Tetimonianza del Presidente Ciampi contenuta nella seconda edizione del Volume "Aldo Moro - una vita al servizio della Verità" a cura del Prof. Giuseppe Lamaddalena
COMUNICATO
In occasione del 23° anniversario dell'assassinio dell'On.
Aldo Moro, l'Ufficio Stampa della Presidenza della Repubblica rende
nota la testimonianza del Presidente Ciampi, contenuta nella
seconda edizione del Volume "Aldo Moro - una vita al servizio della
Verità", a cura del Prof. Giuseppe Lamaddalena, titolare
della Cattedra di Sociologia - Facoltà di Economia -
dell'Università di Bari:
"Un Paese senza memoria è un Paese senza grandezza. E
nella storia di ogni Paese vi sono personaggi, eventi, parole, che
ne testimoniano per sempre l'identità e il cui ricordo sfida
il trascorrere dei decenni, travalica le grandi svolte della
storia.
Testimone fra i primissimi della ritrovata coscienza democratica
dell'Italia, nei primi decenni della Repubblica, fu sicuramente
Aldo Moro.
Non fu soltanto il suo tragico destino a rendere per sempre
indimenticabile la sua figura. Fu la sua visione e azione di
statista a segnare in modo indelebile la crescita della democrazia
italiana in anni difficili, di aspro conflitto ideologico e
politico in Italia, in Europa e nel mondo.
La scelta stessa di Moro come vittima sacrificale del terrorismo fu
riconoscimento della sua grandezza, del suo prestigio. Un
terrorismo infame e senza avvenire riconobbe in lui il maggior
protagonista di quella politica di ravvicinamento fra i partiti, di
riunificazione della Nazione, che consentì l'"allargamento delle basi della democrazia", aprendo
all'Italia un futuro più sereno e più sicuro.
Si rilegge con emozione il suo ultimo discorso, illuminato dalla
luce tragica del destino incombente, pronunciato con appassionata,
lucidissima eloquenza: il discorso del 28 febbraio 1978, con cui
egli convinse i gruppi parlamentari della
DC ad approvare il nuovo governo Andreotti, votato anche dal PCI, e
frutto, come egli disse , di un "contatto reciprocamente
istruttivo" fra la Democrazia Cristiana e il Partito
Comunista, forze fino allora "antitetiche e alternative",
protagoniste della vita politica del Paese.
L'obiettivo, egli spiegò, è "di trovare, in
accordo con le altre forze politiche, un'area di concordia, un'area
di intesa tale da consentire di gestire il paese finché
durano le condizioni difficili nelle quali la storia di questi anni
ci ha portato". Aldo Moro fu uomo dell'intesa e della
concordia non per opportunismo, ma perché aveva nella mente
una visione alta dell'identità e dell'avvenire del Paese. Le
sue parole, ancora oggi così suggestive, non riflettevano
soltanto gli ideali cattolico-democratici di cui egli era il
simbolo, ma anche, come egli disse, le aspirazioni di quell'
"elettorato liberal democratico", che in lui si
riconosceva.
Ogni faziosità fu estranea al suo temperamento, e più
ancora alla sua idea dell'Italia. Diede, all'Italia di quegli anni,
pagandola con la sua stessa vita, una altissima lezione di saggezza
politica. Ancora oggi la parola di Moro - la sua filosofia politica
- conserva, in un quadro storico e politico pur tanto mutato, tutta
la sua validità".
Roma, 9 maggio 2001
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In occasione del 23° anniversario dell'assassinio dell'On.
Aldo Moro, l'Ufficio Stampa della Presidenza della Repubblica rende
nota la testimonianza del Presidente Ciampi, contenuta nella
seconda edizione del Volume "Aldo Moro - una vita al servizio della
Verità", a cura del Prof. Giuseppe Lamaddalena, titolare
della Cattedra di Sociologia - Facoltà di Economia -
dell'Università di Bari:
"Un Paese senza memoria è un Paese senza grandezza. E
nella storia di ogni Paese vi sono personaggi, eventi, parole, che
ne testimoniano per sempre l'identità e il cui ricordo sfida
il trascorrere dei decenni, travalica le grandi svolte della
storia.
Testimone fra i primissimi della ritrovata coscienza democratica
dell'Italia, nei primi decenni della Repubblica, fu sicuramente
Aldo Moro.
Non fu soltanto il suo tragico destino a rendere per sempre
indimenticabile la sua figura. Fu la sua visione e azione di
statista a segnare in modo indelebile la crescita della democrazia
italiana in anni difficili, di aspro conflitto ideologico e
politico in Italia, in Europa e nel mondo.
La scelta stessa di Moro come vittima sacrificale del terrorismo fu
riconoscimento della sua grandezza, del suo prestigio. Un
terrorismo infame e senza avvenire riconobbe in lui il maggior
protagonista di quella politica di ravvicinamento fra i partiti, di
riunificazione della Nazione, che consentì l'"allargamento delle basi della democrazia", aprendo
all'Italia un futuro più sereno e più sicuro.
Si rilegge con emozione il suo ultimo discorso, illuminato dalla
luce tragica del destino incombente, pronunciato con appassionata,
lucidissima eloquenza: il discorso del 28 febbraio 1978, con cui
egli convinse i gruppi parlamentari della
DC ad approvare il nuovo governo Andreotti, votato anche dal PCI, e
frutto, come egli disse , di un "contatto reciprocamente
istruttivo" fra la Democrazia Cristiana e il Partito
Comunista, forze fino allora "antitetiche e alternative",
protagoniste della vita politica del Paese.
L'obiettivo, egli spiegò, è "di trovare, in
accordo con le altre forze politiche, un'area di concordia, un'area
di intesa tale da consentire di gestire il paese finché
durano le condizioni difficili nelle quali la storia di questi anni
ci ha portato". Aldo Moro fu uomo dell'intesa e della
concordia non per opportunismo, ma perché aveva nella mente
una visione alta dell'identità e dell'avvenire del Paese. Le
sue parole, ancora oggi così suggestive, non riflettevano
soltanto gli ideali cattolico-democratici di cui egli era il
simbolo, ma anche, come egli disse, le aspirazioni di quell'
"elettorato liberal democratico", che in lui si
riconosceva.
Ogni faziosità fu estranea al suo temperamento, e più
ancora alla sua idea dell'Italia. Diede, all'Italia di quegli anni,
pagandola con la sua stessa vita, una altissima lezione di saggezza
politica. Ancora oggi la parola di Moro - la sua filosofia politica
- conserva, in un quadro storico e politico pur tanto mutato, tutta
la sua validità".
Roma, 9 maggio 2001
