Intervento del Presidente Ciampi all'Istituto Universitario Statale di Mosca per le Relazioni Internazionali
L'Ufficio Stampa della Presidenza della Repubblica rende noto il
testo dell'intervento del Presidente Ciampi all'Istituto
Universitario Statale di Mosca per le Relazioni Internazionali sul
tema "La collaborazione tra l'Italia e la Russia in Europa e nel
mondo"
Signori e Signore,
La sua accoglienza Signor Rettore, e il caloroso benvenuto
dell'Università di Mosca in questa prestigiosa Aula Magna mi
hanno profondamente toccato. Sono consapevole dell'importanza di
questo incontro che si propone di tracciare tendenze e obiettivi
delle relazioni fra Italia e Russia basate su valori condivisi e su
comuni obiettivi.
So di trovarmi nel cuore della diplomazia russa e nel centro
dove affari internazionali e formazione della politica estera sono
oggetto di approfondita ricerca ad altissima levatura
intellettuale. Affronto un tema ambizioso di fronte a una platea
competente. Sono lieto di contribuire al dibattito, già in
corso in queste aule, sul futuro delle relazioni internazionali
della Russia, specie con l'Unione Europea e con la comunità
atlantica.
Veniamo da un secolo di divisioni e di guerre che in Europa
hanno inciso nel vivo, reciso legami profondi di storia, di scambi
culturali e commerciali, di civiltà, talvolta di
nazione.
La spaccatura fra l'Est e l'Ovest ha deviato le sorti del
continente. Dall'una e dall'altra parte, abbiamo pagato un prezzo
elevato in vite umane, in risorse sprecate, in mancato dialogo fra
le società civili. Il dramma di nazioni spezzate e di
contatti interrotti ha congelato l'idea di Europa, rinnegando nei
fatti quella appartenenza che storia e cultura attestano.
Ha del miracoloso il sopravvivere di una coscienza europea alla
stagione dei totalitarismi, alla tragedia dei campi di sterminio,
all'assurdità della "cortina di ferro". Oggi possiamo
finalmente tornare a parlare di "Europa" come spazio di
civiltà senza soluzioni di continuità sino all'Oceano
Pacifico; lo possiamo fare perché sono venuti meno gli
ostacoli che ci tenevano artificialmente separati. I destini
dell'Europa si sono ricongiunti.
La "guerra fredda" è terminata quando entrambe le parti
si sono riconosciute nelle stesse aspirazioni e negli stessi valori
di fondo: democrazia parlamentare, pluripartitismo, rispetto dei
diritti e della dignità della persona umana, iniziativa
privata e economia di mercato, sovranità della legge,
legalità internazionale, libertà d'informazione,
libera circolazione delle persone e delle idee, trasparenza e
responsabilità dei governanti. Di questi valori, della loro
capacità di suscitare crescita e iniziativa, la
superiorità tecnologica e produttiva conseguita in mezzo
secolo dall'Occidente è un effetto non una causa. I benefici
non tarderanno per la Russia. I veri vincitori sono stati i popoli
su entrambi i lati dello spartiacque: essi si sono riconosciuti
nello stesso nucleo di civiltà, nei valori universali delle
libertà individuali e dei diritti umani. Sul lato della
Russia, la scelta è stata russa e solo russa. Sono stati i
cittadini e gli statisti russi a chiedere democrazia e mercato e a
sfidare il sistema per ottenerli. E' stata la Russia a riconoscere
il pacifico esercizio dell'autodeterminazione delle Quindici
Repubbliche.
Fra il 1989 e il 1992 è crollato non solo il muro di
Berlino ma il diaframma che separava società, economie e
culture e isolava la Russia dalle grandi correnti di pensiero e
dagli sviluppi in Occidente. Nella nuova Europa dalle ferite
rimarginate e nel mondo globalizzato, avvicinato dall'economia e
dall'informazione, si colloca la nuova collaborazione fra Italia e
Russia.
Nel XX secolo, la Russia è stata devastata più
severamente dalle guerre, ha perso più vite umane per
conflitti civili e repressioni. Nella seconda guerra mondiale, col
sacrificio di oltre venti milioni di vittime, ha protetto l'Europa
dalla barbarie del nazismo. Settanta anni di comunismo e quasi
cinquanta di guerra fredda sono costati la mancata partecipazione
alla costruzione della comunità politica, economica e di
valori che andava emergendo in Europa e attraverso l'Atlantico.
Aver riannodato il filo della tradizione che associava Mosca e San
Pietroburgo alla crescita del continente è il miracolo della
Russia contemporanea, un miracolo che arricchisce l'Europa
intera.
La Russia democratica, la Russia che ha rinunciato a essere
imperiale e isolata ma non a essere grande, evoca
solidarietà e coinvolgimento. E' un paese che rinasce nel
ritorno alle antiche radici che alimentano il Cristianesimo e alla
tradizione di una storia confluente nell'alveo europeo. E' una
nazione che rivendica la propria appartenenza, geopolitica,
economica, culturale, alla famiglia europea. E' un protagonista che
assicura un'essenziale partecipazione e contributo alla definizione
di un stabile assetto mondiale.
A questa Russia offriamo e chiediamo di collaborare. Vi tendiamo
la mano del rispetto e dell'amicizia.
Cinquant'anni di condizioni che solo ora la Russia conosce hanno
fatto dell'Italia un paese integrato nell'interdipendenza mondiale.
