compagni di scuola, il rivedere - per lo più con
affetto, ammettetelo - i Vostri insegnanti. Ma su questo stato
d'animo, ricorrente ad ogni ripresa della scuola, domina oggi un
sentimento di orrore e di sdegno. Pochi giorni fa, l'11 settembre
del 2001, data che non dimenticheremo, siamo rimasti tutti per ore
davanti ai teleschermi a guardare attoniti e sgomenti le immagini
terribili dell'attacco portato all'umanità dai terroristi
che hanno colpito New York e Washington. Immagini di guerra.
Migliaia e migliaia di innocenti uccisi, cittadini americani e di
ogni parte dei mondo, anche italiani. La giovinezza della mia
generazione è stata segnata da immagini come queste. E'
quella terribile realtà che ci ha spinto e ci spinge
all'affermazione e alla difesa della libertà e della
democrazia nelle nostre Nazioni; alla partecipazione attiva alla
costruzione e alla vita delle istituzioni internazionali; alla
solidarietà verso i popoli meno fortunati.
Raccogliamoci in un minuto di silenzio. Un anno fa,
inaugurammo insieme, dopo decenni di chiusura, il Vittoriano
restaurato e restituito agli italiani. Da allora, su queste
scalinate sono salite circa due milioni di persone, per ammirare da
una prospettiva unica al mondo questa millenaria città, il
foro Romano, il profilo dei colli. Tanti italiani sono venuti
animati da quei sentimenti di nuovo patriottismo, che sento sempre
più diffusi in ogni città d'Italia. C'è un
bisogno di Patria che unisce giovani, adulti, anziani. Ne è
viva testimonianza il successo di tutte le iniziative che
promuovono il ricupero della nostra storia, della memoria che
è in ogni famiglia, in ogni paese, in ogni città.
Tutto ciò è motivo di fiducia e di speranza. E' anche
l'indicazione del cammino da percorrere. Se riflettiamo sui
caratteri costitutivi, sulle radici del patriottismo degli
italiani, del nostro patriottismo, la caratteristica più
importante è che esso nacque fin dall'inizio come aperto
all'Europa. La libertà del popolo italiano, la sua
unità e indipendenza, venivano da tutti i patrioti legate
strettamente alla liberazione degli altri popoli d'Europa, in una
prospettiva universale di conquista dei diritti civili. Mazzini
fondò insieme "Giovine Italia" e "Giovine Europa". Garibaldi
fu pronto a combattere per ogni popolo d'America e d'Italia che
volesse conquistare la propria libertà. Camillo di Cavour e
Massimo d'Azeglio furono statisti e intellettuali con visione
europea. Umberto I volle che su questo monumento fosse scritto,
lassù sui due propilei, che l'unità della Patria era
stata realizzata mirando alla conquista della libertà dei
cittadini. In questo senso, davvero, la Costituzione Repubblicana
del 1948 è lo sviluppo pieno degli ideali dei patrioti del
Risorgimento. Non saprei esprimere questi pensieri meglio di come
lo ha fatto una ragazza di Tempio Pausania, italiana di origine
indiana, in uno scritto che mi ha inviato poco tempo fa. Cito:
"L'accesso in Europa deve vedere un'Italia al massimo delle sue
potenzialità, e dev'essere accompagnato da una riscoperta di
quei valori che hanno permesso, attraverso il sangue versato dai
patrioti risorgimentali, la sua nascita e il suo divenire
democratico e repubblicano". Poche settimane fa il Presidente della
Banca Centrale Europea ha presentato al mondo le banconote e le
monete in euro, la moneta che i popoli europei hanno creato insieme
e che diverrà moneta comune esattamente fra 100 giorni, il
1° gennaio 2002. Al di là dell'importanza economica,
esso è un simbolo di fratellanza e dell'unione che
segnerà l'esperienza della vostra generazione.
L'euro è la vostra moneta, ragazzi. E' il risultato
di un lavoro che i vostri nonni e i vostri padri hanno fatto per
costruire un'Europa migliore. E non dimenticate quanto vi chiesi lo
scorso anno: aiutate i vostri nonni, i vostri genitori, a imparare
l'uso dell'euro. Sta ora a tutti noi e in particolare ai più
giovani, consolidare e ampliare i vantaggi di aver costituito
un'area di oltre 300 milioni di cittadini in cui un'unica moneta
circola liberamente. E ricordatelo: la moneta non è soltanto
mezzo di pagamento; è un'istituzione, accomuna i popoli che
l'adottano con un vincolo di condivisione di valori, certo
prevalentemente economici, ma anche sociali e civili. Tra i giovani
europei e i giovani di tutto il mondo sviluppato e democratico
crescono sentimenti profondi di umanità; si afferma in tutti
loro la volontà di operare concretamente per i Paesi meno
fortunati, quelli dove non sono garantiti i diritti, la sicurezza,
la salute dei cittadini, dove la scuola non c'è, la
conoscenza non è raggiungibile, dove la fame e l'ignoranza
sono un'unica disperata realtà. Incontro nei miei viaggi per
le città d'Italia le associazioni del volontariato; sempre
più numerose sono quelle che operano per sostenere i Paesi
poveri. Sono nate per libera iniziativa dei cittadini, di tutte le
età e condizioni sociali; la loro azione è concreta:
organizzano adozioni di bambini, di villaggi, raccolgono fondi,
imparano e insegnano a conoscere i problemi. Questi sentimenti,
quest'azione di solidarietà sono nobili; sono il naturale
sviluppo degli ideali democratici cresciuti grazie alle nostre
libere istituzioni; quelle che consentono a tutti di esprimersi, di
vivere - a scuola come nella società civile - la "pratica
della libertà". Dobbiamo saper evitare qualsiasi
strumentalizzazione di questi sentimenti che possa indebolire le
libere e legittime istituzioni, nazionali e internazionali,
fondamento del nostro benessere e della stessa possibilità
di diffonderlo ai Paesi più sfortunati. La violenza e l'odio
sono la negazione dei valori democratici. ''L'odio produce morte,
l'amore genera vita": questa è la scritta che campeggia
sull'Ara Pacis Mundi, bellissimo monumento eretto cinquant'anni fa
sul Colle di Medea, a Gorizia, nel pieno della "guerra fredda" su
un confine che allora separava due mondi. Vi sono andato domenica
scorsa a rendere omaggio ai caduti e ai dispersi delle guerre.
