Messaggio del Presidente Ciampi al Presidente ungherese Goncz per mancata partecipazione a vertice Szèkesfehèrvar
COMUNICATO
Il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, ha inviato al Presidente della Repubblica di Ungheria, Árpád Göncz, il seguente messaggio:
Illustre e caro Presidente,
Il dibattito parlamentare sulla fiducia al nuovo governo non mi consente di partecipare, con mio grande rincrescimento, all'incontro dei Capi di Stato dell'Europa centrale che Ella ospita a Székesfehérvár.
Affido a questa lettera il pensiero che intendevo svilupparvi, dopo aver reso omaggio alla Sua persona, nel momento in cui Ella si appresta a concludere un impegnativo mandato alla Presidenza della Repubblica di Ungheria, culmine di una esperienza umana e politica di grande valore, avendo Ella vissuto in prima persona, e contribuito ad affermare, comuni ideali di libertà e di democrazia.
Sono innanzitutto convinto dell'utilità degli incontri fra Capi di Stato appartenenti ai diversi contesti interagenti dell'Europa per consolidare un sistema condiviso di valori e di regole, indicando traguardi, coltivando l'attenzione della società civile e rafforzandone la coesione intorno a principi condivisi.
La risposta al quesito sulle basi della nostra convivenza nel Terzo millennio, che Ella ha sollevato, è cruciale per l'Europa e per la sua capacità di porsi come modello di collaborazione regionale e di stabilità internazionale.
Essa risiede, ne sono persuaso, nei valori di democrazia e di libertà: sono questi i veri fattori unificanti su cui poggia l'integrazione del nostro continente. Sono la ragione per cui i popoli dell'Europa guardano all'Unione con speranza: queste aspettative non vanno deluse perché tutelano la nostra identità comune di fronte ai processi di globalizzazione, impediscono tendenze involutive, danno sicurezza ai nostri cittadini.
L'Unione Europea intende riaffermare che non vi è identità europea senza adesione convinta a questi valori. La Carta dei diritti fondamentali infonderà un contenuto concreto alla cittadinanza europea per incardinare i principi basilari della democrazia nel tessuto connettivo dell'Unione. Anche i rischi di discriminazione, di reazioni xenofobe vanno affrontati consolidando uno spazio ben definito di libertà e di sicurezza che deve garantire l'equilibrio tra le spinte globali e le identità locali, tra le forze nuove che premono dall'esterno e il retaggio storico radicato nelle nostre tradizioni, che dobbiamo preservare.
Con l'allargamento dell'Unione, siamo a uno spartiacque della costruzione europea. È uno sforzo che implica un adeguamento difficile e rigoroso da parte dei Paesi candidati. Ma l'allargamento deve significare anche l'estensione a questi stessi Paesi dei canoni di democraticità, di rispetto dell'individuo e delle sue libertà che sono a fondamento dell'Unione.
Questa ha compiti e responsabilità evidenti soprattutto nei Balcani. Vi è un primo obiettivo: uscire dalla logica dell'armistizio perenne. Con la stabilizzazione del conflitto sono stati ottenuti risultati significativi, ma ancora insufficienti. Dobbiamo compiere uno sforzo comune perché i progetti per la ricostruzione delle infrastrutture e dei servizi individuati dalla Conferenza dei Donatori del Patto di Stabilità siano realizzati con rapidità. L'Europa ha la capacità per mettere in moto un processo dinamico di pacificazione e di sviluppo.
Infine, la dimensione mediterranea, che integra ormai quella centrale e settentrionale dell'Europa, deve divenire progressivamente area privilegiata di dialogo costruttivo tra realtà culturali e religiose diverse, dove consolidare stabilità e sicurezza.
Questi, signor Presidente, erano i punti che mi proponevo di sviluppare a Székesfehérvár, nella convinzione che di fronte alle sfide del nuovo millennio, una Unione Europea forte nelle sue istituzioni, salda nei suoi valori comuni sarà garanzia sicura di tutela e di promozione della libertà tra i suoi popoli e quelli delle regioni vicine.
Realizzare questa Europa è un impegno che presuppone continuità nei nostri sforzi e momenti precisi di verifica per confrontarne gli avanzamenti: in tale prospettiva, sono lieto di proporre che il prossimo incontro dei Capi di Stato dell'Europa centrale abbia luogo, l'anno venturo, in Italia.
Formulo, signor Presidente, l'auspicio profondamente sentito di successo per i lavori che Ella si appresta a condurre, nel segno di una sempre più stretta cooperazione di tutti i Paesi che vi prendono parte e che mirano alla costruzione di un'Europa di pace e di progresso.