Dal dopoguerra, l'Italia ha affermato un ruolo internazionale di
eccellenza in chiave cooperativa, dalla scena globale delle Nazioni
Unite e del G8 alle responsabilità regionali nel
Mediterraneo e in Europa sudorientale.
In queste due regioni a noi vicine avvertiamo fortemente
l'esigenza di stabilità e pace. I progressi nei Balcani sono
confortanti. La preoccupazione per l'interruzione del processo di
pace in Medio Oriente si trasforma in smarrimento di fronte allo
spargimento di sangue, alle molte vittime civili, agli attentati
contro innocenti. Abbiamo più volte fatto appello alle parti
affinché desistano dal ciclo, perdente per tutti, di
violenze e di guerra, dal crescendo di ostilità e di
rappresaglie. Lo rinnoviamo oggi quell'appello con apprensione e
con ansia. L'unica via d'uscita sta nel ritorno alla ragione e al
tavolo del negoziato.
L'Italia, e altri paesi, in Europa e nel mondo, percorrono da
tempo il cammino che voi avete di recente intrapreso. Democrazia,
economia di mercato, certezza del diritto e rispetto dei diritti
umani danno vigore allo Stato e creano le condizioni per la
prosperità dei cittadini. Nel XXI secolo, non esistono
scorciatoie di Stato efficiente ed autorevole senza edificare
pazientemente la società civile, o di tassi di crescita
sostenuti senza lo sviluppo di libera iniziativa e di libera
informazione.
L'Italia che si affaccia al nuovo secolo è una presenza
mondiale che non ha precedenti in quasi centocinquanta anni di
storia nazionale. Vitalità economica, operosità
creativa e ricchezza culturale hanno supplito alla limitatezza di
risorse naturali. L'appartenenza all'Unione Europea e all'Alleanza
Atlantica non è solo fonte di sicurezza e di
prosperità economica: definisce l'Italia contemporanea e ne
arricchisce l'identità nazionale. L'Italia europea e
atlantica è una nazione più forte perché ha
saputo convogliare le proprie limitate risorse in sinergie in cui
il risultato è maggiore della somma delle parti.
Italia e Russia condividono oggi l'approccio di fondo alle
relazioni internazionali. Le differenze fra i nostri due paesi, di
dimensioni, di base economica, di proiezione geografica, non
costituiscono ostacolo a una intensa collaborazione. Al contrario,
alimentano complementarità talmente forti da aver dato luogo
a rapporti positivi anche durante la Guerra Fredda e
opportunità di avvantaggiarsi reciprocamente.
In campo economico, la complementarità si traduce in un
realistico disegno di una cooperazione industriale centrata su
grandi progetti, nel settore energetico, automobilistico,
aeronautico, capace di coinvolgere la piccola e media impresa. Il
grande potenziale di risorse del vostro Paese richiede
investimenti, un'iniezione di nuove tecnologie; l'Italia è
pronta a concorrere per fornire gli uni e le altre. Per l'afflusso
di capitali italiani e internazionali come per lo stesso
investimento produttivo russo, è però essenziale un
quadro giuridico certo e trasparente.
Ci integriamo a vicenda. Spesso, e il settore energetico
è un ottimo esempio, a noi manca quello che voi possedete in
abbondanza, e viceversa. La convenienza di affari è
sostenuta da un'istintiva simpatia e da una familiarità di
lunga data.
Non mi soffermo sull'importanza di rinvigorire i profondi legami
culturali fra i nostri due paesi. Abbiamo un patrimonio di fitti
scambi e di reciproche influenze dei classici sui quali continuiamo
a formarci; il cinema ha alimentato stimoli artistici e una
riflessione politica e sociale; la ricchezza delle nostre lingue
è fonte di perenne interesse reciproco.
Per iniettare nuova linfa vitale in queste radici, dobbiamo
puntare soprattutto sui giovani, allargare la cooperazione fra
università e centri di ricerca, diffondere l'insegnamento
del russo in Italia e dell'italiano in Russia.
La celebrazione, nel 2003, dell'anniversario dei cinquecento
anni di relazioni culturali italo-russe e dei trecento anni della
Fondazione di San Pietroburgo saranno occasione per un grande
rilancio della cooperazione bilaterale.
Signor Rettore,
Portare avanti questo indirizzo, dimostrare nei fatti, con
iniziative concrete, che i nostri interessi coincidono sono le
grandi sfide strategiche del XXI secolo. Questa è la strada
che conduce dalla sicurezza europea alla pace europea.
E' una sfida che abbiamo raccolto, a Mosca, come a Bruxelles e a
Strasburgo. Il recente vertice di Parigi fra il Presidente Putin,
il Presidente di turno dell'Unione Europea e il Presidente della
Commissione ha finalmente affermato che Russia e UE sono partners
naturali. Con l'individuazione della priorità energetica, in
cui reciproci bisogni e capacità di contropartite si
equilibrano perfettamente, Unione Europea e Federazione Russa hanno
gettato le premesse per un rapporto tra eguali e di mutuo
beneficio.
La visione del futuro di Pietro il Grande può finalmente
realizzarsi. Una Russia saldamente ancorata all'Unione Europea che
si allarga, elimina definitivamente il retaggio delle linee
divisorie e delle esclusioni. La Russia partecipa ad una feconda
area di libero scambio, l'Unione acquista un partner di statura
continentale che apre le porte dell'Asia e del Pacifico.
Questo dico a Voi, cittadini della Russia: abbiate fiducia
nell'Unione Europea, che non è alleanza di cancellerie, ma
unione di popoli e di destini.
