Il Presidente Ciampi ha inviato una lettera alla sig.ra Germana Lancia sul diritto all'eutanasia
COMUNICATO
Il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha inviato alla signora Germana Lancia la seguente lettera:
"Cara Germana, ho letto, ed ho poi riletto con mia moglie, la tua lettera, col cuore stretto di angoscia. Abbiamo ancora negli occhi le immagini del Cottolengo di Torino, dove ci siamo recati appena due settimane fa; un luogo di dolore e di fede che io stesso visitai ragazzo con mio padre, dove sono stati assistiti attraverso i decenni, da suore e sacerdoti come da laici volontari, migliaia di esseri disperati. Essi vi hanno trovato un'assistenza non solo materiale ma spirituale; non soltanto aiuto ma amore. Abbiamo stretto tante mani tese verso di noi, abbiamo compiuto gesti di affetto che il loro sguardo sollecitava, provando un grande senso di inadeguatezza, ma anche con una pienezza di sentimenti che le tue parole hanno ora risvegliato in noi.
Non credo di leggere erroneamente la tua lettera se in essa trovo molto di più, e di diverso, dalla rivendicazione del diritto di morire. Tutta la tua esistenza, che è una lotta per affermare la tua voglia di vivere e il tuo diritto pieno alla vita; tutte le cose che sei riuscita a realizzare, e tutte le tue battaglie a favore di altri ancora più sfortunati di te perché soli e non amati, smentiscono del resto le tue parole; rinnegano quella che tu stessa, riaffermando la tua fede in Dio, definisci una richiesta "mostruosa". Colgo invece nella tua lettera un appello e un'esaltazione della vita. Intendo come una provocazione estrema la tua richiesta di eutanasia; essa sarebbe, come tu stessa dici, ed è poco definirla così, un "cattivo esempio"; anzi (e cito ancora le tue parole), "una richiesta culturalmente inaccettabile, giuridicamente illegale, religiosamente inascoltabile, moralmente riprovevole"; insomma, più che l'accettazione di una sconfitta, quasi un tradimento di coloro i cui diritti vuoi invece esaltare con la tua lettera.
In risposta ad essa, voglio soprattutto esprimerti con mia moglie il nostro affetto e la nostra ammirazione per ciò che tu hai saputo fare fino ad oggi. Per quel che riguarda il contenuto profondo della lettera, che è una richiesta di aiuto non per te ma per tutti coloro che soffrono per la mancanza di assistenza e ancor più di amore da parte di quelli che si definiscono "normali", posso solo prometterti che opererò con impegno per aiutarvi ad ottenere, non soltanto dai "pubblici poteri", ma da parte di una società ancora oggi spesso indifferente, le misure concrete di assistenza e l'aiuto morale che tu con tanta forza richiedi, e a cui avete sicuramente diritto.
Ti siamo vicini, con spirito di gratitudine per coloro che sanno essere accanto a voi nella vita, nel nome sia di quella fede che tu stessa senti con tanta forza, sia di un sentimento di umana pietà; ambedue portano il nome dell'amore. A te il nostro sommesso grazie per questa nuova prova di esasperato coraggio."
Roma, 22 luglio 1999
leggi tutto
Il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha inviato alla signora Germana Lancia la seguente lettera:
"Cara Germana, ho letto, ed ho poi riletto con mia moglie, la tua lettera, col cuore stretto di angoscia. Abbiamo ancora negli occhi le immagini del Cottolengo di Torino, dove ci siamo recati appena due settimane fa; un luogo di dolore e di fede che io stesso visitai ragazzo con mio padre, dove sono stati assistiti attraverso i decenni, da suore e sacerdoti come da laici volontari, migliaia di esseri disperati. Essi vi hanno trovato un'assistenza non solo materiale ma spirituale; non soltanto aiuto ma amore. Abbiamo stretto tante mani tese verso di noi, abbiamo compiuto gesti di affetto che il loro sguardo sollecitava, provando un grande senso di inadeguatezza, ma anche con una pienezza di sentimenti che le tue parole hanno ora risvegliato in noi.
Non credo di leggere erroneamente la tua lettera se in essa trovo molto di più, e di diverso, dalla rivendicazione del diritto di morire. Tutta la tua esistenza, che è una lotta per affermare la tua voglia di vivere e il tuo diritto pieno alla vita; tutte le cose che sei riuscita a realizzare, e tutte le tue battaglie a favore di altri ancora più sfortunati di te perché soli e non amati, smentiscono del resto le tue parole; rinnegano quella che tu stessa, riaffermando la tua fede in Dio, definisci una richiesta "mostruosa". Colgo invece nella tua lettera un appello e un'esaltazione della vita. Intendo come una provocazione estrema la tua richiesta di eutanasia; essa sarebbe, come tu stessa dici, ed è poco definirla così, un "cattivo esempio"; anzi (e cito ancora le tue parole), "una richiesta culturalmente inaccettabile, giuridicamente illegale, religiosamente inascoltabile, moralmente riprovevole"; insomma, più che l'accettazione di una sconfitta, quasi un tradimento di coloro i cui diritti vuoi invece esaltare con la tua lettera.
In risposta ad essa, voglio soprattutto esprimerti con mia moglie il nostro affetto e la nostra ammirazione per ciò che tu hai saputo fare fino ad oggi. Per quel che riguarda il contenuto profondo della lettera, che è una richiesta di aiuto non per te ma per tutti coloro che soffrono per la mancanza di assistenza e ancor più di amore da parte di quelli che si definiscono "normali", posso solo prometterti che opererò con impegno per aiutarvi ad ottenere, non soltanto dai "pubblici poteri", ma da parte di una società ancora oggi spesso indifferente, le misure concrete di assistenza e l'aiuto morale che tu con tanta forza richiedi, e a cui avete sicuramente diritto.
Ti siamo vicini, con spirito di gratitudine per coloro che sanno essere accanto a voi nella vita, nel nome sia di quella fede che tu stessa senti con tanta forza, sia di un sentimento di umana pietà; ambedue portano il nome dell'amore. A te il nostro sommesso grazie per questa nuova prova di esasperato coraggio."
Roma, 22 luglio 1999