Roma, 28 aprile 2000
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Il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, ha inviato al Presidente della Repubblica di Ungheria, Árpád Göncz, il seguente messaggio:
Illustre e caro Presidente,
Il dibattito parlamentare sulla fiducia al nuovo governo non mi consente di partecipare, con mio grande rincrescimento, all'incontro dei Capi di Stato dell'Europa centrale che Ella ospita a Székesfehérvár.
Affido a questa lettera il pensiero che intendevo svilupparvi, dopo aver reso omaggio alla Sua persona, nel momento in cui Ella si appresta a concludere un impegnativo mandato alla Presidenza della Repubblica di Ungheria, culmine di una esperienza umana e politica di grande valore, avendo Ella vissuto in prima persona, e contribuito ad affermare, comuni ideali di libertà e di democrazia.
Sono innanzitutto convinto dell'utilità degli incontri fra Capi di Stato appartenenti ai diversi contesti interagenti dell'Europa per consolidare un sistema condiviso di valori e di regole, indicando traguardi, coltivando l'attenzione della società civile e rafforzandone la coesione intorno a principi condivisi.
La risposta al quesito sulle basi della nostra convivenza nel Terzo millennio, che Ella ha sollevato, è cruciale per l'Europa e per la sua capacità di porsi come modello di collaborazione regionale e di stabilità internazionale.
Essa risiede, ne sono persuaso, nei valori di democrazia e di libertà: sono questi i veri fattori unificanti su cui poggia l'integrazione del nostro continente. Sono la ragione per cui i popoli dell'Europa guardano all'Unione con speranza: queste aspettative non vanno deluse perché tutelano la nostra identità comune di fronte ai processi di globalizzazione, impediscono tendenze involutive, danno sicurezza ai nostri cittadini.
L'Unione Europea intende riaffermare che non vi è identità europea senza adesione convinta a questi valori. La Carta dei diritti fondamentali infonderà un contenuto concreto alla cittadinanza europea per incardinare i principi basilari della democrazia nel tessuto connettivo dell'Unione. Anche i rischi di discriminazione, di reazioni xenofobe vanno affrontati consolidando uno spazio ben definito di libertà e di sicurezza che deve garantire l'equilibrio tra le spinte globali e le identità locali, tra le forze nuove che premono dall'esterno e il retaggio storico radicato nelle nostre tradizioni, che dobbiamo preservare.
Con l'allargamento dell'Unione, siamo a uno spartiacque della costruzione europea. È uno sforzo che implica un adeguamento difficile e rigoroso da parte dei Paesi candidati. Ma l'allargamento deve significare anche l'estensione a questi stessi Paesi dei canoni di democraticità, di rispetto dell'individuo e delle sue libertà che sono a fondamento dell'Unione.
Questa ha compiti e responsabilità evidenti soprattutto nei Balcani. Vi è un primo obiettivo: uscire dalla logica dell'armistizio perenne. Con la stabilizzazione del conflitto sono stati ottenuti risultati significativi, ma ancora insufficienti. Dobbiamo compiere uno sforzo comune perché i progetti per la ricostruzione delle infrastrutture e dei servizi individuati dalla Conferenza dei Donatori del Patto di Stabilità siano realizzati con rapidità. L'Europa ha la capacità per mettere in moto un processo dinamico di pacificazione e di sviluppo.
Infine, la dimensione mediterranea, che integra ormai quella centrale e settentrionale dell'Europa, deve divenire progressivamente area privilegiata di dialogo costruttivo tra realtà culturali e religiose diverse, dove consolidare stabilità e sicurezza.
Questi, signor Presidente, erano i punti che mi proponevo di sviluppare a Székesfehérvár, nella convinzione che di fronte alle sfide del nuovo millennio, una Unione Europea forte nelle sue istituzioni, salda nei suoi valori comuni sarà garanzia sicura di tutela e di promozione della libertà tra i suoi popoli e quelli delle regioni vicine.
Realizzare questa Europa è un impegno che presuppone continuità nei nostri sforzi e momenti precisi di verifica per confrontarne gli avanzamenti: in tale prospettiva, sono lieto di proporre che il prossimo incontro dei Capi di Stato dell'Europa centrale abbia luogo, l'anno venturo, in Italia.
Formulo, signor Presidente, l'auspicio profondamente sentito di successo per i lavori che Ella si appresta a condurre, nel segno di una sempre più stretta cooperazione di tutti i Paesi che vi prendono parte e che mirano alla costruzione di un'Europa di pace e di progresso.
Roma, 28 aprile 2000