Essa, ricordiamolo, è nata con il superamento degli
antichi antagonismi nazionalistici degli Stati europei, due volte
causa nel secolo passato di conflitti mondiali. Eserciti che per
secoli si sono combattuti, decimando generazioni di giovani, stanno
oggi integrandosi in un disegno di stabilità e di pace.
L'Europa che si esprime nell'Unione Europea non è certo una
minaccia per la Russia: anzi, sviluppa una sicurezza senza
precedenti alle frontiere occidentali della Russia; vi è
vicina nel grande processo riformatore in cui vi siete
impegnati.
L'identità europea è una fusione di unità e
di diversità, di individualità nutrita di una comune
civiltà che privilegia gli interessi comuni senza
sacrificare quelli nazionali. Ad essa, la nuova Russia può
dare un contributo importante, riscoprendo e rinnovando una
grandezza che affonda le radici nella spiritualità, nella
forza di fronte alle avversità, nella creatività
artistica e scientifica.
Essere parte dell'Europa significa anche condividere le regole
di comportamento implicite nei valori in cui l'Europa crede. Le
aspettative dell'Europa nei riguardi della Russia sono elevate,
né più né meno di quelle nei riguardi di ogni
altro paese europeo. I parametri di giudizio sono gli stessi. La
Russia non è la sola ad essere confrontata con la presenza
di minoranze e col problema del separatismo. Né è la
sola a soffrire della minaccia del terrorismo contro il quale tengo
a reiterare una piena solidarietà e l'esigenza di una piena
collaborazione internazionale. Non vi è pretesto, non vi
è "causa" che lo giustifichi.
Stabilità e sicurezza in Europa sollecitano il pieno
coinvolgimento della Russia. Sono cadute le barriere e sono stati
compiuti impensabili progressi, ma il potenziale cooperativo nei
rapporti fra Mosca e le istituzioni euro-atlantiche è ancora
inadeguatamente utilizzato. I Balcani stanno a dimostrare che il
ruolo russo nelle crisi regionali è cruciale. Lo è
stato nella pacifica transizione della Jugoslavia alla democrazia.
L'Italia si attende che Mosca sia una forza trainante per il
consolidamento della democrazia e del rispetto delle minoranze nei
Balcani.
La sicurezza europea poggia su un'architettura articolata della
quale la Russia sia pienamente partecipe. L'OSCE, il Consiglio
d'Europa, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite vedono
Mosca in veste di protagonista. Sul rapporto della Russia con
l'Alleanza Atlantica pesa ancora il retaggio di diffidenze e di
residue ambivalenze, ma la realtà è una
collaborazione sul terreno che assorbe ogni passata esitazione. Per
il mantenimento della pace nella ex-Jugoslavia Russia e NATO
lavorano insieme. Nei Balcani stiamo gettando le basi di una
partnership essenziale alla stabilità e alla pace in
Europa.
In Bosnia e in Kosovo la presenza russa, a fianco dell'Alleanza,
e degli altri partners, opera per il ristabilimento di condizioni
di convivenza civile e per avviare la ricostruzione. Questo, a mio
avviso, è il vero banco di prova della capacità di
collaborazione. Le divergenze emerse durante la crisi del Kosovo e
la contrarietà di Mosca all'allargamento della NATO non
hanno impedito di raggiungere soluzioni positive. I soldati
europei, americani e russi non hanno mai interrotto l'opera
intrapresa insieme in Bosnia. La stessa opera di pace, insieme,
è stata avviata in Kosovo.
Vogliamo consolidare ulteriormente il rapporto cooperativo fra
Russia e NATO. Per l'Italia la NATO rimane la chiave di volta di un
sistema di sicurezza in Europa; la vogliamo integrare, non
sostituire, con lo sviluppo di un'autonoma capacità europea
di difesa, comunque nel contesto atlantico e nello spirito della
Carta delle Nazioni Unite. La Russia non ha nulla da temere da
un'Alleanza che è e rimane difensiva per natura e per
intenti, e che schiaccia, al proprio interno, ogni velleità
nazionalistica. Ha invece tutto da guadagnare, sul piano politico e
della propria stessa sicurezza, da un rafforzamento dei rapporti
politici e militari e da una condivisione di responsabilità.
Lo stesso può dirsi per i paesi della NATO nel loro nuovo
rapporto di cooperazione con Mosca. Diffidenze residue verranno
risolte quanto più intensamente opereremo insieme per il
superamento delle crisi regionali, per l'affermazione della
pace.
Italia e Russia, hanno anche interessi globali e capacità
di operare congiuntamente nei principali fori internazionali. Alle
Nazioni Unite ci attende la sfida di riforme che rendano
l'organizzazione capace di rispondere alle priorità
individuate dal Vertice del Millennio.
Il problema di fondo è la credibilità e
l'efficacia dell'attività delle Nazioni Unite, dalla
prevenzione dei conflitti e dal mantenimento della pace, alla lotta
contro la povertà nel mondo, all'eliminazione delle armi di
distruzione di massa. Paesi come la Russia, membro permanente del
Consiglio di Sicurezza, e l'Italia, grande contribuente al bilancio
dell'ONU e alle forze di pace, entrambi convinti sostenitori di un
ordine internazionale fondato sulla legalità, entrambi
investiti di forti responsabilità politiche e finanziarie,
possono esercitare un'azione di ispirazione e guida. Insieme
possiamo lavorare alle riforme di cui l'ONU ha bisogno, a
cominciare da quella del Consiglio di Sicurezza.