Questi sentimenti ci devono accompagnare in ogni momento. Cari
ragazzi, la scuola è l'istituzione della Repubblica che
più direttamente aiuta a costruire il futuro della Nazione
nella pace e nel progresso.
La conoscenza, il dialogo, la pratica delle virtù
civili sono la difesa più forte della nostra civiltà.
Gli italiani riconoscono il valore eccezionale del lavoro di chi
opera nella scuola, a tutti i livelli. Dico ai maestri, agli
insegnanti tutti: siate consapevoli delle vostre
responsabilità, del prestigio che avete tra le famiglie,
dell'affetto dei Vostri alunni, della stima profonda, della
gratitudine degli italiani. L'ho detto l'anno scorso e lo ripeto
oggi con convinzione: gli operatori della scuola, della conoscenza
sono alla base del nostro benessere, della nostra crescita
economica e sociale. Ho testimonianza di ciò negli incontri
con gli studenti al Quirinale. In questi due anni, più di
40.000 tra studenti e insegnanti sono entrati nel palazzo della
Presidenza della Repubblica, nella casa degli italiani. Ciò
che più mi colpisce è l'incredibile ricchezza di
iniziative che mi portate o mi raccontate nelle Vostre lettere:
ricerche storiche, opere d'arte e artigianali, musiche, "cd rom".
Una scuola della Provincia di Bergamo mi ha inviato un gioco
multimediale per educare all'introduzione dell'euro. L'autonomia
degli istituti sta senza dubbio rafforzando spirito d'iniziativa e
voglia di fare. A voi ragazzi, un consiglio: pretendete,
proponetevi di avvicinarvi ai testi e ai monumenti della nostra
cultura e della nostra civiltà. La società moderna vi
offre crescenti possibilità di formazione nel campo delle
tecnologie, richiede la conoscenza delle lingue straniere, vi
spinge a moltiplicare gli interessi e guardare in campi che nessuno
della mia generazione immaginava. Lo farete meglio e con più
forza poggiando sulle basi di una buona conoscenza della nostra
lingua, della nostra letteratura, della nostra cultura. L'anno
scorso conclusi questo incontro con voi con alcune proposte
concrete. Proposi: scrivete voi, giovani, la storia d'Italia, la
storia della Nazione e quella delle nostre città, dei nostri
8.000 comuni, paesi, villaggi. Da allora tante iniziative,
ricerche, sono arrivate al Quirinale da tutta l'Italia. Proseguiamo
insieme questo lavoro. Quest'anno è il 140° anniversario
dell'Unità d'Italia, l'anniversario della scomparsa di
Cavour. Pensiamo insieme ai prossimi bicentenari della nascita di
Mazzini e di Garibaldi. Prepariamo insieme il 150° anniversario
dell'Unità d'Italia, tenendo presente che in ognuna delle
nostre città c'è un personaggio da studiare, da
riscoprire, da ricordare. Fatelo Voi, studenti e insegnanti.
Vedrete che i nostri eroi, i nostri patrioti, non erano dei
temerari, ma persone normali, capaci di compiere azioni
straordinarie perché amavano la Patria e desideravano
viverla da uomini liberi insieme agli altri italiani.
Libertà significa condividere valori comuni, istituzioni
comuni, avere consapevolezza insieme dei propri diritti e dei
propri doveri verso gli altri e verso la "res publica". Per questo
è fondamentale conoscere bene e vivere da cittadini le
istituzioni della Repubblica, seguendo i lavori del Parlamento,
come della propria Regione, Provincia, Comune. E' questa
l'educazione civica; non una materia fra le tante, ma il maturare
in noi di un metodo di vita in comune, attraverso la conoscenza e
la pratica delle istituzioni che liberamente abbiamo scelto. In
questo campo, la scuola può fare di più. Cari
ragazzi, in momenti gravi come il tempo che stiamo vivendo, tutti
noi ci chiediamo: come reagire? Come dare un nostro apporto al
progresso del bene? La risposta fondamentale è di fare con
maggior impegno, con maggior passione, ciascuno il proprio dovere,
giorno per giorno: nei posti di lavoro, in famiglia, sui banchi di
scuola. Lo studio e il dialogo - tra voi e con i vostri insegnanti
- sono la risposta migliore che voi potete dare a questa terribile
sfida contro la nostra civiltà che siamo pronti a difendere
con tutte le nostre forze. A tutte le scuole, da quelle di Predoi,
nell'alta Val Aurina, all'estremo Nord dell'Italia, a quelle di
Lampedusa all'estremo Sud, auguro con tutto il cuore un buon anno
scolastico.
Roma, 22 settembre 2001