La partecipazione russa ha rafforzato la dimensione politica del
G8 e ha dato al Gruppo maggiore latitudine e capacità
operativa. Negli ultimi due vertici il ruolo costruttivo della
Russia è stato di primaria importanza. La Presidenza
italiana del 2001 fa grande affidamento sul contributo di Mosca per
rendere più forte l'impatto del G8 sulla scena
internazionale.
Alla piena presenza della Russia nell'interdipendenza mondiale
mancano alcuni tasselli economici, fra i quali l'ingresso
nell'Organizzazione Mondiale del Commercio. L'aspirazione a farne
parte è legittima, rafforzerebbe la vocazione universale
dell'OMC. Mi auguro che siano raggiunte presto le condizioni
tecniche, economiche e normative, necessarie per realizzarla.
La comunità internazionale non si è ancora
attrezzata, se non in forme molto embrionali, per far fronte alle
sfide globali. I confini nazionali non proteggono. La risposta,
tanto più pressante in quanto sono colpiti direttamente i
cittadini, la società, la qualità della vita,
è affidata alla collaborazione volontaria.
Specie su tre sfide globali al nostro benessere e ai nostri
equilibri, l'azione congiunta di Italia e Russia può essere
incisiva. Penso innanzitutto al degrado ambientale, bene
indivisibile su scala planetaria, ma a maggior ragione in un'Europa
densamente popolata e dalle distanze compresse. La sicurezza
nucleare è una preoccupazione di prima grandezza anche per
un'Italia che, dopo Chernobyl, ha rinunciato all'energia
atomica.
La drastica riduzione degli arsenali, frutto di un negoziato che
continua, ha aperto una nuova dimensione di pace in Europa e nel
mondo; ma le armi dismesse non devono diventare una minaccia
all'ambiente e alla salute né finire in mani irresponsabili.
La seconda sfida è la lotta a una criminalità
organizzata che ha ormai accumulato risorse finanziarie ingenti e
destabilizzanti, impadronendosi del tessuto connettivo di intere
regioni. Il ritorno alla democrazia nei Balcani è illusorio
se non sarà estirpata la malavita che si è infiltrata
ovunque. Abbiamo un comune interesse a sbarazzarci di agenti di
corruzione, di arricchimento illecito e di potenziale
destabilizzazione, ovunque si trovino. La minaccia colpisce le
radici dell'ordine internazionale e del vivere civile.
Dall'impunità delle grandi reti del crimine mondiale
discende il traffico di droga. Si alimentano nefaste connessioni con i
movimenti terroristici. La terza sfida, infine, è
rappresentata dai nuovi pericoli per l'integrità del tessuto
sociale attraverso la manipolazione delle tecnologie
dell'informazione, particolarmente dannosa per gli adolescenti. E'
un problema di cui, di giorno in giorno, avvertiamo la crescente
gravità.
Signor Rettore, Amici russi e Amici italiani,
Il nostro comune itinerario è impegnativo, ma realistico.
Abbiamo solide convergenze, di civiltà e di interessi
nazionali, da cui muoverci. L'importante è imprimere
ulteriore slancio a questo percorso: da parte occidentale aprire
sempre più la porta delle istituzioni dell'Europa e
dell'Atlantico alla collaborazione russa.
Consiglio d'Europa, partnership con UE, cooperazione con NATO e
OSCE, peacekeeping nei Balcani rappresentano già una
rivoluzione copernicana nel rapporto della Russia con l'Occidente.
Ma è appena un inizio nell'utilizzo dell'enorme potenziale
politico e di risorse comune.
Si richiede un forte impegno da entrambe le parti. Occorre
credere nella cooperazione, lasciarci dietro le ambivalenze del
passato. Nei confronti della nuova Russia democratica, che ritrova
la sovranità della legge, Europa e Occidente devono far
cadere le residue riserve. La Russia, dal canto suo, ha bisogno di
non deflettere dalle riforme economiche e politiche e di
consolidarle. L'Europa e il mondo vogliono una Russia forte nella
democrazia e nel diritto, come nell'economia. Per la Russia, e ne
ho convenuto col Presidente Putin, il rafforzamento dello Stato e
delle istituzioni ha la precedenza sulle altre priorità.
Solo uno Stato di diritto, ben funzionante, e istituzioni credibili
presidiano la democrazia e consentono al mercato e all'iniziativa
privata di produrre benessere a favore di tutti.
Dove conduce questa collaborazione? Qual è il traguardo
per la Russia? Meglio lavoreremo agli obiettivi che ci siamo dati,
più avanti porteremo la collaborazione sul terreno,
più soddisfacenti per tutti italiani e russi, europei e
americani saranno le soluzioni che troveremo per dare un assetto
duraturo alle nostre relazioni. Penso ai Balcani, penso ai progetti
energetici, penso alla sicurezza nucleare, penso all'educazione
delle nuove generazioni a valori e a culture che ci uniscono.
Nella mia mente, come italiano, come europeo, la Russia, Paese
con responsabilità globali, appartiene alla stessa
comunità di cui fa parte l'Italia, una comunità non
definita dalla geografia ma dalle scelte di una civiltà di
chi se ne riconosce membro. Sono valori condivisi che costituiscono
le fondamenta del nostro patrimonio e che devono continuare a
ispirarci.
Roma, 28 novembre 2000
leggi tutto
testo dell'intervento del Presidente Ciampi all'Istituto
Universitario Statale di Mosca per le Relazioni Internazionali sul
tema "La collaborazione tra l'Italia e la Russia in Europa e nel
mondo"
Signori e Signore,
La sua accoglienza Signor Rettore, e il caloroso benvenuto
dell'Università di Mosca in questa prestigiosa Aula Magna mi
hanno profondamente toccato. Sono consapevole dell'importanza di
questo incontro che si propone di tracciare tendenze e obiettivi
delle relazioni fra Italia e Russia basate su valori condivisi e su
comuni obiettivi.
So di trovarmi nel cuore della diplomazia russa e nel centro
dove affari internazionali e formazione della politica estera sono
oggetto di approfondita ricerca ad altissima levatura
intellettuale. Affronto un tema ambizioso di fronte a una platea
competente. Sono lieto di contribuire al dibattito, già in
corso in queste aule, sul futuro delle relazioni internazionali
della Russia, specie con l'Unione Europea e con la comunità
atlantica.
Veniamo da un secolo di divisioni e di guerre che in Europa
hanno inciso nel vivo, reciso legami profondi di storia, di scambi
culturali e commerciali, di civiltà, talvolta di
nazione.
La spaccatura fra l'Est e l'Ovest ha deviato le sorti del
continente. Dall'una e dall'altra parte, abbiamo pagato un prezzo
elevato in vite umane, in risorse sprecate, in mancato dialogo fra
le società civili. Il dramma di nazioni spezzate e di
contatti interrotti ha congelato l'idea di Europa, rinnegando nei
fatti quella appartenenza che storia e cultura attestano.
Ha del miracoloso il sopravvivere di una coscienza europea alla
stagione dei totalitarismi, alla tragedia dei campi di sterminio,
all'assurdità della "cortina di ferro". Oggi possiamo
finalmente tornare a parlare di "Europa" come spazio di
civiltà senza soluzioni di continuità sino all'Oceano
Pacifico; lo possiamo fare perché sono venuti meno gli
ostacoli che ci tenevano artificialmente separati. I destini
dell'Europa si sono ricongiunti.
La "guerra fredda" è terminata quando entrambe le parti
si sono riconosciute nelle stesse aspirazioni e negli stessi valori
di fondo: democrazia parlamentare, pluripartitismo, rispetto dei
diritti e della dignità della persona umana, iniziativa
privata e economia di mercato, sovranità della legge,
legalità internazionale, libertà d'informazione,
libera circolazione delle persone e delle idee, trasparenza e
responsabilità dei governanti. Di questi valori, della loro
capacità di suscitare crescita e iniziativa, la
superiorità tecnologica e produttiva conseguita in mezzo
secolo dall'Occidente è un effetto non una causa. I benefici
non tarderanno per la Russia. I veri vincitori sono stati i popoli
su entrambi i lati dello spartiacque: essi si sono riconosciuti
nello stesso nucleo di civiltà, nei valori universali delle
libertà individuali e dei diritti umani. Sul lato della
Russia, la scelta è stata russa e solo russa. Sono stati i
cittadini e gli statisti russi a chiedere democrazia e mercato e a
sfidare il sistema per ottenerli. E' stata la Russia a riconoscere
il pacifico esercizio dell'autodeterminazione delle Quindici
Repubbliche.
Fra il 1989 e il 1992 è crollato non solo il muro di
Berlino ma il diaframma che separava società, economie e
culture e isolava la Russia dalle grandi correnti di pensiero e
dagli sviluppi in Occidente. Nella nuova Europa dalle ferite
rimarginate e nel mondo globalizzato, avvicinato dall'economia e
dall'informazione, si colloca la nuova collaborazione fra Italia e
Russia.
Nel XX secolo, la Russia è stata devastata più
severamente dalle guerre, ha perso più vite umane per
conflitti civili e repressioni. Nella seconda guerra mondiale, col
sacrificio di oltre venti milioni di vittime, ha protetto l'Europa
dalla barbarie del nazismo. Settanta anni di comunismo e quasi
cinquanta di guerra fredda sono costati la mancata partecipazione
alla costruzione della comunità politica, economica e di
valori che andava emergendo in Europa e attraverso l'Atlantico.
Aver riannodato il filo della tradizione che associava Mosca e San
Pietroburgo alla crescita del continente è il miracolo della
Russia contemporanea, un miracolo che arricchisce l'Europa
intera.
La Russia democratica, la Russia che ha rinunciato a essere
imperiale e isolata ma non a essere grande, evoca
solidarietà e coinvolgimento. E' un paese che rinasce nel
ritorno alle antiche radici che alimentano il Cristianesimo e alla
tradizione di una storia confluente nell'alveo europeo. E' una
nazione che rivendica la propria appartenenza, geopolitica,
economica, culturale, alla famiglia europea. E' un protagonista che
assicura un'essenziale partecipazione e contributo alla definizione
di un stabile assetto mondiale.
A questa Russia offriamo e chiediamo di collaborare. Vi tendiamo
la mano del rispetto e dell'amicizia.
Cinquant'anni di condizioni che solo ora la Russia conosce hanno
fatto dell'Italia un paese integrato nell'interdipendenza mondiale.
Dal dopoguerra, l'Italia ha affermato un ruolo internazionale di
eccellenza in chiave cooperativa, dalla scena globale delle Nazioni
Unite e del G8 alle responsabilità regionali nel
Mediterraneo e in Europa sudorientale.
In queste due regioni a noi vicine avvertiamo fortemente
l'esigenza di stabilità e pace. I progressi nei Balcani sono
confortanti. La preoccupazione per l'interruzione del processo di
pace in Medio Oriente si trasforma in smarrimento di fronte allo
spargimento di sangue, alle molte vittime civili, agli attentati
contro innocenti. Abbiamo più volte fatto appello alle parti
affinché desistano dal ciclo, perdente per tutti, di
violenze e di guerra, dal crescendo di ostilità e di
rappresaglie. Lo rinnoviamo oggi quell'appello con apprensione e
con ansia. L'unica via d'uscita sta nel ritorno alla ragione e al
tavolo del negoziato.
L'Italia, e altri paesi, in Europa e nel mondo, percorrono da
tempo il cammino che voi avete di recente intrapreso. Democrazia,
economia di mercato, certezza del diritto e rispetto dei diritti
umani danno vigore allo Stato e creano le condizioni per la
prosperità dei cittadini. Nel XXI secolo, non esistono
scorciatoie di Stato efficiente ed autorevole senza edificare
pazientemente la società civile, o di tassi di crescita
sostenuti senza lo sviluppo di libera iniziativa e di libera
informazione.
L'Italia che si affaccia al nuovo secolo è una presenza
mondiale che non ha precedenti in quasi centocinquanta anni di
storia nazionale. Vitalità economica, operosità
creativa e ricchezza culturale hanno supplito alla limitatezza di
risorse naturali. L'appartenenza all'Unione Europea e all'Alleanza
Atlantica non è solo fonte di sicurezza e di
prosperità economica: definisce l'Italia contemporanea e ne
arricchisce l'identità nazionale. L'Italia europea e
atlantica è una nazione più forte perché ha
saputo convogliare le proprie limitate risorse in sinergie in cui
il risultato è maggiore della somma delle parti.
Italia e Russia condividono oggi l'approccio di fondo alle
relazioni internazionali. Le differenze fra i nostri due paesi, di
dimensioni, di base economica, di proiezione geografica, non
costituiscono ostacolo a una intensa collaborazione. Al contrario,
alimentano complementarità talmente forti da aver dato luogo
a rapporti positivi anche durante la Guerra Fredda e
opportunità di avvantaggiarsi reciprocamente.
In campo economico, la complementarità si traduce in un
realistico disegno di una cooperazione industriale centrata su
grandi progetti, nel settore energetico, automobilistico,
aeronautico, capace di coinvolgere la piccola e media impresa. Il
grande potenziale di risorse del vostro Paese richiede
investimenti, un'iniezione di nuove tecnologie; l'Italia è
pronta a concorrere per fornire gli uni e le altre. Per l'afflusso
di capitali italiani e internazionali come per lo stesso
investimento produttivo russo, è però essenziale un
quadro giuridico certo e trasparente.
Ci integriamo a vicenda. Spesso, e il settore energetico
è un ottimo esempio, a noi manca quello che voi possedete in
abbondanza, e viceversa. La convenienza di affari è
sostenuta da un'istintiva simpatia e da una familiarità di
lunga data.
Non mi soffermo sull'importanza di rinvigorire i profondi legami
culturali fra i nostri due paesi. Abbiamo un patrimonio di fitti
scambi e di reciproche influenze dei classici sui quali continuiamo
a formarci; il cinema ha alimentato stimoli artistici e una
riflessione politica e sociale; la ricchezza delle nostre lingue
è fonte di perenne interesse reciproco.
Per iniettare nuova linfa vitale in queste radici, dobbiamo
puntare soprattutto sui giovani, allargare la cooperazione fra
università e centri di ricerca, diffondere l'insegnamento
del russo in Italia e dell'italiano in Russia.
La celebrazione, nel 2003, dell'anniversario dei cinquecento
anni di relazioni culturali italo-russe e dei trecento anni della
Fondazione di San Pietroburgo saranno occasione per un grande
rilancio della cooperazione bilaterale.
Signor Rettore,
Portare avanti questo indirizzo, dimostrare nei fatti, con
iniziative concrete, che i nostri interessi coincidono sono le
grandi sfide strategiche del XXI secolo. Questa è la strada
che conduce dalla sicurezza europea alla pace europea.
E' una sfida che abbiamo raccolto, a Mosca, come a Bruxelles e a
Strasburgo. Il recente vertice di Parigi fra il Presidente Putin,
il Presidente di turno dell'Unione Europea e il Presidente della
Commissione ha finalmente affermato che Russia e UE sono partners
naturali. Con l'individuazione della priorità energetica, in
cui reciproci bisogni e capacità di contropartite si
equilibrano perfettamente, Unione Europea e Federazione Russa hanno
gettato le premesse per un rapporto tra eguali e di mutuo
beneficio.
La visione del futuro di Pietro il Grande può finalmente
realizzarsi. Una Russia saldamente ancorata all'Unione Europea che
si allarga, elimina definitivamente il retaggio delle linee
divisorie e delle esclusioni. La Russia partecipa ad una feconda
area di libero scambio, l'Unione acquista un partner di statura
continentale che apre le porte dell'Asia e del Pacifico.
Questo dico a Voi, cittadini della Russia: abbiate fiducia
nell'Unione Europea, che non è alleanza di cancellerie, ma
unione di popoli e di destini.
Essa, ricordiamolo, è nata con il superamento degli
antichi antagonismi nazionalistici degli Stati europei, due volte
causa nel secolo passato di conflitti mondiali. Eserciti che per
secoli si sono combattuti, decimando generazioni di giovani, stanno
oggi integrandosi in un disegno di stabilità e di pace.
L'Europa che si esprime nell'Unione Europea non è certo una
minaccia per la Russia: anzi, sviluppa una sicurezza senza
precedenti alle frontiere occidentali della Russia; vi è
vicina nel grande processo riformatore in cui vi siete
impegnati.
L'identità europea è una fusione di unità e
di diversità, di individualità nutrita di una comune
civiltà che privilegia gli interessi comuni senza
sacrificare quelli nazionali. Ad essa, la nuova Russia può
dare un contributo importante, riscoprendo e rinnovando una
grandezza che affonda le radici nella spiritualità, nella
forza di fronte alle avversità, nella creatività
artistica e scientifica.
Essere parte dell'Europa significa anche condividere le regole
di comportamento implicite nei valori in cui l'Europa crede. Le
aspettative dell'Europa nei riguardi della Russia sono elevate,
né più né meno di quelle nei riguardi di ogni
altro paese europeo. I parametri di giudizio sono gli stessi. La
Russia non è la sola ad essere confrontata con la presenza
di minoranze e col problema del separatismo. Né è la
sola a soffrire della minaccia del terrorismo contro il quale tengo
a reiterare una piena solidarietà e l'esigenza di una piena
collaborazione internazionale. Non vi è pretesto, non vi
è "causa" che lo giustifichi.
Stabilità e sicurezza in Europa sollecitano il pieno
coinvolgimento della Russia. Sono cadute le barriere e sono stati
compiuti impensabili progressi, ma il potenziale cooperativo nei
rapporti fra Mosca e le istituzioni euro-atlantiche è ancora
inadeguatamente utilizzato. I Balcani stanno a dimostrare che il
ruolo russo nelle crisi regionali è cruciale. Lo è
stato nella pacifica transizione della Jugoslavia alla democrazia.
L'Italia si attende che Mosca sia una forza trainante per il
consolidamento della democrazia e del rispetto delle minoranze nei
Balcani.
La sicurezza europea poggia su un'architettura articolata della
quale la Russia sia pienamente partecipe. L'OSCE, il Consiglio
d'Europa, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite vedono
Mosca in veste di protagonista. Sul rapporto della Russia con
l'Alleanza Atlantica pesa ancora il retaggio di diffidenze e di
residue ambivalenze, ma la realtà è una
collaborazione sul terreno che assorbe ogni passata esitazione. Per
il mantenimento della pace nella ex-Jugoslavia Russia e NATO
lavorano insieme. Nei Balcani stiamo gettando le basi di una
partnership essenziale alla stabilità e alla pace in
Europa.
In Bosnia e in Kosovo la presenza russa, a fianco dell'Alleanza,
e degli altri partners, opera per il ristabilimento di condizioni
di convivenza civile e per avviare la ricostruzione. Questo, a mio
avviso, è il vero banco di prova della capacità di
collaborazione. Le divergenze emerse durante la crisi del Kosovo e
la contrarietà di Mosca all'allargamento della NATO non
hanno impedito di raggiungere soluzioni positive. I soldati
europei, americani e russi non hanno mai interrotto l'opera
intrapresa insieme in Bosnia. La stessa opera di pace, insieme,
è stata avviata in Kosovo.
Vogliamo consolidare ulteriormente il rapporto cooperativo fra
Russia e NATO. Per l'Italia la NATO rimane la chiave di volta di un
sistema di sicurezza in Europa; la vogliamo integrare, non
sostituire, con lo sviluppo di un'autonoma capacità europea
di difesa, comunque nel contesto atlantico e nello spirito della
Carta delle Nazioni Unite. La Russia non ha nulla da temere da
un'Alleanza che è e rimane difensiva per natura e per
intenti, e che schiaccia, al proprio interno, ogni velleità
nazionalistica. Ha invece tutto da guadagnare, sul piano politico e
della propria stessa sicurezza, da un rafforzamento dei rapporti
politici e militari e da una condivisione di responsabilità.
Lo stesso può dirsi per i paesi della NATO nel loro nuovo
rapporto di cooperazione con Mosca. Diffidenze residue verranno
risolte quanto più intensamente opereremo insieme per il
superamento delle crisi regionali, per l'affermazione della
pace.
Italia e Russia, hanno anche interessi globali e capacità
di operare congiuntamente nei principali fori internazionali. Alle
Nazioni Unite ci attende la sfida di riforme che rendano
l'organizzazione capace di rispondere alle priorità
individuate dal Vertice del Millennio.
Il problema di fondo è la credibilità e
l'efficacia dell'attività delle Nazioni Unite, dalla
prevenzione dei conflitti e dal mantenimento della pace, alla lotta
contro la povertà nel mondo, all'eliminazione delle armi di
distruzione di massa. Paesi come la Russia, membro permanente del
Consiglio di Sicurezza, e l'Italia, grande contribuente al bilancio
dell'ONU e alle forze di pace, entrambi convinti sostenitori di un
ordine internazionale fondato sulla legalità, entrambi
investiti di forti responsabilità politiche e finanziarie,
possono esercitare un'azione di ispirazione e guida. Insieme
possiamo lavorare alle riforme di cui l'ONU ha bisogno, a
cominciare da quella del Consiglio di Sicurezza.
La partecipazione russa ha rafforzato la dimensione politica del
G8 e ha dato al Gruppo maggiore latitudine e capacità
operativa. Negli ultimi due vertici il ruolo costruttivo della
Russia è stato di primaria importanza. La Presidenza
italiana del 2001 fa grande affidamento sul contributo di Mosca per
rendere più forte l'impatto del G8 sulla scena
internazionale.
Alla piena presenza della Russia nell'interdipendenza mondiale
mancano alcuni tasselli economici, fra i quali l'ingresso
nell'Organizzazione Mondiale del Commercio. L'aspirazione a farne
parte è legittima, rafforzerebbe la vocazione universale
dell'OMC. Mi auguro che siano raggiunte presto le condizioni
tecniche, economiche e normative, necessarie per realizzarla.
La comunità internazionale non si è ancora
attrezzata, se non in forme molto embrionali, per far fronte alle
sfide globali. I confini nazionali non proteggono. La risposta,
tanto più pressante in quanto sono colpiti direttamente i
cittadini, la società, la qualità della vita,
è affidata alla collaborazione volontaria.
Specie su tre sfide globali al nostro benessere e ai nostri
equilibri, l'azione congiunta di Italia e Russia può essere
incisiva. Penso innanzitutto al degrado ambientale, bene
indivisibile su scala planetaria, ma a maggior ragione in un'Europa
densamente popolata e dalle distanze compresse. La sicurezza
nucleare è una preoccupazione di prima grandezza anche per
un'Italia che, dopo Chernobyl, ha rinunciato all'energia
atomica.
La drastica riduzione degli arsenali, frutto di un negoziato che
continua, ha aperto una nuova dimensione di pace in Europa e nel
mondo; ma le armi dismesse non devono diventare una minaccia
all'ambiente e alla salute né finire in mani irresponsabili.
La seconda sfida è la lotta a una criminalità
organizzata che ha ormai accumulato risorse finanziarie ingenti e
destabilizzanti, impadronendosi del tessuto connettivo di intere
regioni. Il ritorno alla democrazia nei Balcani è illusorio
se non sarà estirpata la malavita che si è infiltrata
ovunque. Abbiamo un comune interesse a sbarazzarci di agenti di
corruzione, di arricchimento illecito e di potenziale
destabilizzazione, ovunque si trovino. La minaccia colpisce le
radici dell'ordine internazionale e del vivere civile.
Dall'impunità delle grandi reti del crimine mondiale
discende il traffico di droga. Si alimentano nefaste connessioni con i
movimenti terroristici. La terza sfida, infine, è
rappresentata dai nuovi pericoli per l'integrità del tessuto
sociale attraverso la manipolazione delle tecnologie
dell'informazione, particolarmente dannosa per gli adolescenti. E'
un problema di cui, di giorno in giorno, avvertiamo la crescente
gravità.
Signor Rettore, Amici russi e Amici italiani,
Il nostro comune itinerario è impegnativo, ma realistico.
Abbiamo solide convergenze, di civiltà e di interessi
nazionali, da cui muoverci. L'importante è imprimere
ulteriore slancio a questo percorso: da parte occidentale aprire
sempre più la porta delle istituzioni dell'Europa e
dell'Atlantico alla collaborazione russa.
Consiglio d'Europa, partnership con UE, cooperazione con NATO e
OSCE, peacekeeping nei Balcani rappresentano già una
rivoluzione copernicana nel rapporto della Russia con l'Occidente.
Ma è appena un inizio nell'utilizzo dell'enorme potenziale
politico e di risorse comune.
Si richiede un forte impegno da entrambe le parti. Occorre
credere nella cooperazione, lasciarci dietro le ambivalenze del
passato. Nei confronti della nuova Russia democratica, che ritrova
la sovranità della legge, Europa e Occidente devono far
cadere le residue riserve. La Russia, dal canto suo, ha bisogno di
non deflettere dalle riforme economiche e politiche e di
consolidarle. L'Europa e il mondo vogliono una Russia forte nella
democrazia e nel diritto, come nell'economia. Per la Russia, e ne
ho convenuto col Presidente Putin, il rafforzamento dello Stato e
delle istituzioni ha la precedenza sulle altre priorità.
Solo uno Stato di diritto, ben funzionante, e istituzioni credibili
presidiano la democrazia e consentono al mercato e all'iniziativa
privata di produrre benessere a favore di tutti.
Dove conduce questa collaborazione? Qual è il traguardo
per la Russia? Meglio lavoreremo agli obiettivi che ci siamo dati,
più avanti porteremo la collaborazione sul terreno,
più soddisfacenti per tutti italiani e russi, europei e
americani saranno le soluzioni che troveremo per dare un assetto
duraturo alle nostre relazioni. Penso ai Balcani, penso ai progetti
energetici, penso alla sicurezza nucleare, penso all'educazione
delle nuove generazioni a valori e a culture che ci uniscono.
Nella mia mente, come italiano, come europeo, la Russia, Paese
con responsabilità globali, appartiene alla stessa
comunità di cui fa parte l'Italia, una comunità non
definita dalla geografia ma dalle scelte di una civiltà di
chi se ne riconosce membro. Sono valori condivisi che costituiscono
le fondamenta del nostro patrimonio e che devono continuare a
ispirarci.
Roma, 28 novembre 2000
discorsi svolti nella stessa giornata
Intervento del Presidente Ciampi all'Istituto universitario statale per le relazioni internazionali in occasione della conferenza su "La collaborazione tra l'Italia e la Russia in Europa e nel mondo"Discorso del Presidente della Repubblica Ciampi per l'inaugurazione del busto di Dante Alighieri
